Oltre le parole
La comunicazione verbale e non verbale
Marco Labieni 1
Oltre le parole
La comunicazione verbale e non verbale ECONOMIA
STORIA
ITALIANO AZIENDALE
Il fascismo
Eugenio Montale Il linguaggio
Il linguaggio Il linguaggio e la gestualità del Duce
Il linguaggio contabile
Il linguaggio letterario come espressione di inquietudini e sensibilità dell’uomo
INGLESE
MATEMATICA Il linguaggio
Il linguaggio
DIRITTO formale
Il linguaggio matematico Business
La costituzione e il La ricerca letter operativa
linguaggio scritto
Art. 21 2
Sezione di Italiano
Eugenio Montale
Il linguaggio letterario come espressione di inquietudini e sensibilità dell’uomo 3
Eugenio Montale
Genova 1896 - Milano 1981
1975 Poeta
premio Nobel giornalista
Letteratura critico musicale
Prima guerra
Spesso il male di mondiale
vivere ho Scopre Italo
accademia
incontrato Svevo
militare Parma Corriere della
Ossi di seppia Antifascista sera 4
Vita e formazione
Eugenio Montale è nato a Genova il 12 ottobre 1896 ed è stato poeta, giornalista e critico musicale insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1975.
Inizia gli studi all'istituto "Vittorino Da Feltre" ma a causa della sua salute precaria, lascia gli studi classici per i più brevi studi tecnici diplomandosi ragioniere all’istituto commerciale "Vittorio Emanuele".
La sua formazione è dunque quella tipica dell'autodidatta, che scopre interessi e vocazione attraverso un percorso libero da condizionamenti.
Letteratura (Dante, Petrarca, Boccaccio e Gabriele D'Annunzio su tutti, autori che lo stesso Montale affermerà di avere "attraversato") e lingue straniere sono il terreno in cui getta le prime radici la sua formazione e il suo immaginario, assieme al panorama, ancora intatto, della Riviera ligure di levante: Monterosso al Mare e le Cinque Terre, dove la famiglia trascorre le vacanze.
In questo periodo di formazione Montale coltiva inoltre la passione per il canto, studiando dal 1915 al 1923 con l'ex baritono Ernesto Sivori, esperienza che lascia in lui un vivo interesse per la musica, anche se non si esibirà mai in pubblico.
Nel 1927, Montale giunto a Firenze per un lavoro di redattore, fa il suo ingresso nella poesia italiana con Ossi di seppia uscito nel '25.
Nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux ma ne sarà espulso nel 1938 dal fascismo poiché si rifiutò di sottoscrivere la tessera del partito, obbligatoria.
Nel frattempo collabora alla rivista Solaria, frequenta i ritrovi letterari del caffè Le Giubbe Rosse conoscendovi Carlo Emilio Gadda ed Elio Vittorini.
La vita a Firenze però oscilla per Montale tra precarietà economica e fragili rapporti sentimentali, mentre fu il primo a scoprire il genio di Svevo.
Fino al 1948 egli pubblica le grandi raccolte poetiche “Le occasioni” e “La bufera e altro”, poi si trasferì, al termine della guerra, a Milano.
In questa sorta di clausura, il lavoro, l'amicizia e lo scambio intellettuale sono però profondi e decisivi, tanto che la poesia di Montale può essere indicata come la più alta di tutto il Novecento italiano, soprattutto per slancio etico.
Nel 1948 quindi Eugenio Montale si trasferisce a Milano dove resterà fino alla morte, avvenuta il 12 settembre 1981, e dove divenne collaboratore del Corriere della sera, come critico musicale e scrivendo reportage culturali da vari paesi, come quello dalla Palestina in occasione della visita del papa.
Le ultime raccolte di poesie furono 5
“Xenia” del '66, dedicata alla moglie Drusilla Tanzi, dopo la morte di lei nel 1963, “Satura” del '71 e “Diario del '71 e del '72” pubblicato nel 1973, testimoniano in modo definitivo il distacco del poeta - ironico e mai amaro - dalla vita.
Opere - Stile letterario
Consapevole che la conoscenza umana non può raggiungere l'assoluto, nemmeno tramite la poesia, a cui spesso si tende ad affidare il ruolo di fonte d'elevazione spirituale per eccellenza, Montale scrive poesia perché questa possa essere una sorta di strumento/testimonianza d'indagine della condizione esistenziale dell'uomo novecentesco.
Il poeta vede in alcune immagini una sorta di speranza contro la situazione di "male di vivere": ad esempio, il mare (pensando a OSSI DI SEPPIA) e in alcune figure di donne che sono state importanti nella sua vita.
La poesia di Montale assume dunque il valore di testimonianza e un preciso significato morale: Montale esalta lo stoicismo etico di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il proprio dovere.
Montale non credeva all'esistenza di «leggi immutabili e fisse» che regolassero l'esistenza dell'uomo e della natura; da qui deriva la sua coerente sfiducia in qualsiasi teoria filosofica, religiosa, ideologica e la sua diffidenza verso coloro che proclamavano fedi sicure.
