Esame di stato
A.S. 2012/2013
Liceo delle scienze umane e linguistico
“G. Bianchi Dottula”
Corso Giuseppe Mazzini 70123 Bari
Verso una nuova cultura dell’anzianità
Veronica Fasano
5^ A S.
Percorso pluridisciplinare
Italiano
Senilità
Scienze
Francese
Le père Goriot
Motorie
L’attività fisica nella terza età
Scienze sociali
Il ruolo dell’anziano nella società che cambia
Storia
La memoria storica degli anziani: l’esperienza di Leopold 2
Filosofia
Il ruolo della memoria per Bergson
Indice
- Premessa e introduzione
- Pag. 4-5-6
- L’esplosione della terza età
- Pag. 7
- Il corpo che invecchia: aspetti biologici, cognitivi e sociali
- Perché si invecchia? La vecchiaia, un orologio biologico
- Pag. 8
- Le tappe del processo di invecchiamento
- Pag. 8-9
- La dimensione psicologica e sociale dell’invecchiamento
- Pag. 9-10
- Le caratteristiche cognitive dell’anziano
- Pag. 10-11
- La condizione anziana tra risorse e problemi
- Il pensionamento
- Pag. 11
- La vedovanza
- Pag. 11-12
- La sindrome del nido vuoto
- Pag. 12
- Il vissuto della malattia
- Pag. 12-13
- Gli anziani e la Rete: vivere il tempo libero
- Pag. 13
- Il nonno, una risorsa inesauribile
- Pag. 14
- La vecchiaia come condizione spirituale
- Italo Svevo: biografia
- Pag. 15-16
- Fisionomia culturale
- Pag. 17
- Senilità
- Pag. 17-18
- La struttura psicologica del protagonista
- Pag. 18-19
- L’inetto
- Pag. 20
- La memoria storica degli anziani
- La storia di Leopold Engleitner
- Pag. 22-23-24-25
- Henri Bergson
- Biografia e concezione della memoria
- Pag. 26-27
- Cogito ergo sum “vecio”?
- Pag. 27
- La solitude d’un ancien
- Honoré de Balzac: sa vie
- Pag. 29
- La comédie Humaine
- Pag. 29-30
- Le père Goriot
- Pag. 30-31
- La solitude de Goriot
- Pag. 31
- L’attività fisica nella terza età
- Pag. 33 Gli anziani e lo sport
- Pag. 34
- Gli anziani non sono tutti uguali
- Pag. 34-35
- Effetti negativi della sedentarietà
- Pag. 35
- I benefici dell’esercizio fisico nell’anziano
- Pag. 35
- Bibliografia
- Pag. 36
Premessa
«Quando Buddha era ancora il principe Siddharta e suo padre lo teneva chiuso in un magnifico palazzo, a più riprese ne fuggì per far dei giri in carrozza nei dintorni. Alla sua prima uscita vide un uomo infermo, sdentato, pieno di rughe, canuto, curvo, che si appoggiava tutto tremante a un bastone, borbottando. Se ne stupì e il cocchiere gli spiegò che cos’era un vecchio. Che disgrazia, gridò il principe, che la gente debole e ignorante, inebriata dall’orologio proprio della gioventù, non veda la vecchiaia! A che mi valgono i giochi, i piaceri, se sono io la dimora della futura vecchiaia? Egli riconobbe che gli uomini eludono gli aspetti che dispiacciono».
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In alcune società del passato la vecchiaia appariva come una sorta di segreto vergognoso di cui non stava bene parlare. Le persone tendevano a consolidare pericolosi pregiudizi antisenili, stereotipando il vecchio
La terza età,
1 S. DE BEAUVOIR, Einaudi, Torino, 2002, p. 11. 4
come soggetto decadente, inattivo, inefficiente e incapace di adattarsi con successo alle situazioni nuove e la vecchiaia come età orribile, priva di prospettive e come condizione esistenziale da guardare con terrore.
L’uomo era convinto che la vecchiaia riguardasse solo gli altri e si comportava come se non dovesse mai diventare vecchio, dimenticandosi che ogni essere umano è persona sempre, ad ogni età e in ogni condizione, dal concepimento alla morte. Si tendeva, inoltre, a considerare l’invecchiamento soltanto come “processo progressivo di cambiamento sfavorevole”, senza tener conto del fatto che la vecchiaia sia una fase della vita, con risorse e limiti, simile del resto ad ogni altra “stagione” che la precede. Questo perché si credeva che il momento in cui ha inizio il processo di invecchiamento non è ben definito, che non vi sono mai “riti di passaggio” che stabiliscono uno nuovo statuto della vita.
