Estetismo, Oscar Wilde e Petronio
Lo scopo che mi sono prefissa con lo sviluppo di questo argomento è mettere in evidenza un particolare modo di “fare arte” e di concepire l’esistenza che si diffuse all’interno del Decadentismo europeo.
Mi è sembrato interessante scoprire come vi fosse una sostanziale osmosi tra gli esponenti delle culture dei vari paesi europei; non solo essi attingevano all’opera altrui rielaborando idee comuni, prendevano a modello e declamavano la produzione e lo spirito di una personalità che ritenevano originale, ma intraprendevano anche delle relazioni di amicizia, di collaborazione e di più semplice confronto.
Ho inoltre creduto affascinante approfondire il rapporto tra culto del bello, raffinatezza e ricerca dell’esotico con il senso di decadenza e morte insito nell’animo dell’esteta, figura emblematica del malessere psicologico e spirituale.
Nella seconda metà dell’Ottocento si ha la nascita dell’Estetismo, movimento artistico, ma soprattutto letterario. Rappresenta una tendenza al Decadentismo autonomamente sviluppatasi grazie a figure come Gabriele D’Annunzio e Oscar Wilde.
Il principio fondamentale dell’Estetismo (“arte per il gusto dell’arte”, “art for art’s sake”) consiste nel veder l’arte come rappresentazione di se stessa. Essa non ha alcun rapporto con l’epoca in cui si sviluppa, anzi è spesso contraria ad essa e l’unica storia che la concerne è la storia del suo progresso.
Un’altra dottrina molto importante per gli esteti è che tutta la cattiva arte trae origine dal ritorno alla vita e alla natura e dal loro innalzamento al rango di ideali. Nel momento in cui l’arte rinuncia alla fantasia per la realtà, rinuncia a se stessa.
Spesso Wilde nel suo saggio ci ricorda che è la vita ad imitare l’arte e questo deriva dal fatto che il fine cosciente della vita è quello di trovare espressione, e che l’arte è espressione stessa.
L’estetismo presenta anche un continuo invito a godere della giovinezza fuggente, un edonismo nuovo in cui l’esaltazione del piacere è morbosamente collegata alla corruzione della decadenza e in cui la bellezza è intesa come manifestazione del genio ma superiore, al contempo, al genio stesso.
La figura dell’esteta è stata consacrata dall’Andrea Sperelli di Gabriele D’Annunzio, oltre che dal Dorian Gray di Oscar Wilde. È l’artista che vuole trasformare la sua vita in opera d’arte, sostituendo alle leggi morali del bello e andando continuamente alla ricerca dei piaceri raffinati, impossibili per una persona comune.
L’Esteta ha infatti orrore della vita comune, dei ceti inferiori, della volgarità borghese, di una società dominata dall’interesse materiale, e si isola, così, in una sdegnosa solitudine circondato solo da arte e bellezza.
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Aestheticism and Oscar Wilde
The Aesthetic Movement developed in the universities and intellectual circles in the last decades of the 19th century. Originating in France with Gautier, it reflected the sense of frustration and uncertainty of the artist, his reaction against the materialism and the restrictive moral code of the bourgeoisie, his need to re-define the role of art.
The French artists withdrew from the political and social scene and escaped into aesthetic isolation. An American painter, Whistler, who worked in England though the origins of the English Aesthetic Movement can be traced back to the Romantic poet John Keats.
Also the writer John Ruskin in his search for beauty in life and art, even while insisting upon moral values, made way for the works of Walter Pater who is regarded as the theorist of the Aesthetic Movement in England.
Pater’s message to the young generation was subversive. He rejected religious faith and said that art was the only means to stop time. Life should be lived in the spirit of art, filling each passing moment with intense experience.
The task of the artist was to feel sensations, not to describe the world. The main implication of this new aesthetic position was that art had no reference to life. Pater’s works had a deep influence on the poets and writers of the 1890s, especially Oscar Wilde.
A main feature in the works of decadent artists are:
- Evocative use of the language of the senses;
- Excessive attention to the self;
- Hedonistic attitude;
- Perversity in subject matter;
- Absence of didactic aim.
