Istituto di Istruzione Superiore “Michelangelo Pira”
Sez. associata Liceo scientifico Dorgali
Anno scolastico 2010/2011
L’estetismo e la bellezza ideale
1 di Rosalba Senette
Classe VC
Percorso
Introduzione
Pag. 3 • Estetica trascendentale
Kant • Giudizio estetico
Estetica romantica
Filosofia
Pag. 4 Schelling e l’idealismo estetico
Kierkegaard
La vita estetica
Italiano
Letteratura English pag. 12
Pag. 10
Latina
Pag. 8 Aestheticism and Gabriele D’Annunzio
Decadence
Petronio
(visto come Elegantiae Arbiter e il Satyricon)
Oscar Wilde
Estetismo
“The Picture of Dorian Gray”
Crisi dell’estetismo
Bontà
Superomismo
John Keats
L’impegno politico
“Art for art’s Sake”
Storia
Pag. 15
Il Fascismo
Antonio Canova
Storia dell’arte “La bellezza ideale”
Pag. 18
Bibliografia 2
Pag. 20
Introduzione
Cosa si intende per “bello”? Quando possiamo affermare che un oggetto è bello?
Alla prima domanda possiamo rispondere dicendo che il “bello” è un qualcosa che produce un’impressione di gradimento per le sue qualità intrinseche ed estrinseche, che colpisce favorevolmente il senso estetico per le sue particolarità e la proporzione delle forme.
Invece, dare una risposta alla seconda domanda è un’impresa più ardua, in quanto vi sono diverse considerazioni tutte abbastanza valide. Per questa ragione ho voluto approfondire il tema dell’Estetismo e della bellezza ideale. In tal modo sono riuscita a legare e ad approfondire gli argomenti che durante l’anno scolastico hanno suscitato in me più interesse.
Nell’opinione comune la bellezza è soggettiva, infatti così afferma l’antica massima: “de gustibus non est disputandum”, ovvero “i gusti sono gusti”.
Al contrario, Kant sostiene che “il bello è ciò che piace universalmente senza concetto”, quindi il filosofo attribuisce al giudizio estetico un valore oggettivo e universale al tempo stesso. Proprio questa parte della sua filosofia ha incuriosito tutta la mia classe, poiché per noi era inconcepibile che il giudizio estetico diventasse universale, ovvero valido per tutti.
Schelling con il suo idealismo estetico arriva a una conclusione molto interessante, ovvero attraverso l’arte è possibile perpetuare l’unione tra spirito e natura.
Invece Kierkegaard ha una personalità molto particolare e potremmo dire “strana”: non riesce mai a scegliere, è spaventato dal fatto di prendere una decisione, e questo si riflette nel suo sistema filosofico. Inoltre tra le varie possibilità di scelta presenta la vita estetica, quindi l’immagine dell’esteta.
Tra gli esteti e le figure eleganti ricordiamo Petronio, Oscar Wilde e D’Annunzio.
Parlando di D’Annunzio è inevitabile trattare la questione fiumana e il fascismo.
Infine Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo, attraverso le sue opere ricerca la bellezza ideale, ispirandosi all’arte greca.
Filosofia
Kant e il giudizio estetico
Immanuel Kant nasce a Königsberg, nella Prussia orientale, il 22 aprile 1724, da famiglia modesta. Per volontà della madre, entra al collegio Fredericianum, dove riceve un’educazione religiosa di tipo pietista che lo segna profondamente. Nel 1740 si iscrive all’Università Albertina di Königsberg, dove studia scienze naturali, matematica, teologia, filosofia e letteratura latina. Dal 1747 al 1754 Kant vive facendo il precettore privato. Nel 1755 consegue il titolo di “dottore in filosofia” e si abilita alla libera docenza. Nel 1770, finalmente, Kant diviene professore universitario di logica e metafisica, con la dissertazione De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis. Da questo momento la sua vita è interamente occupata alla ricerca e all’insegnamento. La sua “missione” è insegnare a filosofare, ossia a pensare in modo autonomo e libero. Muore a Königsberg nel 1804.
Le sue opere più importanti sono la Critica della Ragion pura (1781, prima edizione), La Critica della Ragion pratica (1788), La Critica del Giudizio (1790).
