La comunicazione di massa e il fenomeno dell’«aiutino»
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Vorrei partire da una riflessione sul fenomeno della comunicazione di massa e precisamente su ciò
che ha rappresentato la televisione nelle case degli italiani dal 1976 ad oggi.
Proprio quell’anno una sentenza della Corte Costituzionale, dopo ventidue anni di incontrastato
dominio della televisione pubblica, dichiarò incostituzionale il monopolio. Uno sconcertante errore
dell’intera classe politica (di ogni tendenza e partito) portò al tentativo di mantenere il controllo
della Rai sulle trasmissioni nazionali e di favorire una dispersione delle piccole emittenti locali. Il
risultato fu una mancanza di norme chiare, che non impedì lo sviluppo di reti nazionali private, ma
ne perse il controllo.
La situazione di «duopolio» risultante è quella che conosciamo, con tutte le conseguenze sulle quali
si continua a discutere compreso il predominio di un «generalismo» appiattito, che non favorisce lo
sviluppo di qualità più precise e più adatte alle esigenze di un pubblico molto meno «omogeneo» di
come lo si immagina secondo i cliché della «cultura di massa».
Nel 1983 parte la fortunata trasmissione di Raffaella Carrà «Pronto, Raffaella?» che avviava la
stagione dei miniquiz all’ora di pranzo. Ricordiamo il famoso rompicapo, banale quanto difficile,
che consisteva nell’indovinare il numero di fagioli contenuto in un barattolo di vetro. I concorrenti,
molti dei quali (non a caso) persone anziane e sole, iniziarono a chiedere qualche dritta alla
conduttrice. L’«aiutino» divenne così una magica parola gene dell’identità nazionale. Il termine
passò così nel dire comune, ad indicare quel fenomeno di costume che è l’uso di scorciatoie e
strategie volte a facilitare il raggiungimento di un obiettivo con un considerevole risparmio di
tempo, denaro e fatica (in vista di un esame, di una visita medica, per incontrare un personaggio,
superare un concorso ecc.)
Persino il farmaco del Viagra passò nel dire comune come «aiutino». Insieme ad alcune altre
sostanze, ed oggi più che mai la percezione delle conseguenze mediche, dato l’uso di queste, è
anestetizzata nonostante viviamo in un’era in cui l’informazione è sempre più accessibile. Sempre
più persone ricorrono ai farmaci per cercare di risolvere i loro problemi di natura svariata. La
società moderna è improntata proprio sull’utilizzo dei medicinali per risolvere ogni tipo di
contrattempo a livello fisico e mentale. Questa attitudine ha generato e sta generando una serie
molto ampia di problematiche e sta modificando in modo sostanziale la società moderna rendendola
sempre più «schiava» delle medicine.
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Il Viagra e il doping
Il Viagra è certamente uno degli esempi più chiari del successo che può avere un farmaco
all’interno della società moderna. Purtroppo sempre più persone soffrono di problematiche legate
Meliffi Francesca V B 2
alla sessualità e di conseguenza sempre più uomini sono alla ricerca di una soluzione a questo tipo
di problemi che coinvolgono tutta la loro vita e non solo la sfera sessuale.
L’impotenza è un male che può avere due origini distinte, la prima è a livello psicologico ed è
quella che teoricamente è più facile da risolvere. La seconda origine è invece a livello fisico ed è
certamente la più difficile da trattare.
Secondo alcuni andrologi, il fenomeno di assunzione del Viagra – ma non solo – riguarderebbe una
fetta significativa della popolazione maschile del nostro Paese, di età compresa tra i 20 e i 30 anni e
avrebbe alle spalle la convinzione che il sildenafil abbia il potere di regalare prestazioni sempre
all’altezza di situazioni che talvolta non hanno niente a che fare con il concetto di sana sessualità.
Doping è ormai una parola che da qualche anno è alla ribalta delle cronache sportive. Purtroppo,
troppo spesso non si parla più di vittorie, successi, nuovi record stabiliti, bensì di inchieste per
doping, squalifiche, raggiri (proprio di questi giorni la notizia dell’inchiesta aperta dall’agenzia
americana anti-doping [Usada, U.S. Anti-Doping Agency] nei confronti dell’ex campione di
ciclismo Lance Armstrong, vincitore di sette Tour de France).
Vanno sotto il nome generico di doping tutta una serie di preparati chimici che servono per
potenziare la prestazione sportiva, per annullare la sensazione di dolore o fatica, per accrescere la
massa muscolare. Si passa così dagli stimolanti (che agiscono sulla stanchezza e sulla sensazione di
dolore) agli analgesici (servono per alleviare il dolore che potrebbe inficiare la prestazione sportiva
dopo un incidente o un trauma); dagli anabolizzanti (artificiali e non, utilizzati per accrescere la
massa muscolare) ai diuretici (che permettono allo sportivo di calare di peso, grazie all’eliminazione
dei liquidi), fino ad arrivare agli ormoni peptidici (che incidono sulla prestazione sportiva vera e
propria in quanto stimolano la produzione di altre sostanze preposte all’ossigenazione dei tessuti e al
controllo di emozioni e stress.)