Wilde adopted the “aesthetic ideal”. He lived in the double role of rebel and dandy. The dandy must be distinguished from the bohemian: while the bohemian allies himself to the masses, the urban proletariat, the dandy is a bourgeois artist, who remains a member of his class.
The Wildean dandy is an aristocratic whose elegance is a symbol of the superiority of his spirit; he is an individualist who demands absolute freedom. Since life was meant for pleasure, and pleasure was an indulgence in the beautiful, he rejected the didacticism that had characterised the Victorian novel in the first half of the century.
The concept of “Art for Art’s Sake” was to him a moral imperative and not an aesthetic one. He believed that only “Art as the cult of Beauty” could prevent the murder of the soul.
Wilde perceived the artist as an alien in a materialistic world. His pursuit of beauty and fulfilment was the tragic act of a superior being turned into an outcast.
“The Picture of Dorian Gray” is the only novel written by Wilde. When it is first published in 1890, it is attacked by critics who judge it immoral. To reply to these accusations the next year Wilde publishes another edition, with the addition of six chapters and its famous “Preface” which becomes the Manifesto of the Aestheticism.
The novel is set in London at the end of the 19th century. The protagonist is Dorian Gray, a young man whose beauty fascinates a painter, Basil Hallward, who decides to portray him.
While the young man’s desires are satisfied, the signs of age, experience and vice appear on the portrait.
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Dorian lives only for pleasure, making use of everybody and letting people die because of his insensitivity. When the painter sees the corrupted image of the portrait, Dorian kills him.
Later Dorian wants to free himself of the portrait, and stabs it, but he kills himself. In the very moment of death the picture returns to its original purity.
The story is told by an unobtrusive third-person narrator; Dorian’s apparition in the second chapter allows a process of identification between the reader and the character.
The settings are described with words appealing, the characters reveal themselves, according to a technique which is typical of drama.
The story is allegorical; it is a 19th-century version of the myth of Faust, the story of a man who sells his soul to the devil so that all his desires might be satisfied.
This soul becomes the picture, which records the signs of time, the corruption, the horror and the sins concealed under the mask of Dorian’s timeless beauty. His variation on this theme is in his use of the magical portrait.
The picture isn’t an autonomous self: it stands for the dark side of Dorian’s personality, his double.
The moral of this novel is that every excess must be punished and cannot be escaped; when Dorian destroys the picture, he cannot avoid the punishment for all his sins, that is, death.
The horrible, corrupting picture could be seen as a symbol of the immorality and bad conscience of the Victorian middle class, while Dorian and his pure, innocent appearance are symbols of bourgeois hypocrisy.
Finally the picture illustrates Wilde’s theories of art: art survives people, art is eternal.
Petronio
Se le letterature moderne confermano a pieno la nascita di questo movimento anche la letteratura latina dimostra l’esistenza già ai tempi di Nerone di canoni di vita che possono rimandare al dandismo di Petronio, che espone nelle sue opere sia l’esaltazione dei piaceri sia la critica nei confronti di una società corrotta e avida in cui sono ormai espliciti i sintomi di un decadimento sociale.
In seguito all’instaurazione del principato in età giulio-claudia, la vita intellettuale è sempre più strettamente condizionata e controllata dal potere politico.
La dipendenza dei letterati da personaggi socialmente, economicamente e politicamente influenti era stata assai rilevante già in età repubblicana; con l’impero tuttavia diviene ancora più stretta e vincolante in conseguenza del fortissimo accentramento della gestione del potere nelle mani dell’imperatore.
Mentre in età repubblicana molti uomini politici, oltre a essere scrittori essi stessi, erano stati attivi promotori di cultura, animatori di circoli letterari e protettori di poteri, con l’impero tale funzione viene assunta in primo luogo, se non esclusivamente, dai principi, il cui potere è di fatto assoluto e la cui autorità tende a invadere tutto lo spazio disponibile, controllando la vita intellettuale.
Già sotto Augusto, quando venne meno la preziosa opera di mediazione tra gli intellettuali e il principe attuata da Mecenate, sembrò spezzarsi quella sorta di miracoloso equilibrio che si era potuto realizzare tra le esigenze e le pressioni del potere politico da una parte, e la libertà e l’autonomia degli scrittori dall’altra.
