La rivoluzione crisi dei fondamenti
Liceo scientifico A. Genoino, Cava de’ Tirreni
Anno scolastico 2012-13
“Come le scoperte scientifiche e filosofiche hanno influenzato la società novecentesca: polverizzazione delle certezze e viaggio introspettivo in un mondo da ricostruire”
Di Riccardo Siani
Classe V C
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Introduzione
La relazione tra filosofia e scienza risale alla notte dei tempi, quando gli uomini si posero le prime domande con gli occhi puntati verso il cielo. Nel corso dei secoli le due discipline si sono sviluppate lungo binari paralleli, intrecciandosi e contrastandosi fino a diventare autonome l’una dall’altra, ma senza mai dividersi del tutto.
La serie di eventi e di trasformazioni che hanno caratterizzato la storia di fine Ottocento è accompagnata da un notevole progresso nel campo delle scienze. Le discussioni filosofiche nate di fronte ad una società in costante evoluzione, soprattutto dal punto di vista economico, tecnologico e sociale, portarono alla ridefinizione degli stessi fondamenti della filosofia e delle scienze stesse.
Questo percorso si propone lo scopo di evidenziare la crisi dei fondamenti sia in ambito letterario sia scientifico durante il XX secolo, in seguito, a una rivoluzione prima che concettuale, metodologica.
Già verso la metà del secolo, con la formulazione di nuove geometrie non euclidee, si cominciò a dubitare dell’assolutezza della Geometria (da sempre considerata come modello fondamentale di scientificità e razionalità), e quindi dello stesso concetto di matematica e del suo ruolo negli altri campi scientifici. Ebbene non solo la pura matematica cominciò a incontrare gravi difficoltà nel trovare il proprio fondamento: anche i modelli della fisica da sempre considerati come universalmente validi cominciarono a cadere e a non essere più sufficienti come modelli esplicativi. Questi movimenti portarono alla crisi del positivismo e l’inizio di una nuova Era, dove le vecchie certezze furono sradicate e, grazie a nuove scoperte, si proposero nuovi modelli interpretativi del mondo e dell’universo. Uno di questi modelli lo offre Edwin A. Abbot in “Flatland: a romance of many dimensions” mettendo in discussione la perfezione tridimensionale della realtà in cui viviamo aprendo l’immaginario alla possibile esistenza di dimensioni extra.
In ambito fisico la Teoria della relatività di Einstein, prima ristretta e poi generale, sarà un vero e proprio “terremoto concettuale” che sconvolgerà quei fondamenti della fisica che fino ad allora erano stati ritenuti assoluti: il tempo, lo spazio e la velocità. Da qui nascerà la Teoria del Big Bang, la legge di Hubble, la Teoria degli universi paralleli e quant’altro, che rivelano risvolti dapprima inimmaginabili per l’uomo.
La rivoluzione copernicana tuttavia, avverrà anche in ambito letterario con Luigi Pirandello che privilegerà, nelle sue opere, i personaggi rispetto al plot. Topoi che esprimono lo Jenseits der Dinge nel romanzo pirandelliano sono il contrasto fra volto e maschera, fra kronos e kairos e fra avere ed essere. Si può dire che Pirandello ha dato nel suo teatro “un equivalente totale delle nuove teorie della fisica moderna” (E. Wilson) criticando la visione univoca e oggettiva della realtà a favore della relatività di ogni conoscenza.
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Lo scientismo di Plinio il Vecchio
La vita
- 23/24 d.C.: Gaio Plinio Secondo nasce a Como.
- 46-58 d.C.: Inizia giovanissimo la sua carriera militare in Germania partecipando a campagne militari di confine. Conosce così Gneo Domizio Corbulone, Pomponio Secondo, generale e uomo di lettere e il futuro imperatore Tito.
- Dopo la morte dell’imperatore Claudio (54 d.C.) conduce vita appartata: ostile al regime di Nerone, si astiene dalle cariche pubbliche, dedicandosi all’avvocatura.
- 69 d.C.: Sotto Vespasiano intraprende la carriera di procuratore imperiale.
- 77-78 d.C.: La Naturalis historia è presentata a Tito. Ora Plinio è prefetto della flotta imperiale di stanza in Campania.
- 79 d.C.: Muore travolto dall’eruzione del Vesuvio, mentre stava portando soccorso alla popolazione.
La “Naturalis historia”
Si compone di 37 libri, ed è il risultato di anni di studio e di lavoro; è la summa delle conoscenze che Plinio trasse dalla lettura di 2000 volumi di 100 autori diversi.
Piano dell’opera
- Libro 1: indice generale e bibliografia.
- Libro 2: cosmologia e geografia fisica.
- Libri 3-6: geografia.
- Libro 7: antropologia.
- Libri 8-11: zoologia.