Droga e farmaco
Droga e farmaco: qual è il confine fra le due sostanze? La droga è una sostanza psicoattiva che
agisce direttamente nelle attività mentali, cioè capace di alterare l’equilibrio psicologico e fisico
dell’organismo attraverso gli effetti che produce sul sistema nervoso centrale (cervello e midollo
spinale). La classificazione delle droghe avviene secondo diversi criteri:
- Legislativi (droghe illegali e legali): in merito sappiamo quanta ambiguità ci sia nel rapporto causale fra il sistema economico vigente in un dato stato e la divulgazione dei dati scientifici che ne vanno ad incentivare o meno il consumo;
- Di preparazione (sostanze naturali o sintetiche);
- Di pericolosità (droghe leggere o pesanti): contrariamente a quanto percepito dalla coscienza collettiva, data la rapidità con cui i cannabinoidi provocano dipendenza psicologica e la gravità dei danni prodotti (uno spinello equivale a 16 sigarette e l’uso costante aumenta di 500 volte il rischio di tumore legato all’uso di sigarette), il confine non è poi così marcato;
- Chimici (in base alla struttura chimica dei principi attivi);
- Sintomatologici (in base alle modificazioni psicofisiche che producono):
- Deprimenti: rallentano la trasmissione degli impulsi nervosi rallentando le funzioni dell’organismo;
- Stimolanti: stimolano la trasmissione degli impulsi nervosi accelerando le funzioni dell’organismo;
- Allucinogeni: alterano la trasmissione degli impulsi nervosi, alterando lo stato di coscienza e provocando distorsione della realtà.
Il confine fra farmaco e droga consiste nelle motivazioni per cui si prende la sostanza; mentre il
farmaco ripristina alcune funzioni riportando alla normalità un organismo alterato dalla
malattia, la droga altera producendo disfunzioni in un organismo sano.
Altra differenza: le dosi e la durata della somministrazione.
In caso di abuso (uso non medico) un farmaco, preso in dosi eccessive per un periodo più lungo
del dovuto diventa droga in quanto scatta il meccanismo della tolleranza (necessità fisica di
aumentare le dosi) e della dipendenza (incapacità di vivere senza la droga). Un farmaco agisce
generalmente su disfunzioni organiche, fisiche, non alterando il comportamento dell’individuo, cosa
che fa invece la droga, in quanto agisce principalmente su funzioni psichiche. Un caso particolare è
costituito dagli psicofarmaci, che agiscono su entrambi: i livelli ed il cui abuso li fa rientrare nel
gruppo delle droghe.
Il problema dell’aiutino dal punto di vista sociale nasce quando da fatto di costume diventa
malcostume, evolvendosi fino ad assumere forme ben più pericolose quali la corruzione,
l’estorsione..tutte attività che attaccano il senso di legalità.
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Le crisi politiche e i fenomeni sociali
Storicamente, ricordiamo periodi di crisi politiche che hanno favorito questi fenomeni:
Il periodo del secondo dopoguerra
Nel giugno del 1945 la formazione del governo Parri sembrò incoraggiare le aspettative di un
profondo rinnovamento della società italiana. Gli entusiasmi e le aspettative del 1945 si
raffreddarono rapidamente poiché alle grandi conquiste che rimasero a sancire l’eredità della
Resistenza – la Repubblica e la Costituzione – mancò il corrispettivo di quel profondo
rinnovamento dall’interno che solo avrebbe potuto assicurare la rottura del cordone ombelicale con
le sopravvivenze della vecchia Italia. All’inizio del 1947, subito dopo un viaggio di De Gasperi
negli Stati Uniti, Giuseppe Saragat opera una scissione nel partito socialista. PCI e PSI sono esclusi
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dal governo. Si rompe anche l’unità sindacale tra CGIL, CISL e UIL. Esiste ormai una «doppia
lealtà», una verso il paese e l’altra internazionale.
Nella campagna elettorale del 1948 si assiste ad un durissimo scontro tra la Democrazia Cristiana e
il Fronte Popolare. La Chiesa si impegna piuttosto apertamente a sostegno della DC. Il prevalere di
quest’ultima apre la stagione del centrismo, facendo leva su una popolazione ancora agricola e
legata alla tradizione. Nel 1947 proprio Tristano Codignola parla apertamente di spostamento a
destra della politica italiana.
«Il primo numero de «Il Ponte» uscì nell’aprile del 1945, quando la liberazione dell’Italia non
era ancora realtà ma era già nell’aria. Nel faticoso traghettamento dal buio del fascismo alla
speranza del rinnovamento, plasticamente simboleggiato dall’omino che valica il ponte e che si
lascia alle spalle le rovine della dittatura e della guerra, è sintetizzato il fardello che accompagna i
primi passi della nuova democrazia. Al di là della ricostruzione materiale, ciò di cui aveva bisogno
l’Italia era ricostituire le premesse morali della convivenza civile, presupposto indispensabile di
quella «ricostruzione morale» che avrebbe dovuto coronare la definitiva liberazione dal fascismo e
il pieno dispiegamento della democrazia, come trionfo dell’antifascismo. Gli entusiasmi e le
aspettative del 1945 si raffreddarono rapidamente. Ostacoli e rapporti di forze all’interno e sul
piano internazionale frenarono ogni slancio al rinnovamento. Le grandi conquiste istituzionali e
costituzionali rimasero perciò come la grande cornice esterna, le mura maestre di un edificio dai
contenuti non adeguati e non coerenti con quelle esteriori parvenze. Le componenti sono tante: Non
è soltanto il fallimento dell’epurazione, la sopravvivenza delle leggi fasciste né l’invadenza
clericale nella scuola; né l’uso delle forze di polizia nei conflitti di lavoro e nello scontro
sociale.» (Cit.)
Storia
Le crisi politiche (dalla nascita della prima repubblica alla stagione di Mani pulite negli anni '90).
Diritto
Corruzione, concussione e prescrizione del reato.
Biologia
Viagra, doping, differenza fra droga e farmaco.
Sociologia
Noam Chomsky, Ronald Dworkin, Vittorino Andreoli, Erich Fromm.
Pedagogia
Quintiliano (l'Institutio oratoria).