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Negli ultimi anni del lunghissimo principato augusteo si erano manifestati evidenti segni di disagio nei rapporti fra i letterati e l’imperatore.
Anche sotto Tiberio tra gli intellettuali e il potere si verificarono numerosi conflitti, che provocarono interventi repressivi anche molto gravi. Furono condannate al rogo le opere di due personaggi appartenenti all’aristocrazia senatoria.
Episodi analoghi non mancarono durante il regno di Caligola: egli condannò all’esilio un retore che aveva “declamato” contro i tiranni e fece bruciare vivo un poeta di atellane “per un verso che conteneva una battuta a doppio senso”.
Non risulta invece che Claudio abbia perseguitato gli scrittori: la condanna all’esilio del filosofo Seneca fu provocata da motivi extraletterari.
Tutti gli imperatori della dinastia giulio-claudia proseguirono la tradizione, secondo cui i più eminenti uomini politici romani si dedicavano volentieri alla letteratura.
Tiberio fu oratore di notevoli capacità e di raffinata dottrina. Fu autore di notevoli capacità e di raffinata dottrina. Fu autore di opere tutte perdute.
Anche Caligola ebbe un’accurata formazione retorica e fu oratore facondo ed efficace.
Claudio coltivò in particolare la storiografia, scrivendo opere voluminose, sia in latino sia in greco, di cui organizzava, per farle conoscere, pubbliche letture.
Nonostante l’interesse per le lettere che accomuna tutti gli imperatori giulio-claudi non risulta che essi abbiano elaborato e realizzato una vera e propria politica culturale.
Nessuno di essi fu capace di aggregare intorno a sé un gruppo d’intellettuali, così da fare della corte imperiale un centro d’irradiazione di cultura.
Durante l’impero di Nerone ci fu una fioritura letteraria. Sotto questo imperatore nascono opere di vari autori latini tra cui il romanzo di Petronio.
La letteratura dell’età di Nerone presenta caratteri di novità e originalità specialmente con il Satyricon di Petronio.
È lecito domandarsi se questa fioritura letteraria si debba collegare alla politica culturale di Nerone e alla sua opera di promozione delle arti.
Tra gli imperatori della dinastia giulio-claudia Nerone fu il più appassionato e interessato alle lettere, l’unico che abbia seguito l’esempio di Augusto raccogliendo attorno a sé un gruppo di intellettuali e di poeti.
Nelle iniziative assunte da Nerone in campo artistico, è evidente la tendenza all’ellenizzazione della cultura e del costume.
Infatti istituì nuovi ludi chiamati I Neronia, che comprendevano oltre a gare sportive anche concorsi di musica, canto e poesie.
Queste iniziative suscitarono le critiche dei tradizionalisti, scandalizzati dal fatto che l’imperatore costringesse rispettabili cittadini a esibirsi in pubblico.
È probabile che lo straordinario romanzo di Petronio sia nato appunto nel clima della corte neroniana, in risposta a esigenze di sperimentazione di nuove forme e all’insegna della letteratura come divertimento e piacere sofisticato, politicamente disimpegnato, artisticamente raffinato.
Il Satyricon si fa specchio del dibattito culturale contemporaneo.
Di Gaio Petronio non conosciamo nulla direttamente ma infatti per molto tempo si è parlato di una questione petroniana, finché è durata l’incertezza sull’epoca, la persona, il nome completo e il titolo dell’opera narrativa di Petronio, cioè se si trattasse effettivamente del personaggio rappresentato da Tacito negli “Annales”: Petronius Niger.
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Ma finalmente quest’identificazione sembra oggi certa: le qualità che Tacito dà alla figura di Petronio sono tutte qualità, infatti, che l’autore del “Satyricon” deve aver posseduto in modo elevatissimo.
Non sappiamo se Tacito conoscesse direttamente il romanzo; se lo conosceva, è lecito pensare che ne abbia tenuto conto nella sua descrizione di Petronio.
Tutti gli elementi di datazione interni concordano, del resto, con una datazione non oltre il principato di Nerone.