- Libri 12-19: botanica.
- Libri 20-32: medicina.
- Libri 33-37: metallurgia, mineralogia, storia dell’arte.
Preceduta da una epistola dedicatoria a Tito, futuro imperatore, l’opera è databile al 77-78 d.C.
In quest’epoca la letteratura risente di un evidente impulso pratico, della necessità di sistemare il sapere acquisito: in questo senso si parla di enciclopedismo, un atteggiamento che nasce dalla volontà di raccogliere e conservare il meglio delle conoscenze in diversi settori. Forte è la richiesta di informazione tecnico-scientifica (più che culturale in senso lato) da parte dei nuovi ceti tecnici e professionali in ascesa. Siamo di fronte ad un fenomeno di consumismo culturale, che spiega ad esempio il successo dei paradossografi come Licinio Muciano, comandante e uomo politico attivo sotto Vespasiano: naturalisti-viaggiatori, autori di paradoxa e mirabilia raccolti di persona o riportati per sentito dire.
Il dilettantismo di opere del genere si rivela nel gusto per i dettagli, nell’assenza di sistematicità, ed esprime il limite della cultura scientifica (o pseudo-scientifica) latina rispetto a quella greca: ad essa manca la capacità di riconoscere ciò che è scientifico (cioè ripetibile in modo sempre identico) da ciò che non lo è, di vagliare criticamente i dati desunti dall’esperienza, e questo è già evidente nella scelta dei modelli, talvolta classici, talvolta “moderni”, ora veri scienziati, ora autori pseudo-scientifici, acriticamente accostati.
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La Naturalis historia è il prodotto più compiuto di questa tendenza, frutto di un progetto di conservazione integrale dello scibile umano (i precedenti, Varrone, Celso, Vitruvio, Mela e Columella, non hanno una simile ambizione di completezza). Alcuni argomenti vengono esaminati in modo molto approfondito e nei minimi dettagli (ad esempio: specie di viti, natura del suolo, ruolo del clima, tipi di vini conosciuti).
La sezione sulla cosmologia (libro 2°) rivela l’orientamento filosofico di Plinio, quello stoicismo “di mezzo” tipico della classe dirigente dell’epoca, anche se sarebbe più corretta una collocazione di tipo eclettico, per la presenza di divagazioni magico-astrologiche di derivazione orientale. Plinio, come Seneca, concepiva la natura come un essere vivente animato da un soffio vitale; secondo lui, tutto ciò che faceva parte della natura era finalizzato al bene dell’uomo; se quest’ultimo non avesse sfruttato e alterato la natura, essa sarebbe stata benevola e positiva per lui. Plinio sosteneva la necessità di osservare e studiare la natura, senza tuttavia alterarla e senza superare alcuni limiti.
Accoglienza
L’opera è malvista dall’intellighentia culturale di quel tempo poiché considerata mera technè che non dovrebbe essere oggetto di occupazione dell’uomo di cultura che si dovrebbe occupare di retorica e filosofia. Quindi è vista come una degenerazione del bios practicos. Diventò invece uno dei testi fondamentali nella tarda latinità e nel Medioevo, ed ebbe un ruolo di primo piano nella trasmissione del patrimonio delle conoscenze della civiltà grecolatina e, quindi, nella formazione delle strutture culturali della nostra società; per esempio, per tutto il Medioevo, uno dei testi fondamentali per la formazione dei medici fu “Medicina Plinii”, un estratto dei libri della “Naturalis historia” che trattano della medicina. Tuttavia dopo il ‘500 quando la scienza iniziò ad evolversi vennero alla luce numerosi errori concettuali dell’opera pliniana e nonostante gli Umanisti imputassero ciò ad errori di trascrittura la fiducia verso l’auctoritas di Plinio si affievolì. Nell’epoca post-illuministica alcuni critici la definirono un’opera antitecnologica poiché molto spazio veniva dato all’aneddotica, alle opinioni personali, soffermandosi anche su credenze superstiziose e sull’interpretazione fantastica. Nell’era moderna, il testo pliniano assume un interesse non più scientifico ma storico. È un documento di inestimabile valore per la conoscenza della storia dell’arte antica, della storia della scienza, del folklore, della religione, ecc., e ci ha permesso di apprezzare la vastità di interessi della cultura latina del I secolo. Inoltre, quest’opera è ritenuta assai preziosa per la sua bibliografia laddove, elencando le fonti, ha permesso di reperire informazioni su testi andati perduti o distrutti.
Il metodo scientifico
L’insuccesso dell’opera pliniana fu quindi dovuto essenzialmente all’assenza di metodo scientifico che iniziò ad affermarsi solo nel Seicento.
Il mondo scientifico in cui viviamo è, per molti aspetti, erede dell’opera di Galileo Galilei il quale ha costruito un metodo ben delineato, che non si può ridurre al semplice esperimento, né alla mera teoria.
