Liceo delle scienze sociali
“G. Carducci”
Trieste
Comunicazione corporea e verbale
Studente: Marco Ritossa
Classe V A
A.S. 2010/2011 2
Introduzione
Ho deciso di trattare l’argomento relativo al linguaggio verbale e del corpo perché personalmente sono sempre stato affascinato da ciò che rende possibile l’interpretazione di quello che un’altra persona con la quale ho modo di relazionarmi, pensa veramente, anche se quest’ultima tenta di nasconderlo. Spesso si tratta di emozioni ed opinioni.
Da sempre inoltre ho osservato le persone che mi circondavano per riuscire a vedere i comportamenti e gli atteggiamenti che assumevano a seconda delle situazioni.
Col tempo ho scoperto che il più delle volte, le persone non riescono a nascondere ciò che non vorrebbero far trasparire; in pratica è il loro corpo che con il suo linguaggio, difficilmente controllabile, mette a nudo la realtà.
Trovo inoltre interessante l’idea di riuscire a capire se ciò che dichiara una persona è effettivamente quello che pensa; ascoltando ciò che dice e il modo in cui si esprime, accompagnato da determinate gestualità, arrivo alla conclusione che quanto verbalmente espresso non è quello che effettivamente vorrebbe dire.
Ciò premesso, tratterò quindi i seguenti argomenti:
- Scienze sociali: Il linguaggio e la comunicazione nelle sue varie forme (Pag. 3-4-5-6)
- Inglese: una descrizione dei linguaggi del corpo trattata in lingua inglese (Pag. 7)
- Italiano: Dario Fo e il Mistero buffo (Pag. 8-9)
- Filosofia: Feuerbach e “L’uomo è ciò che mangia” (Pag. 9)
- Storia: Mussolini il linguaggio del corpo da lui utilizzato durante i suoi discorsi. (Pag. 10-11)
Scienze sociali 3
Il movimento e il linguaggio del corpo
I soggetti assumono atteggiamenti, distanze e orientamenti inequivocabili.
Il corpo comunica attraverso un proprio linguaggio specifico che può manifestarsi sia consapevolmente che inconsciamente ed è parallelo a quello verbale. Esso dà informazioni alle informazioni e trasmette messaggi anche quando non si vuole comunicare.
Gli aspetti della comunicazione
La comunicazione avviene sul piano del contenuto mediante le parole e sul piano relazionale mediante i segnali del corpo. Quando vi è un’incongruenza fra i due livelli, la comunicazione risulta distorta e poco convincente.
Il giudizio degli altri e la relazione sono condizionati dai messaggi corporei inviati involontariamente.
Spesso la paura di esprimere involontariamente delle verità ci spinge a relazionarci con gli altri con uno strumento che medi la comunicazione: si preferisce così telefonare, chattare o mandare un messaggio per avviare incontri o trasmettere informazioni. Così agendo, si perde però la ricchezza e la varietà propria della comunicazione interpersonale.
Le forme di linguaggio
La comunicazione umana si avvale del linguaggio che è un sistema costituito da un insieme di segni, che può essere verbale e non verbale.
Verbale: utilizza un codice convenzionale, i fenomeni, ed è adatto a trasmettere i contenuti formali complessi.
Non verbale: usa il movimento ed è più adatto a creare relazioni, poiché permette di evidenziare quelle sfumature emozionali che solo il corpo rende visibili e percepibili.
I due tipi di comunicazione sono considerati paralleli e complementari. Le relazioni sono importanti quanto i contenuti. La comunicazione non verbale infatti può confermare o smentire ciò che viene detto con le parole. Questo perché viene fornita una chiave interpretativa all’ascoltatore, che avalla o nega il contenuto del messaggio.
La comunicazione corporea
La comunicazione corporea si identifica tramite:
- I segni: che trasmettono informazioni relative ai dati di fatto. Il linguaggio dei sordomuti è un sistema di segni al pari del linguaggio verbale, ma anche una stretta di mano, un abbraccio, il pollice alzato, i segni del vigile o dell’arbitro sono segnali convenzionali.
I segni sono azioni volontarie codificate, generalmente apprese, e variano a seconda del contesto sociale in cui si inseriscono. Vengono usati per comunicare consapevolmente, ma ci danno anche delle indicazioni sui rapporti sociali che si instaurano tra chi comunica.
- I gesti: quali possono essere ad esempio, toccarsi il mento, tamburellare con le dita sul tavolo o toccarsi i capelli, trasmettono in modo più appropriato atteggiamenti e stati emotivi.
I gesti sono azioni non volontarie, generalmente istintive e difficilmente controllabili a cui partecipano tutte le parti del corpo con prevalenza di alcuni distretti tra cui il capo, le mani ed il volto e sono importanti per il significato che assumono per chi li riceve.
Proprio questi gesti - a volte impercettibili - sono gli indicatori veritieri della relazione.
Il comportamento comunicativo
I gesti che compongono il comportamento comunicativo non hanno lo scopo specifico di comunicare e, proprio per questo, sono rivelatori della personalità del soggetto che si pone in relazione. 4
I movimenti del corpo
La gestualità delle mani e degli arti, i cenni del capo, l’espressione del volto, o l’intensità dello sguardo, insieme, accompagnano e sottolineano il dialogo e sono significativi solo se percepiti globalmente e inseriti nel contesto in cui si svolgono.
Questi movimenti vengono distinti in elementi separati: i movimenti delle mani sono segnali altamente espressivi che possono essere collegati agli stati emotivi o avere una particolare funzione in rapporto alla comunicazione verbale.
I gesti delle mani
- Segnali emblematici: Sono i gesti emessi intenzionalmente che servono a evidenziare, ripetere, o anche sostituire il linguaggio verbale quando la comunicazione è ostacolata, ad esempio, scuotere la mano in segno di saluto o indicare un qualcosa.
- Gesti illustratori: Sono movimenti che si realizzano normalmente durante la comunicazione verbale con lo scopo di illustrare ciò che si dice. Anche tali segnali sono emessi perlopiù consapevolmente e spesso variano nei diversi ambiti etnici e culturali.
- Segnali indicatori dello stato emotivo: Sono legati agli stati di ansia e di tensione: ad esempio scuotere il pugno in segno di rabbia, tamburellare con le dita sul tavolo in segno di nervosismo, mettersi le mani sul volto in segno di disperazione ecc.
- Segnali regolatori: Sono compiuti da chi parla e da chi ascolta per regolare la sincronizzazione degli interventi nel dialogo ed indicano il diverso grado di interessamento, il desiderio di intervenire o interrompere la comunicazione.
I cenni del capo
Questi movimenti generalmente associati ad altri movimenti sono i segnali più veloci del corpo e sono importanti sincronizzatori del procedere della relazione.
Il cenno del capo fatto da chi ascolta è percepito da colui che parla come segnale di assenso e attenzione, svolgendo in questo caso funzione di “rinforzo”.
Un cenno di assenso comunica a chi parla di continuare nel discorso.