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GEOGRAFIA (la globalizzaione):Con il termine globalizzazione si indica l'unificazione del mondo dal punto di vista economico, sociale, culturale e dei consumi.
La globalizzazione, che produce un annullamento delle frontiere, si fonda su quattro elementi: liberalizzazione degli scambi e degli investimenti internazionali, rivoluzione telematica, moltiplicazione dei concorrenti, delocalizzazione (spostare la produzione in un altro paese).
Negli ultimi anni il mercato economico è diventato globale: in pratica, il campo in cui si muovono le industrie, la finanza e le grandi somme di denaro si è allargato tanto da comprendere l' intero pianeta. Merci, denaro e uomini si muovono sempre più liberamente e le economie degli stati sono sempre più legate fra loro.
L'andamento economico di un paese influenza quello degli altri e i governi si trovano spesso ad affrontare situazioni che non possono controllare da soli. Nei casi più complessi interviene il FMI (Fondo monetario internazionale), organismo collegato all' ONU che controlla e guida l'economia internazionale.

La globalizzazione si riflette in ogni aspetto della nostra vita e, grazie alla pubblicità, si diffondono ovunque gli stessi messaggi, che condizionano i nostri consumi (le nostre abitudini di acquisto) e il nostro stile di vita. Lo stile che si sta diffondendo in particolar modo quello americano.
Lo stile globalizzato è rappresentato dai loghi, immediatamente riconoscibili. I più diffusi sono: la Coca-Cola, McDonald's e Nike. Si è persino arrivati ad usare il Big Mac per confrontare il valore delle monete mondiali rispetto al dollaro.
La nuova organizzazione globale dell'economia ha determinato la concentrazione della ricchezza in tre zone del mondo: Europa Occidentale, America Settentrionale e Asia Orientale.
In queste zone avvengono la maggior parte degli investimenti e degli scambi commerciali. Qui viene garantito il potere politico ed economico a livello mondiale.
Inoltre, in queste zone hanno sede le più grandi multinazionali, che rappresentano il motore del mercato globale.
Un numero sempre crescente di grandi società considera come proprio mercato quello globale, uscendo dal mercato limitato del proprio paese d'origine. Questo fatto incrementa le vendite, ma porta anche a sfruttare le materie prime e la bassa manodopera dei paesi in via di sviluppo.
Proprio a causa di ciò; le multinazionali sono accusate di contribuire alla crescita del divario fra Nord e Sud del mondo. La globalizzazione ha spesso daneggiato i paesi in via di sviluppo e perciò sono nati numerosi movimenti di protesta, chiamati "no global".
Con la globalizzazione si corre il rischio dell'omologazione, cioè l' annullamento delle diverse caratteristiche dei vari paesi, invece bisognerebbe valorizzare gli elementi di diversità, considerati da molti come una vera e propria ricchezza, un patrimonio da tutelare. Quindi tutti dovrebbero difendere e conservare la propria identità nazionale.

ITALIANO (pro e contro della globalizzazione):La globalizzazione ha degli aspetti sia positivi (pro) sia degli aspetti negativi (contro), come evidenzia il saggio di Sergio Calzone tratto da "Noi e l'attualità".
Gli aspetti negativi evidenziati dall'autore sono:
• il fatto che le multinazionali, costruiscano le loro sedi nei Paesi del Sud e nell'Europa orientale per sfruttare i bassi salari, le leggi sui prodotti inquinanti meno severe e le materie prime poco costose e spesso, come considera Calzone: " [...] quei governi concedono volentieri, pur di attirare occasioni di lavoro." ;
• la disoccupazione nei paesi industrializzati a causa dello spostamento di aziende in paesi dove il lavoro costa meno, come espone l'autore: " Molte aziende, infatti, preferiscono investire in zone più redditizie e meno soggette ai controlli. A queste preoccupazioni, molti governi e tutti gli industriali rispondono in pratica che nel mondo globale è assurdo aspettarsi un lavoro sicuro e duraturo." ;
• l'omologazione, cioè ogni aspetto della vita è ispirato a un certo modello uguale per tutti, ovunque nel mondo, e il modello che spicca sempre di più è la cultura anglosassone, di cui l'inglese è la lingua veicolare. Calzone inoltre ci fa notare che: " Oggi in effetti la pubblicità spinge all'acquisto delle stesse merci in ogni angolo del pianeta ed esse sono disponibili in tutti i negozi del mondo proprio grazie ad una rete di trasporti mai così capillare ed efficiente." Inoltre afferma che: " Andando quindi in giro per il mondo, il viaggiatore si sente spesso intorno un'atmosfera familiare perchè, se cammina in strada, i manifesti sui muri pubblicizzano spesso prodotti che egli conosce bene; se accende la televisione, assiste a spot pubblicitari già visti nel suo Paese [...]: mai come con la globalizzazione si può toccare con mano come gli esseri umani siano uguali in tutto il mondo." ;