È grazie a questo metodo che si è riusciti a superare concezioni fallaci plurisecolari, quali quella dell’universo.
Egli si è trovato a distruggere i pilastri che reggevano il mondo e ha combattuto contro i propri pregiudizi e contro quelli della Chiesa, la quale non è riuscita a bloccare questa rivoluzione astronomica nemmeno condannandolo. Galileo, come anche Cartesio, Newton e Laplace, presentavano una visione deterministica e meccanicistica della realtà basata sulla prevedibilità del fenomeno e sul principio di causa-effetto.
Tuttavia all’inizio del secolo scorso ci si è trovati di fronte ad una nuova fisica che aveva oggetti che mai, prima d’allora, erano stati analizzati o osservati, ma solo pensati, come i quanti per l’appunto. Inoltre si incominciarono a ricercare conferme sperimentali della relatività generale e ristretta di Einstein. Gli oggetti da analizzare erano piccolissimi e difficilissimi da osservare per quel principio di indeterminazione di Heisenberg che tanto ha fatto pensare gli scienziati. Esso sostiene che non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto con precisione arbitraria e questo rendeva estremamente complicata la ricerca.
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Ciò che rende così ardua la fisica delle particelle, infatti, non è tanto la competenza matematica, ma la difficoltà dell’uomo a raffigurarsi un qualcosa che può vedere solo tramite il computer, a pensare uscendo da quegli schemi logici che Kant aveva chiamato forme a priori.
Nel Novecento la filosofia dapprima nata come risposta agli interrogativi sul mondo, si è sviluppata in modo autonomo conservando però sempre un rapporto con le scienze. La filosofia della scienza (o epistemologia) si propone di stabilire i caratteri specifici del metodo scientifico e il criterio di demarcazione fra scienza e non scienza. Si tratta di questioni fondamentali in un’epoca in cui la scienza riveste una funzione centrale. Il concetto di verità stesso diventerà problematico mettendo in crisi la tradizionale immagine della scienza come conoscenza certa ed incontrovertibile.
Neopositivismo
Il neopositivismo nacque nel contesto storico del Circolo di Vienna costituito da un cenacolo di filosofi e scienziati che si incontrarono periodicamente nella capitale austriaca fra il 1907 e il 1914 e, dopo la prima guerra mondiale dal 1924 al 1938 tra le quali Neurath, Hahn e Carnap che scrissero nel 1929 un manifesto programmatico intitolato “La concezione scientifica del mondo”.
I tratti caratteristici dell’opera sono:
- Lo scopo di raggiungere l’unificazione della scienza.
- L’enfasi posta sul lavoro collettivo.
- L’identificazione del metodo della chiarificazione concettuale con l’analisi logica.
- Il programma di distruzione della metafisica.
- Lo sviluppo dei linguaggi formali che rettifichino le oscurità del linguaggio ordinario.
- Il rigetto di ogni apriorismo.
Il neopositivismo non condivide totalmente le idee positiviste, ma si differenzia per una maggiore attenzione al linguaggio e per un concetto più critico e meno assoluto della scienza. Il positivismo quindi è una corrente filosofica che secondo alcuni critici può considerarsi neo-illuminismo poiché cronologicamente segue il Romanticismo mentre filosoficamente l’Illuminismo.
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Illuminismo, positivismo e neopositivismo
Analogie
- Razionalismo: fiducia nella ragione come strumento di conoscenza della realtà.
- Ottimismo: la conoscenza razionale può migliorare la realtà.
- Visione laica della vita e rifiuto di ogni forma di dogmatismo e fanatismo.
- Applicazione del metodo matematico-scientifico a tutto lo scibile.
- Cultura orientata al progresso.
- Comprensione dei limiti della metafisica.
Momento storico
- Ascesa della borghesia.
- Consolidamento del potere della borghesia.
Differenze
La filosofia deve ordinare il quadro delle scienze proponendo una sintesi unificatrice.
La Filosofia non è una scienza ma un’attività chiarificatrice che ha come compito principale l’analisi del linguaggio sensato della scienza.
Fondazione della gnoseologia e critica della scienza.
Filosofia/scienza (mancata analisi del linguaggio scientifico).
Approccio conoscitivo
Utilizzo del Criticismo sottoponendo ogni conoscenza al “Tribunale della Ragione”.
La scienza non è fondata solo sull’esperienza ma anche sui principi stabiliti convenzionalmente.
La scienza è fondata sull’esperienza.