Gli anziani venivano considerati come appartenenti a una specie estranea, una categoria a parte avente bisogni e sentimenti diversi da quelli degli altri uomini. L’anziano, in questo modo, non aveva avuto modo di esprimere i propri sentimenti, aveva vissuto in un mondo tutto suo, lasciandosi in una lenta, dolorosa e progressiva emarginazione. In altre società, invece, unica immagine sublimata che si proponeva del vecchio, era esclusivamente quella del venerabile Saggio, aureolato di capelli bianchi e ricco d’esperienza, che guardava alla condizione umana da un’altissima cima. Si pretendeva cioè, perlomeno, che fossero in grado di dare l’esempio di tutte le virtù, di essere la colonna portante della società.
Oggi, invece, il ruolo dell’anziano è sicuramente attivo, nonostante la società dia maggiore valore alla produttività della giovinezza. La riscoperta del nonno come risorsa inesauribile, il suo ruolo di grande raccontatore, custode delle tradizioni, hanno dato modo alla società di comprendere che tra di loro ci sono ancora molti che possono partecipare alla vita quotidiana, che svolgono la funzione di risorsa indispensabile per l’equilibrio della società, delle famiglie e delle persone. Il mio interesse verso questo argomento non è solo maturato dalla convinzione che la società odierna potrebbe trarre molti vantaggi da questa “stagione” della vita, considerando le peculiarità che ogni età racchiude all’interno del ciclo vitale di ogni uomo, ma anche dalla convinzione che sia necessario allargare gli orizzonti culturali, abbandonare le visioni cariche di pregiudizi, le immagini falsate, che portano ad apprezzare quasi esclusivamente il giovanilismo, riscoprire negli anziani un enorme potenzialità di umanità e conoscere la vecchiaia nella sua realtà. 5
Introduzione
Di fronte alla realtà dell’invecchiamento, uno scenario mondiale del tutto nuovo, cosa sappiamo degli anziani e soprattutto come la società li vive e si rapporta ad essi?
Solo in questi ultimi anni il mondo ha abbandonato i comportamenti di indifferenza e trascuratezza e ha rivalutato la loro condizione. Proprio il notevole incremento della popolazione anziana, annunciatosi già dagli inizi del ‘900 e manifestatosi in pieno a partire dal dopoguerra e in modo
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accentuato negli anni ’60, quasi certamente correlato ai miglioramenti delle condizioni socio-economiche dell’umanità e ai progressi delle discipline mediche, ha rappresentato una conquista dell’umanità. Ha dato modo alla società di scoprire, forse con qualche allarme, che i suoi criteri di organizzazione sociale, le sue soluzioni assistenziali, devono rapidamente cambiare per adattarsi alle esigenze di una popolazione che, per effetto delle tendenze demografiche in atto e dei successi della scienza contro la morte, conta sempre più anziani. Ma si scopre, allo stesso tempo, che anche il concetto di anziano sta mutando profondamente e che soltanto l’età anagrafica avvicina un sessantacinquenne di oggi a un sessantacinquenne di vent’anni fa. Basti pensare ai sessantenni, quelli che fino a pochi anni fa erano considerati anziani, oggi non lo sono più, proprio perché grazie al benessere generale vivono nel pieno delle loro forze, spesso ben inseriti nella realtà quotidiana, nel lavoro e nella famiglia, tanto che la loro esperienza può risultare di fondamentale sostegno allo sviluppo della società. Anche perché sono in maggior parte persone ancora in buone condizioni fisiche ed economiche, che vogliono riaprirsi al “circuito delle responsabilità” dopo la pensione, chiedendo un recupero di ruoli all’interno della società civile. Tutto il resto, la definizione sociale dell’anziano, i suoi rapporti con l’ambiente esterno, la percezione che ha di se stesso e che gli altri hanno di lui, è invece cambiato. E soprattutto, sono aumentate le possibilità dell’anziano di rimanere più a lungo attivo e utile e di rinviare i tempi della pur inevitabile decadenza fisica.
