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Pirandello, Luigi - Percorso scaricato 47 volte

Luigi Pirandello

Nacque nel 1867 da una famiglia borghese. La sua famiglia, di origine ligure, si era stabilita da tempo in Sicilia trovando fortuna nell’industria e nel commercio dello zolfo. Frequentò l’università di lettere a Rom per poi trasferirsi a Bonn (Germania) dove si laurea nel 1891. L’anno successivo si trasferì a Roma per iniziare la sua carriera letteraria e sposò Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre, dalla quale avrà 3 figli. Nel 1893 scrisse il suo primo romanzo “L'esclusa” e l’anno successivo pubblicò una prima raccolta di novelle “Amori senza amore” a seguito di un’ allagamento della miniera del padre che porta la famiglia in gravi condizioni economiche. Questo evento da inizio alla malattia mentale della mogie che si rivolta più tardi come una follia persecutoria per il marito. Tutto ciò, condizionò notevolmente la vita personale ed artistica di Luigi Pirandello. In questo periodo inizia anche la sua doppia attività di scrittore e insegnante per arrotondare il suo stipendio. Nel 1910 iniziò la sua esperienza nel teatro e dopo 5 anni viene messa in scena la sua prima opera in tre atti “SE NON COSì” ed ebbe un successo mondiale. Si avvicinò anche al cinema infatti assistette alle riprese del film tratto dal suo romanzo “Il fu Mattia Pascal” ed ebbe un premio Nobel per la letteratura nel 1934. Secondo Pirandello, la realtà è vita cioè è in continua trasformazione e tutto ciò che si stacca da tale flusso e assume una forma individuale, muore. Così accade all’identità personale dell’uomo, che tende a cristallizzarsi in forme individuali anche se in realtà non si distingue ed è parte del flusso. Questa personalità di noi stessi non è attribuita solo da noi, ma anche altri possono etichettarci secondo il loro punto di vista. Tutte queste forme che vengono attribuite sono maschere, illusioni che ci poniamo e che ci impone il contesto sociale. Sotto queste maschere c’è un fluire indistinto di stati che continuano a trasformarsi. Questo pensiero di varie visioni e varie trasformazioni, portano alla frantumazione dell’ IO probabilmente dovuta alle tendenze spersonalizzanti della società. L’autore si avvicina alle teorie di Alfred Binet per quanto riguarda la personalità, a causa dei problemi legati alla malattia della moglie per cui, attraverso la teoria, amplia la sua concezione che nell’uomo ci sono più personalità che possono emergere. Il tema del doppio nelle sue opere è rappresentato in maniera diversa. Ne “Il fu Mattia Pascal” ci sono due esistenze del protagonista; Mancanza d’identità: per un beffardo scherzo del destino, Mattia viene identificato nel corpo di un cadavere che si suicida nel fiume. Ne approfitta della situazione per fuggire dalla sua vita da sposato e grazie ad una vincita al gioco, “seppellisce” l’identità di Mattia Pascal, per creare un alter-ego: Adriano Meis. Si il protagonista si illuse di poter vivere felicemente, poi si rende conto che non esiste perché in realtà è il “Fu Mattia Pascal” , l’identità che gli è altri gli avevano dato rendendolo un fantasma senza volto. Questo romanzo, spiega come l’uomo non può liberarsi dalla maschera che gli viene imposta dalla società. Invece nel romanzo “Uno nessuno e centomila”, il protagonista, Vitangelo Moscarda, scopre che gli altri hanno di lui una visione diversa da quella che egli stesso si è attribuito scoprendo di non essere uno, ma centomila; è convinto che il suo aspetto sia perfetto. Un giorno la moglie lo manda in crisi perche gli fa notare che ha il naso leggermente deviato. Va in crisi perché si rende conto che la moglie lo vede diverso da modo in cui si guarda allo specchio. Scopre quindi che le infinite “forme” che gli attribuiscono, sono forme in cui non si riconosce e si rende conto che non è più riconoscibile in nessuna identità L’espandersi dell’industria, l’utilizzo delle macchine al posto delle braccia umane, non fa altro che rendere l’uomo come un ingranaggio di una grande macchina. L’unica via di fuga è l’immergersi nel mondo fantastico ed immaginario (filosofia del lontano). Per la visione propria e degli altri si dice “1 e centomila”. Secondo il relativismo conoscitivo di Pirandello, la realtà è multiforme e ci sono diverse prospettive da cui guardarla e ognuno ha la propria verità che dipende dal suo modo di vedere le cose.

Poetica - L'umorismo

La visione del mondo di Pirandello influenza molto anche la sua poetica che traspare in molte sue opere, ma soprattutto nel suo saggio più famoso “L’UMORISMO” del 1908 considerato un testo chiave per entrare nel suo universo. Quest’opera è formata da due parti; la prima è storica in cui l’autore esamina l’arte umoristica. La seconda parte è teorica in cui Pirandello definisce il concetto di umorismo. Nell’opera umoristica, al contrario dell’opera d’arte, la ragione non si nasconde e analizza come un giudice la situazione e la scompone e fa emergere il contrario. L’umorismo infatti è il sentimento del contrario. C’è il classico esempio di una signora anziana vestita in modo poco consono alla sua età, truccata, con i capelli tinti, e si presenta in maniera goffa. Di fronte alla presenza di tale personaggio, si ha un’impressione comica perché si ha un avvertimento del contrario. A questo punto, l’umorista non si accontenta di sorridere ma vuole trarre delle conclusioni, capire il motivo per cui la donna si sia conciata in quel modo.