Karl Popper
Popper e il neopositivismo
Il rapporto fra Popper e il neopositivismo rappresenta uno dei problemi più controversi e discussi da parte degli studiosi. A tal proposito, come ha ricordato recentemente Luigi Lentini, sono state elaborate tre interpretazioni principali. Per la prima, dominante sino alla fine degli anni Cinquanta, Popper sarebbe stato una sorta di neopositivista “dissidente”. Per la seconda, affermatasi a partire dagli anni Sessanta, Popper sarebbe stato l’avversario par excellence del neopositivismo, anzi colui che avrebbe contribuito a determinarne la fine. Secondo una terza interpretazione, più recente, nel suo pensiero sarebbero presenti sia elementi neopositivistici, sia elementi anti-neopositivistici. In altri termini, secondo questa lettura, che oggi ha un certo seguito, Popper rappresenterebbe il punto di transizione dal neopositivismo alla cosiddetta “epistemologia post-positivistica”.
Ma se Popper non ha formulato i suoi problemi e le sue idee direttive in relazione al neopositivismo, qual è dunque l’autentico punto di riferimento in rapporto a cui si è storicamente costituito il suo pensiero?
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Da una lettura attenta delle sue opere risulta chiara l’influenza del fisico Einstein.
Infatti, è in relazione al padre della relatività che Popper formula i suoi problemi teorici fondamentali: quello della demarcazione tra scienza e pseudoscienza e quello della certezza del sapere scientifico ed elabora il nucleo centrale del suo pensiero epistemologico con le idee di fallibilismo e falsificabilità. Di conseguenza, è possibile dire che la rivoluzione epistemologica di Popper rappresenti il riflesso, in filosofia, della rivoluzione scientifica effettuata da Einstein in fisica.
Contrariamente ai neopositivisti, Popper ritiene che la base empirica delle scienze non sia qualcosa di assoluto, cosicché non è possibile sostenere che la scienza poggia “su un solido strato di roccia”. Egli paragona le teorie scientifiche a edifici costruiti su palafitte, che si elevano sopra una palude; quando ci si arresta ad una teoria, non è perché si sia trovato un terreno solido, ma perché si ritiene che i sostegni disponibili siano abbastanza stabili, almeno per il momento, per reggere la struttura.
Nella Logica della scoperta scientifica (1934), egli ritiene di aver risolto un problema filosofico fondamentale, quello dell’induzione (il passaggio dal particolare al generale) e lo ha risolto dissolvendolo: “L’induzione non esiste, e la concezione opposta è un errore bell’e buono”.
L’induzione s’intende in due modi: induzione per enumerazione o ripetitiva ed induzione per eliminazione.
Entrambi i tipi per Popper non sono validi.
La prima consiste in osservazioni spesso ripetute, le quali dovrebbero fondare qualche generalizzazione della teoria. Ma la mancanza di validità di tale genere di ragionamento è ovvia: nessun numero di osservazioni di cigni riesce a stabilire che tutti i cigni sono bianchi o che la probabilità di trovare un cigno che non sia bianco è piccola. Dunque l’induzione per enumerazione è fuori causa: non può fondare nulla.
L’induzione eliminatoria si fonda invece sul metodo dell’eliminazione o della confutazione delle teorie false. Bacone e Stuart Mill, asserisce Popper, credevano che, eliminando tutte le teorie false, si potesse far valere la teoria vera. Ma non si rendevano conto che il numero delle teorie rivali è infinito anche se, di regola, in ogni momento particolare possiamo prendere in considerazione un numero finito di teorie. Dunque l’induzione non esiste ed è un errore pensare che la scienza empirica proceda con metodi induttivi.
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Introduzione tesina sulla crisi dei fondamenti scientifici
Questa tesina di maturità tratta della crisi dei fondamenti scientifici. Gli argomenti che vengono sviluppati nella tesina sono i seguenti: in Latino Plinio il Vecchio, in Filosofia l'evoluzione del metodo scientifico; il neopositivismo e Popper, in Inglese Flatland; Victorian Age and its compromises, in Storia dell'arte Corpus Hypercubus, in Matematica la quarta dimensione, le geometrie non euclidee, in Fisica la relatività speciale e generale, in Geografia astronomica i buchi neri (approfonditi con libri e riviste), in Italiano la definizione del Romanticismo di Binni; decadentismo; Pirandello e i Quaderni di Serafino Gubbio operatore.
Collegamenti
Tesina sulla crisi dei fondamenti scientifici
- Latino - Plinio il Vecchio.
- Filosofia - L'evoluzione del metodo scientifico, il neopositivismo, Popper.
- Inglese - Flatland; Victorian Age and its compromises.
- Storia dell'arte - Corpus Hypercubus.
- Matematica - Quarta dimensione; Geometrie non euclidee.
- Fisica - Relatività speciale e generale.
- Geografia astronomica - Buchi neri (approfonditi con libri e riviste).
- Italiano - Definizione del Romanticismo di Binni; Decadentismo; Pirandello e i Quaderni di Serafino Gubbio operatore.