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LA COMUNICAZIONE NON VERBALE

“Non esistono parole più chiare del linguaggio

del corpo, una volta che si è imparato a

leggerlo”.

Alexander Lowen

Federica Panzarella

Cl. 5^ D

Liceo Classico “G. Parodi” di Acqui Terme

Anno Scolastico 2014/2015

INDICE

Indice…………………………………………………………………………………

……………………………… 2

Premessa e

introduzione…………………………………………………………………………

………... 3

Gli Italiani parlano con le

mani………………………………………………………………………….. 4

La storia dei

gesti…………………………………………………………………………………

…………… 5

La comunicazione non

verbale……………………………………………………………………………

7

Paul Ekman e la misura dei

gesti……………………………………………………………………….. 9

Le

microespressioni…………………………………………………………………

………………………... 10

Il corpo come filo conduttore del pensiero –

Nietzsche…………………………………….. 11

Il linguaggio del corpo in

Agostino…………………………………………………………………….. 13

Espressioni e atteggiamenti dei leader dei regimi totalitari del

Novecento……….. 14

1. Benito Mussolini

2. Adolf Hitler

3. Stalin

Il linguaggio non verbale nello

spettacolo…………………………………………………………. 17

(dal circo al cinema muto) 2

Fonti…………………………………………………………………………………………………

……………………………………. 21

PREMESSA

Ho scelto di impostare la mia tesina sul linguaggio del corpo perché, in seguito

a un’esperienza personale, ho iniziato a prestare maggiore attenzione ai

movimenti delle mani durante un discorso. Da qui è nata la curiosità di scoprire

l’origine e il significato dei vari gesti. Sono stata colpita dallo studio che si cela

dietro la comunicazione non verbale, ritenendolo un buono spunto da cui

partire.

Quel che maggiormente mi proficuo di spiegare attraverso il mio percorso è

l’importanza del gesto, della postura e dell’espressione, che si assumono

inconsapevolmente rispetto alla parola.

INTRODUZIONE

Quando parliamo, la maggior parte delle volte, diamo più importanza al

significato letterale delle parole, trascurando il modo in cui esse vengano

percepite dall’interlocutore.

Il tono di voce, la mimica facciale, la postura, la gestualità sono aspetti

trasmetti inconsciamente, che spesso ignoriamo e sottovalutiamo, ma da cui

dipende l’efficacia del messaggio.

Inizierò esponendo le motivazioni per cui gli Italiani gesticolano di più rispetto

alle altre popolazioni, per passare poi a illustrare lo studio del linguaggio del

corpo nella storia, a partire dalle sue origini.

Successivamente analizzerò le suddivisioni in cui la scienza ha scomposto la

comunicazione non verbale, arrivando così a toccare le teorie di Paul Ekman e i

suoi studi relativi alle microespressioni facciali.

Il percorso seguirà con l’esposizione delle teorie del filosofo tedesco Nietzsche

a proposito del collegamento tra corpo e pensiero. Vi sarà anche un breve

passo di Sant’Agostino, in cui viene ben illustrato questo legame.

Si passerà, poi, all’analisi della gestualità e della postura dei dittatori del

Novecento (Mussolini, Hitler, Stalin), i quali erano soliti assumere espressioni

ed atteggiamenti appositamente studiati per trasmettere al popolo la propria

ideologia.

Infine, concluderò illustrando l’importanza del linguaggio corporeo nel teatro e

nel cinema muto, con svariati riferimenti a opere e personaggi del panorama

artistico-letterario del Novecento. 3

GLI ITALIANI PARLANO CON LE MANI

All’inizio dell’evoluzione umana i gesti erano l’aspetto fondamentale della

comunicazione. Durante lo sviluppo dell’uomo da quadrupede a bipede, le mani

sono state liberate per interagire con l’ambiente. In questo modo, i gesti hanno

assunto un ruolo centrale nell’evoluzione della comunicazione, prima dello

sviluppo della lingua verbale.

Il caso dell’Italia è interessante perché è il Paese in cui la comunicazione non

verbale è maggiormente diffusa.

Isabella Poggi, professoressa di psicologia all’Università di Roma ed esperta

nello studio dei gesti, ne ha identificati circa duecentocinquanta che gli Italiani

“esistono gesti di ogni tipo, utili ad esprimere

usano quotidianamente;

sentimenti quali paura, speranza, disperazione, orgoglio o vergogna.” -afferma-

“L’unica cosa che li rende diversi dal linguaggio dei segni è che vengono

utilizzati individualmente ed è solo tramite la loro unione che si può formare

un’intera sintassi”.