• scomparsa di lingue e anche di intere culture, come considera Calzone: " Ogni anno nel mondo spariscono venticinquemila lingue, parlate magari da poche migliaia di persone, ma che rappresentano anche modi diversi di pensare. Ancora negli anni Cinquanta si parlavano sulla Terra seimila lingue, mentre oggi non sono neppure più di tremila: tra un secolo ne saranno rimaste cento o poco più. In un mondo che uniforma tutto, nessuno si preoccupa di salvare lingue che siano parlate da poche persone, perchè sono ritenute <<inutili>> [...]." ;
• il disboscamento, l'inquinamento, la comparsa di nuove malattie mai viste e molto altro, sempre causato dallo spostamento di queste imprese, in più l'autore espone anche un altro problema: " Capita così che, qualche anno dopo l'impianto si uno stabilimento accolto con gioia perchè assicura lavoro, incomincino a comparire malattie mai viste prima e che è difficile non mettere in relazione ai materiali trattati nelle lavorazioni. A volte la popolazione tace; altre volte, invece, iniziano lunghe contese legali destinate a durare anni, per chiedere indennizzi, mentre magari si continua a morire."
• l'enorme ricchezza di alcune multinazionali che per evitare la concorrenza si uniscono o comprano altre aziende o multinazionali per poi eliminarle, così facendo sono sempre meno le imprese e Calzone dice anche che: " Queste società finiscono così per non avere neppure una vera e propria nazione di appartenenza: i loro dipendenti sono sparsi in tutto il mondo e questo li rende molto meno uniti e molto meno combattivi nel difendere i loro diritti." ;
• la possibilità di peggiorare sempre di più la differenza tra il Nord e il Sud del mondo.
Vi sono, però, anche alcuni vantaggi come:
• la diminuzione della povertà (come sostengono i favorevoli alla globalizzazione), come l'autore afferma nel suo saggio: " [...] lo sviluppo del commercio, le tecnologie innovative, la possibilità di trovare nuovi luoghi dove investire il denaro, la diffusione dei mezzi di comunicazione stanno alimentando la crescita dell'economia e offrono la possibilità di creare grandi profitti ma anche di aiutare i Paesi in via di sviluppo e di vincere la battaglia contro la povertà nel mondo." ;
• il fatto di far conoscere ai paesi non democratici la libertà attraverso Internet, televisione e molto altro. Come dice Calzone: " [...] diventa così sempre più difficile per i governi non democratici tenere i loro cittadini all'oscuro dell'esistenza nelle altre nazioni della democrazia, di forme diverse di governo, della libertà stessa." ;
• abbattere vecchie barriere tra i popoli ed eliminare pregiudizi e limitazioni alla libertà delle persone, proprio come afferma l'autore: " Il confronto tra le culture dovrebbe quindi estrarre il meglio da tutte e <<globalizzare>>, appunto, una cultura mondiale che sia un po' la sintesi di tutte quelle presenti nel mondo."

STORIA (terza rivoluzione industriale):La globalizzazione ha avuto inizio con la terza rivoluzione industriale ed è in questo periodo che il mondo è diventato un villaggio globale.