L’esplosione della terza età
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Uno dei dati demografici che accomunano le società del mondo contemporaneo è la crescita numerica della popolazione anziana. In effetti, nel dopoguerra, si è verificato un cambiamento demografico senza precedenti, risultato dell’azione combinata della riduzione delle nascite e dell’allungamento della vita media. Si è parlato, infatti, di invecchiamento della popolazione, cioè l’aumento delle fasce di età avanzata rispetto alle più giovani. All’invecchiamento della popolazione si è unito l’incremento del benessere degli anziani, almeno sul piano della salute fisica, dell’autosufficienza e delle opportunità di vita relazionale. I progressi della medicina non hanno solo allungato la vita media, ma anche ridotto l’incidenza di molte malattie e l’invalidità che ne deriva, contribuendo a creare un ambiente favorevole al benessere anziano. Perciò oggi il grosso degli anziani non è più costituito da persone malandate, ma da gente valida e con potenzialità intatte. Come conseguenza c’è stata la posticipazione della vecchiaia. Alla metà del secolo scorso si era considerati vecchi già a 45 anni, mentre oggi per le società occidentali la vecchiaia comincia dopo i 65. L’invecchiamento demografico è una realtà che sta interessando in modo più o meno intenso tutti i Paesi europei.
Esistono, comunque, differenze rilevanti tra gruppi di nazioni. Vi sono Paesi come la Grecia, la Spagna e la Germania che, come l’Italia, si caratterizzano per la notevole diminuzione delle nascite e un rapido aumento della popolazione in età senile; altri Paesi, come la Francia, la Gran Bretagna e l’Olanda, grazie ad un più elevato tasso di fecondità, sembrano poter mantenere, per il prossimo futuro, una maggiore stabilità della popolazione ed un migliore equilibrio fra le generazioni. In controtendenza appaiono la Polonia o la Federazione Russa nelle quali, in seguito al peggioramento delle condizioni di vita, all’instabilità politico-economica e alla scarsità di interventi politico-sociali ed assistenziali in favore della terza età, si è registrata in questi ultimi anni una riduzione dell’aspettativa di vita media. In Italia, invece, per la maggiore longevità, la percentuale di donne anziane supera quella degli uomini in ciascuna fascia di età. La regione italiana più “vecchia” in assoluto è la Liguria, mentre la più “giovane” è la Campania. L’evento demografico ha conferito all’Italia il primato del paese più vecchio del mondo. 8
Il corpo che invecchia: aspetti biologici, cognitivi e sociali
Perché si invecchia? La vecchiaia, un orologio biologico
L’invecchiamento è una caratteristica dei viventi, una condanna della vita stessa, parte integrante di un ciclo di crescita e sviluppo a tutti i livelli (culturale, molecolare, cellulare, di sistemi d’organo e individuale).
Si può definire, dunque, come l’insieme dei cambiamenti osservati dal concepimento alla morte, frutto di un processo definito “orologio biologico”. La durata di vita degli organismi è una caratteristica genetica, testimoniata innanzitutto dal fatto che ogni specie ha una durata di vita caratteristica, seppure con variazioni da un organismo all’altro, testimoniata anche dal fatto che nei gemelli monozigoti (nati dallo stesso uovo fecondato e quindi con identico patrimonio genetico) le cause di morte risultano identiche.
Inoltre, il fatto che la longevità ha basi biologiche, è testimoniata dai figli delle persone longeve. Le statistiche, infatti, dicono che gli ultra 70enni hanno avuto perlomeno un genitore vissuto altrettanto a lungo. Quindi, un po’ tutti i cambiamenti dell’esistenza obbediscono al processo di evoluzione biologica.
Le tappe del processo di invecchiamento
L’inizio dell’età senile corrisponde ai 65 anni. Ma perché 65? Da questa età, fino ai 90 anni circa, la vita è ricca di cambiamenti significativi. Innanzitutto, in questa fascia d’età, definita tarda età adulta o terza età, si cominciano a notare, più o meno chiaramente, gli effetti di una serie di cambiamenti fisici legati all’invecchiamento biologico e psichico. È quindi opportuno modificare l’abituale partizione delle età della vita, sostituendo la generica espressione “terza età”, che raggruppa tutti coloro che hanno più di 65 anni, con una scansione del periodo che va dai 65 anni in poi in 3 fasi. La prima fase è la terza età, che comprende il periodo che va dai 65 ai 75 anni, in cui l’individuo viene definito anziano.