Oltre ad essere una forma di folklore, i gesti italiani possiedono una lunga

storia. La loro origine non è certa e a tal proposito sono state elaborate due

diverse teorie. I sostenitori della prima ritengono che gli Italiani abbiano

sviluppato una forma alternativa di comunicazione tra il XIV e il XIX secolo,

quando vivevano sotto l’occupazione di altri popoli, come Spagnoli, Francesi e

Austriaci. I gesti avrebbero permesso loro di comunicare senza essere capiti

dagli invasori. La seconda teoria, invece, afferma che il linguaggio dei gesti

derivi dai Greci. Andrea De Jorio, archeologo italiano del XIX secolo, ne “La

mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano” (1832) ha rilevato delle

somiglianze tra i gesti impiegati dai suoi contemporanei e quelli raffigurati nelle

pitture vascolari degli antichi Greci ritrovate nell’area di Napoli. Egli afferma

“i gesti subiscono meno cambiamenti delle parole”.

che

Inoltre, bisogna tenere in considerazione il fatto che l’Italia fu priva di una

lingua nazionale fino alla nascita del volgare. Dunque, i gesti sono stati

ampiamente utilizzati per la comunicazione tra i diversi gruppi linguistici. Il

4

primo libro di grammatica, scritto in dialetto toscano da Pietro Bembo nel 1525,

veniva tradotto proprio mediante l’uso di gesti ed immagini.

Con l’integrazione della lingua italiana nazionale, i gesti sono stati associati a

maleducazione. Tuttavia, sono rimasti un aspetto fondamentale della

comunicazione. Nonostante i gesti simbolici si usino in

tutto il Paese più o meno con lo stesso

significato, vi sono alcune variazioni

regionali.

Il sistema chirologico (ossia l’insieme delle

tecniche di comunicazione per mezzo di

speciali movimenti delle mani) dei gesti

simbolici italiani risulta ricco e articolato

come quello della Lingua Italiana dei

Segni (LIS). E’ stato individuato che gli

udenti italiani usano 39 forme della mano,

6 orientamenti e 35 luoghi.

LA STORIA DEI GESTI

I gesti sono una parte fondamentale della comunicazione non verbale e sono

stati argomento di interesse durante tutta l’antichità.

Già Aristotele scrisse che l’uomo impara ad inventare i gesti prima di essere in

grado di parlare o di

ascoltare.

Quintiliano nel XI libro

dell’ “Instutio

Oratoria”, in cui vengono

descritti i gesti ed i

movimenti mimici che

devono 5

accompagnare un efficace discorso oratorio, passa minuziosamente in

rassegna i vari movimenti significativi in un ordine sistematico che parte dalla

testa per arrivare alle estremità: posizione del capo, sguardo e movimento

degli occhi, movimento delle palpebre e delle sopracciglia, movimenti della

fronte, delle narici e delle labbra, espressione del volto, movimenti del collo,

della gola, delle spalle, delle braccia, delle mani, dei fianchi e delle gambe.

Troviamo il primo accenno preciso alla dimensione significativa della gestualità

nel dialogo platonico “Il Cratilo”, dedicato appunto al linguaggio. In questo

testo due personaggi, Ermogene e Cratilo, si confrontano, sotto la guida di

Socrate, sulla natura del linguaggio, chiedendosi se esso si organizzi su base

naturale o convenzionale, chiedendosi cioè se la relazione che c’è tra le

espressioni linguistiche e gli oggetti a cui esse rimandano sia una relazione

necessaria, naturale, motivata (questa è la posizione di Cratilo), oppure se

questo rapporto è di tipo convenzionale, ovvero priva di una sua necessità

intrinseca, non motivata da nessuna caratteristica dell’oggetto (posizione di

Ermogene). Socrate fa presente ai suoi interlocutori che le parole potrebbero

configurarsi proprio come i gesti nei confronti degli oggetti a cui si riferiscono.

Viene dunque istituita una fortissima analogia tra i gesti e le espressioni

linguistiche dal punto di vista della loro natura semiotica:

“SOCRATE: Rispondi a questa domanda: se non avessimo né voce né lingua e

volessimo a vicenda manifestarci le cose, non cercheremmo, come ora i muti,

di significarle con le mani, con la testa e con le altre membra del corpo?

ERMOGENE: E come si potrebbe diversamente, Socrate?

SOCRATE: Se, poniamo, volessimo indicare l’in su ed il leggero, leveremmo,

credo, le mani verso il cielo, cercando di imitare la natura medesima

dell’oggetto; e se, al contrario, l’in giù ed il grave, le abbasseremmo verso la

terra. E se volessimo indicare o un cavallo nell’atto di correre o un

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Sintesi

Introduzione La comunicazione non verbale, tesina

La tesina ha come scopo la dimostrazione dell'importanza del linguaggio del corpo nella comunicazione.

Collegamenti

  • Italiano - Il teatro e il Futurismo
  • Storia - Analisi della gestualità dei leader dei regimi totalitari del Novecento (Hitler, Mussolini, Stalin)
  • Latino - I gesti dell'oratore di Quintiliano e Sant'Agostino
  • Greco - Aristotele e la precedenza dei gesti sulle parole
  • Filosofia - Nietzsche e il corpo come filo-conduttore del pensiero
  • (Inglese - eventuale collegamento a Charlie Chaplin e a "Waiting for Godot")
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