La terza rivoluzione industriale ha avuto inizio dopo la seconda guerra mondiale. Essa è caratterizzata da un insieme di fattori che hanno prodotto un radicale cambiamento nelle fonti energetiche, nel sistema di produzione, nelle comunicazioni, nella tecnologia e nella ricerca scientifica e ha modificato moltissimo le abitudini di vita di tutta la popolazione mondiale.
Tra le novità più importanti ricordiamo: l'utilizzo dell'energia atomica, l'astronautica, l'informatica e le biotecnologie.
Grazie alla terza rivoluzione industriale il settore principale è diventato il terziario, non più il primario e il secondario, e il mondo è diventato un villaggio globale, infatti il mondo è diventato più piccolo, grazie allo straordinario sviluppo delle comunicazioni, alla televisione ed al computer.
La scoperta che ha avuto più influenza per arrivare al villaggio globale è stata quella dell'informatica e della telematica, che hanno permesso lo scambio di informazioni multimediali.
Il mondo è diventato anche un unico grande mercato dove i capitali e le merci si muovono sempre più liberamente e gli operatori delle borse, principali artefici di ogni contrattazione, si informano su ciò che capita negli altri paesi, perchè le loro economie sono integrate e questa integrazione è progressiva e procede ad un ritmo vertiginoso.
Un tempo gli stati nazionali difendevano le loro economie imponendo delle tasse doganali sulle merci straniere, ma ora, grazie alle multinazionali, non è più così: le merci per lo più sono libere di circolare.
Nel dicembre 1999 si è svolta a Seattle la conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) che si prefigge di discutere temi quali la tutela dell’ambiente, la globalizzazione dei mercati, il debito dei paesi del Terzo mondo. La conferenza si chiude senza alcun risultato significativo a causa della protesta del "popolo di Seattle", un composito movimento internazionale.
Queste proteste sono scoppiate a causa della paura dei rischi che porta con sè la globalizzazione: se l'economia si pone come obiettivo solo il profitto , lo si cercherà sempre nei paesi dove la manodopera è a basso costo e ciò significherebbe un eccessivo sfruttamento dei paesi sottosviluppati e disoccupazione nei paesi industrializzati.
La terza rivoluzione industriale ha portato anche a una forte emigrazione dagli paesi sottosviluppati ai paesi ricchi o verso il paese c'è stato, in passato, un legame coloniale.
Questi flussi migratori producono delle conseguenze sia nei paesi di partenza sia nei paesi di arrivo infatti nei paesi di partenza c'è meno competizione per ottenere il poco lavoro disponibile, e viene favorito il trasferimento di denaro dai emigrati che lavorano all'estero alla propria famiglia. Nei paesi di arrivo invece cresce la popolazione e molti lavori che la popolazione locale rifiuta vengono svolti da questi immigrati. Si crea, a volte, una difficile convivenza fra le diverse etnie, producendo talvolta il razzismo.
Il fenomeno dell'emigrazione provoca dolore agli emigranti, ma riequilibra la demografia.

TECNOLOGIA (internet):Internet è il media che si è dimostrato avere la più ampia capacità di diffusione attraverso le diverse aree geografiche del pianeta, favorendo la diffusione di diverse culture in diversi continenti e paesi.
Internet cominciò a formarsi in seguito ad esigenze tecnologico-militari, nel periodo della guerra fredda. Inizialmente fu costituita un’agenzia, l’ARPA, che doveva interessarsi sia dei programmi di ricerca e sviluppo militari, sia del progresso delle tecnologie di comunicazione.
La situazione di tensione venutasi a creare, in un momento in cui c’era il rischio concreto di un conflitto atomico, portò alla decisione del governo degli Stati Uniti d’America di affidare all’Arpa un progetto per la realizzazione di una rete di telecomunicazioni che potesse garantire la circolazione delle informazioni anche in caso di guerra, nonostante la distanza e i nodi guasti o distrutti.
Venne realizzata l' ARPANET, una rete telematica in grado di collegare centri di ricerca e università statunitensi.
I diversi computer comunicavano tra loro grazie al protocollo IP (Internet Protocol), un protocollo che garantisce la comunicazione anche tra computer diversi e con sistemi operativi diversi.
Nel 1972 già veniva utilizzata la posta elettronica e nel 1980 nacque INTERNET come interconnessione tra ARPANET e CSNet (Computer Science Research Network), una rete progettata dai ricercatori di informatica e destinata a connettere le varie università americane, tramite un gateway (= sistema di rete che consente il passaggio dei dati verso altre reti) basato sui protocolli TCP/IP.
Una evoluzione nella crescita di Internet si ebbe con NSFNet (National Science Foundation Network) che collegava diversi supercomputer ciascuno dei quali fungeva da server per altrettante reti locali, connessi tra di loro tramite linee telefoniche. Ciascun supercomputer era poi connesso, sempre mediante linee telefoniche, ad altri computer. In tal modo ciascun computer poteva comunicare con un qualsiasi altro computer della rete. Nel 1990 NSFNet soppiantò definitivamente ARPANET e questo aprì la strada all’utilizzazione commerciale e civile della rete. Cominciarono a svilupparsi le backbone (spina dorsale), le dorsali, cioè le reti principali ad alta velocità - collegate tra di loro non da linee telefoniche, ma da linee ad alta velocità – ciascuna delle quali poi collegava, mediante linee telefoniche, le reti locali.
Nel 1990 al CERN (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra) alcuni ricercatori informatici incaricati di realizzare un sistema che consentisse anche la condivisione tra utenti diversi di dati non testuali (immagini, suoni, filmati), così diedero origine al linguaggio HTML (Hyper Text Markup Language) che consente, oltre che a gestire informazioni di diversa natura (testuali e multimediali), anche di collegare diversi documenti tra di loro mediante opportuni link. Questo linguaggio è divenuto lo strumento più potente per distribuire informazioni su Internet ed ha introdotto quella architettura denominata WWW (World Wide Web), la “ragnatela di dimensioni mondiali” che consente la navigazione, cioè la consultazione semplice e veloce degli archivi e dei documenti presenti nei computer della rete.
Nel 1994 David Filo e Jerry Yang diedero vita a Yahoo!, il primo Motore di ricerca e nel 1998 nacque Google.
Col tempo, si è evoluto in uno strumento di massa, aperto alla divulgazione di notizie di qualunque tipologia e in qualunque campo, alla vendita di prodotti e servizi. Essa è una fonte d'informazioni talmente ampia e variegata che può produrre benefici considerevoli tanto nel lavoro quanto nello studio, se ben utilizzata.
Nelle infrastrutture in fibra i dati viaggiano attraverso impulsi luminosi veicolati da cavi in fibra di vetro e polimeri plastici. Grazie alle caratteristiche dei cavi, i segnali si propagano rapidamente su lunghe distanze, sfruttando una banda di frequenze elevate. Con la fibra è dunque possibile trasmettere grandi quantità di dati in tempi ridotti.
Oltre a garantire una maggiore velocità di navigazione, la fibra ottica assicura una linea più stabile e sicura, libera da interferenze elettromagnetiche e con una migliore resistenza alle condizioni meteo. L'unico svantaggio può essere rintracciato sul fronte dei prezzi, che risultano ancora leggermente più elevati.