Nella Critica del Giudizio, in particolare, Kant analizza il giudizio estetico e il giudizio teleologico.
Per evitare di cadere in errore, bisogna precisare che l’Estetica trascendentale (appartenente alla prima parte della Critica della Ragion pura) non ha niente a che vedere con il giudizio estetico; in quanto il termine “estetica”, in questo caso, è utilizzato nel suo significato originario di sensazione, che deriva dalla parola greca áisthesis. Infatti nell’Estetica trascendentale, il filosofo studia la sensibilità e le sue forme a priori. Secondo Kant, gli oggetti ci vengono dati attraverso la sensibilità, che è la capacità del soggetto di essere modificato dall’oggetto, cioè di avere sensazioni. La sensibilità ha una duplice fisionomia: essa è “passiva” in quanto riceve dall’esperienza esterna i dati percettivi, ma è anche “attiva”, in quanto organizza il materiale che riceve dall’esterno attraverso due forme a priori: lo spazio e il tempo.
Tornando alla Critica del Giudizio, in essa Kant analizza la facoltà del “giudizio”, che egli considera intermedia tra l’intelletto e la ragione e che identifica con il sentimento, attraverso cui l’uomo fa esperienza della finalità insita nel reale. Il sentimento, dunque, diventa oggetto di un’indagine critica analoga a quella a cui il filosofo aveva sottoposto la ragion pura e pratica.
Prima di tutto è necessario distinguere i giudizi del sentimento da quelli dell’intelletto:
Giudizi determinanti (intelletto)
Determinano gli oggetti fenomenici mediante forme pure a priori universali e necessarie (l’universale è già dato).
Giudizi riflettenti (sentimento)
Riflettono su una natura già costituita mediante i giudizi determinanti, limitandosi ad apprenderla secondo le esigenze di finalità e armonia (l’universale è cercato).
I giudizi riflettenti si dividono in:
Giudizi estetici
Riguardano il rapporto tra il soggetto e la rappresentazione dell’oggetto ed esprimono il sentimento dell’accordo che sussiste tra di essi.
Giudizi teleologici
Colgono l’ordine finalistico interno agli oggetti stessi.
Nella prima parte della Critica del Giudizio, il termine “estetica” torna ad assumere il significato di “dottrina dell’arte e della bellezza”, e in essa Kant si occupa di due importanti concetti: il bello e il sublime.
Secondo il filosofo, per stabilire se una cosa è bella oppure no, adoperiamo il sentimento di piacere o di dispiacere che si manifesta in un giudizio di gusto.
- Il giudizio estetico è puramente contemplativo, infatti esso si limita a riflettere su oggetti già costituiti dall’intelletto, a cui il sentimento si rivolge per valutare se essi suscitano o meno un particolare gradimento.
- Il giudizio di gusto è assolutamente disinteressato, poiché riguarda non l’oggetto in sé, ma la rappresentazione di esso e il sentimento che suscita. Il carattere disinteressato del bello deriva dalla concezione dell’attività estetica come gioco: il piacere derivante dalla fruizione di un’opera è legato al libero gioco dell’immaginazione e dell’intelletto, in virtù del quale l’intelletto coglie l’oggetto in una relazione armonica rispetto alla propria esigenza di libertà.
- Il giudizio di gusto ha una pretesa di universalità.
Infatti Kant afferma: “il bello è ciò che piace universalmente senza concetto”, cioè, il bello richiede che il sentimento di piacere che ne scaturisce sia condiviso da tutti, senza dipendere da un particolare concetto o conoscenza.
Perciò PIACEVOLE = PIACERE ESTETICO
Inoltre il piacere è immediato, non scaturisce in seguito a un ragionamento, io giudico un oggetto bello nel momento in cui lo vivo spontaneamente come tale. La bellezza non è una qualità dell’oggetto, ma della rappresentazione che di essa ci facciamo quando la giudichiamo disinteressatamente (ossia “esteticamente”).
Ma com’è possibile che un oggetto sia giudicato bello da tutti?
Kant sostiene che la pretesa di validità universale dei giudizi di gusto risiede nella comune struttura mentale degli uomini, ovvero in tutti i soggetti esiste un senso comune che permette di cogliere l’armonia tra le caratteristiche formali dell’oggetto e le proprie esigenze di unità e di finalità.