Per il poeta la realtà è segnata da una insanabile frattura fra l'individuo e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneità, un malessere esistenziale.
Questa condizione umana è, secondo Montale, impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che Montale definisce miracoli, gli eventi prodigiosi in cui si rivela la verità delle cose, il senso nascosto dell'esistenza.
Montale matura negli anni della giovinezza una visione prevalentemente negativa della vita, come egli stesso ha dichiarato.
Rispetto a questa visione, la poesia si pone per Montale come espressione profonda e personale della propria ricerca di dignità e del tentativo più alto di comunicare fra gli uomini.
L'opera di Montale è, infatti, sempre sorretta da un'intima esigenza di moralità, ma priva di qualunque intenzione moralistica: il poeta non si propone come guida spirituale o morale per gli altri; attraverso la poesia 6
egli tenta di esprimere la necessità dell'individuo di vivere nel mondo accogliendo con dignità la propria fragilità, incompiutezza, debolezza.
Alcuni caratteri fondamentali del linguaggio poetico montaliano sono i simboli: nella poesia di Montale compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all'altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata, secondo Montale, dal malessere esistenziale, e dall'attesa di un avvenimento, un miracolo, che riscatti questa condizione rivelando il senso e il significato della vita.
Ossi di seppia
Ossi di seppia - il titolo allude alla condizione dell'uomo scaglia infinitesima, residuo di un breve e incomprensibile circolo vitale - appare a Torino nel 1925, editore Piero Gobetti; tra i primi a segnalare il nuovo poeta, Cecchi e Solmi, il quale scrive: «Questi "ossi" intendono essere le inutili macerie abbandonate lungo le spiagge aride, le morte memorie di ciò eh 'è stato solo una desolata velleità d'esistere».
La seconda edizione aumentata esce presso un altro editore torinese tre anni più tardi, preceduta da un saggio di Alfredo Gargiulo; del '48 è la settima edizione che stabilisce definitivamente testo e struttura dell'opera.
Inviando il libro da poco uscito al vecchio Svevo, della improvvisa fortuna del quale era stato uno degli artefici più alacri, il giovane Montale scrive:
«Non si prenda premura di leggere i miei Ossi, che son anche di difficile digestione. Andrà col tempo spigolando [...] e mi scriverà qualcosa, severamente»;
lo scrittore triestino, con molta franchezza, risponde a distanza di qualche mese: «Io attendo ansiosamente che dai versi Ella passi al modo più ragionevole di esprimersi. [...] Io credo che il suo destino si farebbe più facile.
Infine non capisco perché chi in buona prosa sa analizzare uomini e cose quale critico, non voglia fare il critico della vita intera» e, qualche giorno dopo, ammettendo la sua scarsissima recettività alla poesia: «Io purtroppo non so avvicinarmi abbastanza a Lei e a Saba.
Sono sordo. M'avvenne la stessa cosa con l'Eliot. In tutte le lingue! È una vera disperazione...» 7
Montale e il fascismo
Montale ha vissuto due guerre mondiali, la nascita del fascismo e il suo ventennio di potere, le speranze e le delusioni del secondo dopoguerra, il regime democristiano e la successiva consociazione democristiana e comunista, il suo degrado, la tentata rivoluzione degli anni 70, il terrorismo e la restaurazione.
Ha scritto poesie ed è morto da uomo onesto.
Distante dal potere politico e dai regimi per scelta dichiarata, per denuncia e per amara rinuncia, non accettò, e non fu accettato, dal regime fascista come da quelli successivi.
Pochissimi critici di parte cattolica o di parte marxista uscirono dal settarismo che connota la cultura Italiana da quasi sempre e che in quegli anni era particolarmente marcato.
La scelta, di tutta una vita, di rimanere "distante" non viene accettata: le due parti o lo rifiutano o ne tentano, volgarmente, l'appropriazione.
Mantenne sempre la sprezzante distanza di chi da sempre sa ciò che non vuole e sa ciò che non è, non ha certezze, né le cerca.
Quanto agli orientamenti politici del poeta abbiamo ricordato, nella sua biografia, il fatto che egli dovette lasciare la direzione del gabinetto Vieusseux non avendo preso la tessera del partito fascista, che si iscrisse al Partito d’Azione e che durante la Resistenza aiutò alcuni antifascisti.
Tutti fatti significativi, se non fosse che Montale stesso ha rilasciato questa dichiarazione: “Io non sono stato fascista e non ho cantato il fascismo; ma neppure ho scritto poesia in cui quella pseudo rivoluzione apparisse osteggiata.
Certo, sarebbe stato impossibile pubblicare poesie ostili al regime d’allora; ma il fatto è che non mi ci sarei provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo” 8
Premio Nobel per la letteratura
Ho scritto poesie e per queste sono stato premiato, ma sono stato anche bibliotecario, traduttore, critico letterario e musicale e persino disoccupato per riconosciuta insufficienza di fedeltà a un regime che non potevo amare.