In questo periodo le eventuali difficoltà sono più di origine sociale che biologica: il decadimento fisico e cognitivo non è ancora alle porte e le
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persone in buona salute possono condurre una vita molto attiva e ricca di interessi, riprendendo e realizzando antichi progetti accantonati (viaggiare, frequentare assiduamente una palestra, dipingere, suonare uno strumento musicale). Tuttavia, devono fare i conti con alcune prime importanti “perdite”, ovvero con alcune esperienze di abbandono, come la perdita del ruolo lavorativo, a cui può far seguito un senso di smarrimento e inadeguatezza sociale, il diradamento delle relazioni sociali collegate all’ambiente di lavoro abbandonato; il disagio derivante dall’allontanamento dei figli dalla casa genitoriale (disagio indicato con il nome di “sindrome del nido vuoto”). Anche la stessa consapevolezza che il mondo circostante, attivo e produttivo, non ha più bisogno dell’anziano può indurre ad un senso di esclusione sociale che è tra i fattori del rischio di depressione. Tuttavia questa fase della vita ha un significato positivo che risiede nella “veste di saggio”, un punto di riferimento, per quanto attiene alla memoria storica e alla riflessione, per la comunità in cui vive.
La seconda tappa è la quarta età (75-90 anni). Questo periodo è invece caratterizzato da evidenti segni di deterioramento fisico e cognitivo. Anche i piccoli gesti della vita quotidiana costano fatica e sono eseguiti con lentezza, tanto da richiedere un’assistenza continua. La dipendenza da figli, badanti, assistenti domiciliari porta molte persone di questa età a sentirsi un peso per gli altri, cosa che accresce il disagio derivante dalla percezione della propria debolezza. La progressiva solitudine causata dalla morte di persone care coetanee può tradursi in rabbia e rancore. Maturano incomprensioni con i parenti più giovani, che non accettano il fisiologico decadimento del proprio genitore o nonno e interpretano tutti i suoi comportamenti ricorrendo alla categoria della demenza. Infine vi è la quinta età, la tappa dello spegnimento, che va dai 90 anni in su. La fiammella della vita diventa sempre più fioca, il motore rallenta fino a fermarsi. In effetti chi entra nella cosiddetta “quinta età” ha buone probabilità di morire di vecchiaia, spegnendosi serenamente e non per l’insorgere o l’aggravarsi di patologie legate alla vecchiaia. Da qualche tempo il fenomeno più interessante di questo stadio della vita è l’aumento del numero dei centenari e, tra questi, l’emergere della categoria dei “fuggitivi”, ovvero di coloro che in qualche modo sfuggono alle regole dell’invecchiamento: non presentano sintomi di demenza o di disturbi cognitivi, godono di ottima salute e ragionano lucidamente. Questo dimostra come il processo di invecchiamento segua un percorso ben preciso.
La dimensione psicologica e sociale dell’invecchiamento
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Accostarsi alla realtà e ai problemi della condizione anziana nella società contemporanea comporta anche lo sforzo e la capacità di leggere i complessi aspetti che la caratterizzano, senza lasciarsi fuorviare da luoghi comuni o da pregiudizi infondati. Sarebbe quindi un errore pensare che i bisogni delle persone anziane siano esclusivamente di tipo clinico assistenziale. In realtà, ogni anziano ha una storia a sé ed esprime la necessità di soddisfare alcuni “bisogni psicologici”. Tra i bisogni più frequentemente espressi da persone anziane vi sono, oltre a necessità di tipo materiale e assistenziale, anche esigenze quali occupare il tempo in modo costruttivo, non terminare la propria vita in un istituto, uscire dalla solitudine e comunicare con altre persone. La dimensione psicologica dell’invecchiamento non deve essere necessariamente correlata all’insorgenza di deficit o di vere e proprie malattie, anzi, con il passare degli anni tendono, invece, ad aumentare l’attenzione, la volontà, la pazienza e la prudenza. Molti anziani sono in grado di continuare a svolgere attività lavorative, ad impegnarsi in attività creative ed offrire forme di collaborazione diverse all’interno della famiglia o della società.
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Scienze sociali - L'esplosione della terza età
- Italiano - Italo Svevo (Senilità)
- Storia - L'esperienza di Leopold Engleitner
- Filosofia - Henri Bergson
- Francese - Le père Goriot di Honoré de Balzac
- Educazione fisica - L'attività fisica negli anziani