Le allusioni a personaggi storici e i nomi di tutte le figure del romanzo sono, insomma, perfettamente compatibili con il contesto del periodo storico di Nerone.
Il Petronio di Tacito, anche se a Roma non s’interessò di politica e non aspirò ad onori, fu un uomo di potere, proconsole in Bitinia e “consul suffectus” nel 62; ma la qualità che lo rendeva caro a Nerone era maggiormente la raffinatezza, il gusto estetico (“elegantiae arbiter”), infatti era un gran signore, viveva a corte, dormiva di giorno e dedicava la notte ai piaceri e alle cose serie.
Non amava il lavoro, ma il lusso e l’eleganza, ostentando però un carattere trascurato e vizioso.
Appunto per queste “qualità”, venne in invidia e in odio a Tigellino che lo accusò di essere amico di uno dei capi della congiura di Pisone (65 d.C.).
Ma questo Petronio stupì ancora una volta, realizzando un suicidio in grande stile: non volle attendere che gli giungesse l’ordine di morire, ma prima ancora, mentre era a Cuma, si fece incidere le vene, e poi, rallentando il momento della fine richiudendosele, passò le ultime ore a banchetto non a discorrere, alla maniera dei saggi e degli uomini forti, i soliti discorsi sull’immortalità dell’anima, bensì, con ostentato atteggiamento epicureo, ascoltando poesie di contenuto poco serio e amene discussioni.
Tuttavia, volle mostrarsi anche serio e responsabile: si occupò dei suoi servi, ne ricompensò alcuni, altri li fece sferzare, e scelse di denunciare apertamente, in una serie di “codicilli”, i crimini dell’imperatore.
Non volle adularlo come solevano invece fare i condannati per mettere al riparo da persecuzioni amici e parenti, descrivendone con ogni particolare la vita scandalosa, con nomi di pervertiti e di prostitute; quindi, sigillò lo scritto e distrusse il suo anello, perché non potesse venire riutilizzato in qualche intrigo o per calunniare innocenti.
Il suo intelletto eccelso, il suo amore per le cose di classe e la sua capacità di intrattenitore fanno di lui il primo “dandy” conosciuto e lo identificano come il probabile autore del “Satyricon”.
A proposito del Satyricon nascono molte questioni riguardanti il titolo che può essere interpretato come il genitivo plurale di una parola greca che sottintende libri.
Satyricon libri significherebbe “libri di cose satiriche”, con riferimento alla satira menippea: quindi anche il titolo confermerebbe il carattere peculiare dell’opera, ossia la fusione di due generi letterari, con la creazione di un romanzo in forma di satira menippea.
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Un’altra questione è quella che riguarda il genere letterario poiché inizialmente l’opera veniva definita “romanzo”.
Essa ha in comune con i romanzi antichi la loro principale caratteristica, che è quella di raccontare vicende complesse e avventurose disposte di regola lungo l’asse narrativo di un viaggio.
Nel vorticoso avvicendarsi di disavventure, luoghi e personaggi, al di là dell’intento di divertire il lettore e di divertirsi raccontando, sembra emergere, d’altra parte, un senso di precarietà e d’insicurezza, una visione della vita multiforme e frantumata, dominata da una fortuna imprevedibile e capricciosa, e oscurata dal pensiero sempre incombente della morte.
Il Satyricon, però, si discosta dal romanzo in quanto non è un’opera scritta interamente in prosa, ma alterna alla narrazione prosastica brani in versi.
Tale commistione e alternanza di prosa e poesia è il tratto distintivo di un altro genere letterario, la satira menippea, a cui il Satyricon fa riferimento fin dall’inizio.
Con il genere del romanzo ha in comune il racconto di una lunga serie di peripezie; inoltre anch’esso pone al centro della vicenda un amore ostacolato da circostanze sfavorevoli e dalla presenza di rivali.
Tuttavia mentre in tutti i romanzi, gli innamorati sono un giovane e ragazza, fedeli l’uno all’altro, in Petronio, il rapporto amoroso di Encolpio con Gitone è di tipo pederastico ed entrambi i partner hanno rapporti sessuali anche con altri personaggi.