Pochi giorni fa è venuta a trovarmi una giornalista straniera e mi ha chiesto: come ha distribuito tante attività così diverse?
Tante ore alla poesia, tante alle traduzioni, tante all'attività impiegatizia e tante alla vita?
Ho cercato di spiegarle che non si può pianificare una vita come si fa con un progetto industriale.
Nel mondo c'è un largo spazio per l'inutile, e anzi uno dei pericoli del nostro tempo è quella mercificazione dell'inutile alla quale sono sensibili particolarmente i giovanissimi”.
Dal discorso pronunciato il 10 dicembre 1975 in occasione della consegna del premio Nobel (Les Prix Nobel en 1975, Editor Wilhelm Odelberg, [Nobel Foundation], Stockholm, 1976 ) Indice di Italiano
Pag. 3 – Titolo
Pag. 4 – Mappa concettuale
Pag. 5 – Vita
Pag. 6 – Opere, Stile letterario
Pag. 7 – Ossi di seppia
Pag. 8 – Fascismo e premio Nobel 9
Fonti
Vita e opere – Appunti vari dal web/ I.S.U. (preparazione esami)
Sezione di Storia
Sezione di storia
Il fascismo
Linguaggio e gestualità del Duce 10
Obbedienza Giornalista
Benito Mussolini
disciplina politico
Il Fascismo
senso del dovere sindacalista
Esaltazione culto
della virilità
Attrazione delle masse
Linguaggio e gestualità del duce 11
Gesti che
Scenografia
Discorsi basati accompagnan
curata
su schemi fissi o le parole
Linguaggio e gestualità del Duce
Il sistema ideologico e politico del partito fascista nasce da una concezione spiritualistica e religiosa della vita e dello stato, il tutto incentrato intorno alle idee-forza di obbedienza, disciplina, religione, fede, senso del dovere e spirito di sacrificio.
Compito del partito fascista, infatti, è quello di fascistizzare la massa, di educarla ad una politica integrale e totalitaria.
Il fine, quindi, è fondare una nuova civiltà politica, un'epopea rigeneratrice, con la quale creare una nuova gerarchia di valori ed un popolo nuovo, al quale non appartengono né borghesi né intellettuali o aristocratici, ma tutti coloro che sono consapevoli e vivono i valori dello spirito fascista.
Tale rinascita avviene, non solo sul piano politico, economico e sociale, ma anche a livello culturale e linguistico.
Mussolini, grazie alle sue esperienze di giornalista, politico e sindacalista, che lo avevano portato ad un contatto più diretto con le persone meno colte e poco istruite, utilizza una nuova modalità comunicativa che tiene conto anche del livello culturale delle persone alle quali si rivolge.
Mussolini, perciò, abbandona il linguaggio della tradizione classico-letteraria, aulico e sublime, diretto per lo più ad un pubblico colto ed istruito.
Infatti, nella poesia e nella letteratura del primo novecento, con gli sperimentalismi linguistici di Pascoli, D'Annunzio e di Ungaretti, si è creata una totale separazione tra le forme espressive popolari e quelle letterarie, rendendo la cultura un sapere aristocratico, arduo ed irraggiungibile per il popolo rozzo ed ignorante. 12
La popolarità del linguaggio di Mussolini consiste, invece, nell'essere facilmente comprensibile da tutte le persone, essendo privo di riferimenti retorici e letterari, ed avvicinandosi maggiormente ad un linguaggio quotidiano.
La semplicità dei discorsi del duce è dovuta anche all'utilizzo di termini rurali, poiché essi sono ritenuti il simbolo ed i veri depositari dei valori etnici della nuova stirpe fascista.
Il motivo dell'esaltazione del linguaggio rurale è consono all'ideologia politica del partito, che intende la città e il mondo borghese, troppo aperto alle innovazioni e alle tendenze culturali del socialismo e del marxismo "il contadino deve rimanere fedele alla terra, deve essere orgoglioso di essere contadino, fiero di lavorare il suo campo, né cercare altrove vita più facile, perché una vita facile non esiste.
La vita nella città è più difficile".
Proprio per questo motivo, il partito fascista adotta una politica di controllo sul linguaggio ufficiale e insegnato per difendere la lingua italiana da infiltrazioni straniere o dai dialetti regionali che sono considerati, nell'ideologia del partito, come contaminazione.
Invece, per Mussolini, il linguaggio adatto per comunicare con le masse è quello dell'oratoria giornalistica, poiché esso è preciso ed efficace per far presa sul pubblico, per persuaderlo, convincerlo ed incitarlo.
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- Italiano: Montale l'antifascista
- Storia: linguaggio e gestualità del duce
- Economia az.: linguaggio contabile il bilancio
- Matematica: linguaggio matematico (r.o.)
- Inglese: linguaggio commerciale - the business letter
- Diritto: costituzione - art. 21