Poesie e Novelle

Pirandello compone poesie dall’età di 16 anni per un trentennio rifiutando però le tendenze contemporanee come il simbolismo, futurismo, e conserva le forme metriche tradizionali. Il poeta scrisse novelle in tutto l’arco della sua vita prima pubblicando su riviste e giornali per poi raccoglierle in volumi. Il primo volume è “Amori senza amore” e il secondo “Beffe della morte e della vita quand’ero matto”. Nel 1922 decise di creare un corpus unendo le vecchie novelle alle nuove novelle facendo “Novelle per un anno”. Proponeva una novella al giorno e prevedeva 24 volumi con 365 novelle; ne fece solo 15 di volumi con 225 novelle a causa della sua morte. All’interno della raccolta si posso distinguere le novelle collocate nella Sicilia contadina, che a prima vista possono ricordare il clima verista. Ma da un’attenta osservazione si può notare come Pirandello si distacca da questa concezione sia perché non da nessuna importanza alle condizioni sociali. Pirandello vede l’ambiente siciliano come una dimensione folcloristica e arcaica, terra di miti e superstizioni abitata da contadini, cogliendo il grottesco della vita. Le ultime 19 novelle si distinguono dalle precedenti perché riportano vicende surrealistiche, trattano infatti di sogni, di una dimensione onirica che consiste nel viaggio del protagonista nella sua vita interiore. Pirandello inoltre trasformò alcune sue novelle in romanzi o addirittura in commedie teatrali, infatti le utilizzava come trampolino di lancio se i personaggi o il racconto piaceva al pubblico. Le novelle più famose sono “Felicità”, “Ciàula scopre la luna”, “La Giara”, “Il treno ha fischiato” e “La carretta”.

Pirandello Pittore

Il poeta si interessa anche alla pittura fin da giovane, mostrando interesse per la pittura impressionistica cercando di esprimere, non solo con le parole, ma anche con le immagini, con la pittura, una realtà che va al di la di ciò che si percepisce. Per Pirandello, la pittura non è una semplice distrazione, ma il desiderio di dipingere nasce dalla necessità di evadere da un disagio provocato dalla malattia mentale della moglie. Nelle sue opere si vedono spesso paesaggi raffiguranti, agli occhi dell’autore, il rifugio. La scelta dei colori nei dipinti di Pirandello, non è casuale; i colori prediletti sono quelli freddi che stanno ad indicare la fuga dal reale. Utilizza le tonalità della scala del grigio e quindi i colori dominanti sono il grigio, il verde, il blu e l’azzurro mentre appare poco il rosso. L’azzurro indica la spiritualità, il verde è il colore della quiete e il blu è il colore della riflessione. Luigi Pirandello non era l’unico in famiglia con questa passione, infatti la trasmette anche al figlio fausto e alla sorella con cui eseguirà anche qualche sfida di pittura.


Il teatro di Pirandello

Nel 1920 la sua attività teatrale si intensificò a tal punto da dover lasciare la propria occupazione di insegnante universitario e decise di seguire la sua compagnia teatrale in tour in America. Questa sua attività teatrale fu resa possibile grazie al finanziamento dello stato infatti aderì al fascismo, ma il suo rapporto con il fascismo può definirsi ambiguo in quanto inizialmente appoggiò le idee fasciste convinto che potessero distruggere le cristallizzazioni sociali, ma ben presto si ritroverà deluso. Ma nonostante ciò, rimase con il fascismo non per le sue ideologie ma per i propri interessi, cioè, ottenere finanziamenti per dirigere la propria compagnia d’arte a Roma. Pirandello definì il suo teatro, teatro dello specchio perché in esso si rappresenta una vita nuda, senza maschera rappresentando quindi le sue verità e amarezze e fare in modo che lo spettatore, vedendo lo spettacolo, si riconosca come in uno specchio per diventare migliore. Nella sua attività teatrale, Pirandello, compose 43 opere tra drammi e commedie. Il suo teatro può comprendersi in quattro fasi:
1. Teatro Siciliano: in questa fase troviamo un Pirandello alle prime armi. Subisce influenze da parte del Naturalismo utilizzando tematiche come conflitti familiari, sociali e tradimenti.
2. Teatro nel grottesco: teatro umoristico; l’autore comincia a staccarsi dal naturalismo. Pirandello presenta personaggi che incrinano le certezze del mondo borghese: introducendo la versione relativistica della realtà, rovesciando i modelli consueti di comportamento, intende esprimere la dimensione autentica della vita al di là della maschera.
3. Teatro nel teatro: Pirandello mette in scena una recita nella recita in cui abolisce la quarta parete. Questa fase è rappresentata da “ Sei personaggi in cerca d’autore”. Dopo aver raccontato la loro vicenda, i sei personaggi convincono il capocomico a rappresentarla, rifiutando però l'assegnazione delle parti ai vari attori: essi vogliono rappresentare di persona il loro dramma. In questo periodo Pirandello ebbe un decisivo incontro con un grande autore teatrale italiano del XX secolo: Eduardo De Filippo. Conseguenza, oltre alla nascita di un'amicizia che durò tre anni, fu che l'autore napoletano sentì, come accadde in passato per quello siciliano, il bisogno di allontanarsi dal "regionalismo" dell'arte verista pur conservandone però le tradizioni e le influenze.
4. Teatro dei Miti: in questa fase ambienta le scene in luoghi fiabeschi e mitici; si rifà alla mitologia greca, l’unica capace di dare una risposta ai problemi dell’esistenza
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