Quindi, per il filosofo, la bellezza non risiede negli oggetti, ma nel soggetto che proietta il sentimento di armonia, inconsapevolmente, sugli oggetti, come se si trattasse di una loro proprietà intrinseca.
Rivoluzione copernicana estetica
(inversione del rapporto fra soggetto e oggetto; il giudizio estetico è un giudizio di relazione, in cui il soggetto attribuisce la bellezza all’oggetto dopo aver percepito l’accordo con esso)
Il sublime
Il sublime è il sentimento dell’illimitato che provoca una sorta di “piacevole orrore” di fronte a uno spettacolo grandioso o sconvolgente della natura, che affascina e inquieta al tempo stesso. Il sublime può essere di due tipi:
- Matematico (ha per oggetto la grandezza della natura).
- Dinamico (legato alla “potenza” della natura).
L’estetica romantica
L’estetica romantica ripudia il principio di “imitazione” e le regole classicistiche e viene a configurarsi come un’estetica della creazione; al poeta è attribuita una libertà sconfinata e all’arte una spontaneità assoluta, che ne fa un’attività in perenne “divenire”, ossia dotata di inesauribile attività creativa.
Schelling e l’idealismo estetico
Schelling è considerato il filosofo idealista che più compiutamente esprime la sensibilità del romanticismo.
Centrali sono, nella sua riflessione, i motivi inerenti alla natura, all’arte, al panteismo e all’inconscio. La concezione della poesia come essenza dell’universo, l’esaltazione del genio artistico capace di penetrare il senso oscuro e infinito delle cose, superiore in questo al filosofo e allo scienziato, fanno subito, di questo autore, il filosofo alla moda nei circoli romantici tedeschi.
Schelling ritiene che il principio supremo deve essere un Assoluto o Dio che sia insieme soggetto e oggetto, ragione e natura, idealità e realtà, attività razionale e attività inconsapevole.
Per questo motivo unisce: la sostanza di Spinoza (il principio dell’infinità oggettiva) e l’Io di Fichte (il principio dell’infinità soggettiva).
Schelling ammette due possibili direzioni della ricerca filosofica:
- La filosofia della natura, diretta a mostrare come la natura si risolva nello spirito, illustrando il progressivo farsi intelligenza della natura.
- La filosofia trascendentale, diretta a mostrare il progressivo farsi natura dello spirito.
L’idealismo estetico
Nella filosofia trascendentale, che si divide in filosofia teoretica e filosofia pratica, Spirito e Natura, Conscio e Inconscio continuano a configurarsi come due poli distinti.
Schelling deve allora fare un passo in avanti, deve cercare di cogliere l’identità in se stessa, deve cercare un mezzo, che gli permetta di cogliere oggettivo e soggettivo insieme: lo trova nell’arte. Inserendosi nel quadro dell’estetismo romantico, il filosofo ritiene che l’arte rappresenti l’organo di rivelazione dell’Assoluto nei suoi caratteri di infinità, consapevolezza e inconsapevolezza al tempo stesso.
Nella creazione estetica l’artista vive un momento inconscio o spontaneo (= l’ispirazione) e un momento conscio e meditato (= l’esecuzione cosciente), che si sintetizzano nell’opera.
L’intero fenomeno dell’arte, che è un produrre spirituale in modo naturale o un produrre naturale in modo spirituale, rappresenta la miglior chiave per intendere la struttura dell’assoluto.
Inoltre, nella creazione estetica si ripete il mistero stesso della creazione del mondo da parte dell’Assoluto.
Kierkegaard e la vita estetica
Kierkegaard cerca di ricondurre la comprensione dell’intera esistenza umana alla categoria della possibilità e mette in luce il carattere negativo e paralizzante della possibilità come tale.
Filosofia
Immanuel Kant (la Critica del Giudizio); Friedrich Schelling (idealismo estetico); Soren Kierkegaard (lo stadio estetico)
Letteratura latina
Petronio (elegantiae arbiter)
Inglese
Oscar Wilde; John Keats
Italiano
Gabriele D'Annunzio (tra estetismo e superomismo)
Storia
Il Fascismo
Storia dell'arte
Antonio Canova