La tendenza alla parodia letteraria, assai evidente nell’opera, è invece uno dei punti di contatto con la satira, oltre all’elemento formale della mescolanza tra prosa e poesia.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: Estetismo: il culto della bellezza
Autore: Pezone Tina
Descrizione: l'evolversi di questo movimento
Materie trattate: Inglese (Oscar Wilde); Latino (Petronio); Italiano (D'Annunzio); Filosofia (Nietzsche e Kierkegaard); Storia (Fascismo, Nazismo); Storia dell'arte (Bauhaus); Geografia astronomica (Sole); Fisica (campo magnetico)
Area: scientifica
Sommario: Inglese: Aestheticism and Oscar Wilde, Latino: Petronio, Italiano: Gabriele D'Annunzio, Filosofia: Nietzsche e Kierkegaard, Storia: Fascismo e Nazismo, Storia dell'arte: il Bauhaus, Geografia astronomica: il Sole, Fisica: il campo magnetico
L'Estetismo e il culto della bellezza
Lo scopo che mi sono prefissa con lo sviluppo di questo argomento è mettere in evidenza un particolare modo di "fare arte" e di concepire l'esistenza che si diffuse all'interno del Decadentismo europeo. Mi è sembrato interessante scoprire come vi fosse una sostanziale osmosi tra gli esponenti delle culture dei vari paesi europei; non solo essi attingevano all'opera altrui rielaborando idee comuni, prendevano a modello e declamavano la produzione e lo spirito di una personalità che ritenevano originale, ma intraprendevano anche delle relazioni di amicizia, di collaborazione e di più semplice confronto. Ho inoltre creduto affascinante approfondire il rapporto tra culto del bello, raffinatezza e ricerca dell'esotico con il senso di decadenza e morte insito nell'animo dell'esteta, figura emblematica del malessere psicologico e spirituale.
Nella seconda metà dell'Ottocento si ha la nascita dell'Estetismo, movimento artistico, ma soprattutto letterario. Rappresenta una tendenza al Decadentismo autonomamente sviluppatasi grazie a figure come Gabriele D'Annunzio e Oscar Wilde. Il principio fondamentale dell'Estetismo ("arte per il gusto dell'arte", "art for art's sake") consiste nel veder l'arte come rappresentazione di se stessa. Essa non ha alcun rapporto con l'epoca in cui si sviluppa, anzi è spesso contraria ad essa e l'unica storia che la concerne è la storia del suo progresso.
Un'altra dottrina molto importante per gli esteti è che tutta la cattiva arte trae origine dal ritorno alla vita e alla natura e dal loro innalzamento al rango di ideali. Nel momento in cui l'arte rinuncia alla fantasia per la realtà, rinuncia a se stessa. Spesso Wilde nel suo saggio ci ricorda che è la vita ad imitare l'arte e questo deriva dal fatto che il fine cosciente della vita è quello di trovare espressione, e che l'arte è espressione stessa.
L'estetismo presenta anche un continuo invito a godere della giovinezza fuggente, un edonismo nuovo in cui l'esaltazione del piacere è morbosamente collegata alla corruzione della decadenza e in cui la bellezza è intesa come manifestazione del genio ma superiore, al contempo, al genio stesso. La figura dell'esteta è stata consacrata dall'Andrea Sperelli di Gabriele D'Annunzio, oltre che dal Dorian Gray di Oscar Wilde.
È l'artista che vuole trasformare la sua vita in opera d'arte, sostituendo alle leggi morali del bello e andando continuamente alla ricerca dei piaceri raffinati, impossibili per una persona comune. L'Esteta ha infatti orrore della vita comune, dei ceti inferiori, della volgarità borghese, di una società dominata dall'interesse materiale, e si isola, così, in una sdegnosa solitudine circondato solo da arte e bellezza.
Indice
- Prefazione ........................................ pag. 1
- Aestheticism and Oscar Wilde ..................... pag. 2
- Petronio ......................................... pag. 3
- Gabriele D'Annunzio .............................. pag. 7
- Nietzsche e Kierkegaard .......................... pag. 11
- Fascismo e Nazismo .............................. pag. 14
- Il Bauhaus ....................................... pag. 19
- Il Sole .......................................... pag. 20
- Il campo magnetico .............................. pag. 25