EDUCAZIONE MOTORIA (olimpiadi):Le Olimpiadi sono un grande evento globale, capace di affascinare e coinvolgere il mondo intero e anche un'ottima occasione per incontrare e conoscere diverse culture, anche per favorirne il dialogo.
Le Olimpiadi sono il complesso di competizioni sportive internazionali.
Probabilmente le prime olimpiadi si sono svolte nel 776 a.C.
I Giochi olimpici, celebrati in onore di Zeus nella città sacra di Olimpia ogni quattro anni nei mesi estivi, erano i più antichi e i più solenni fra i quattro giochi panellenici celebrati dai Greci. Gli altri erano i Giochi pitici, in onore di Apollo Pitio, i Giochi nemei, in onore di Archemoro, figlio del re di Nemea, Giochi istmici, in onore di Posidone. Vi era poi anche una serie di giochi minori di carattere locale, i più importanti dei quali erano i Giochi panatenaici che si svolgevano ad Atene, a partire dal 566 a.C., in onore di Atena Pallade.
Inizialmente, si disputavano solo diversi tipi di corse podistiche alle quali si aggiunsero poi pentathlon, pugilato, corse con i cavalli, quelle armate, quelle con i carri e il pancrazio (unione di pugilato e lotta). Alle gare non erano ammessi stranieri, schiavi e persone disonorate. Le donne, alle quali era vietato persino assistere alle gare (almeno fino al 396 a.C.), organizzavano ad Argo, sin dal 6° secolo a.C., propri Giochi, detti erei perché dedicati a Era.
Ancora oggi, le olimpiadi si svolgono ogni quattro anni, in una città di volta in volta diversa, ma sempre sotto l'egida del Comité international olympique (CIO) e raccolgono sotto un'unica bandiera atleti provenienti da quasi tutti i paesi del mondo.
A differenza di una volta alle Olimpiadi possono partecipare tutti, anche se in numero limitato, anche le donne.
Le olimpiadi fa sì che dietro e dentro la competizione fra gli atleti, ci si ripresenta il set dei valori olimpici: fair play, partecipazione, amicizia, lealtà, solidarietà, impegno, rispetto, coraggio, miglioramento di sé, pace, uguaglianza e internazionalismo. È questo umanesimo illuminato che conferisce ai Giochi un’attrattiva capace di coinvolgere il mondo intero, a prescindere dalle differenze culturali, e che va oltre il puro spettacolo sportivo.
Le olimpiadi si dividono in: Olimpiadi estive si affiancano anche le Olimpiadi invernali e le paraolimpiadi, dedicate ad atleti disabili.
Le Olimpiadi invernali raggruppano gli sport che si praticano sulla neve o sul ghiaccio, invece le paraolimpiadi sono olimpiadi normali, ma dedicate agli atleti con una disabilità fisica.
I simboli legati alla manifestazione, che ancora oggi contribuiscono a mantenerne la solennità e il fascino sono: la fiamma olimpica, la bandiera bianca con cinque cerchi di colore diverso, intrecciati a simboleggiare l'unione dei popoli dei cinque continenti, la staffetta con la fiaccola, il giuramento di un atleta in rappresentanza di tutti i partecipanti , e quello di un giudice. Tutti gli atleti sono ospitati in un villaggio olimpico appositamente costruito, e dal 1956, durante la cerimonia di chiusura, entrano nello stadio non più divisi per nazione, come nella cerimonia di apertura, ma tutti insieme, proprio per indicare l'unità di tutti i partecipanti al termine delle gare.

SCIENZE (il cibo e la globalizzazione):Un esempio di globalizzazione può essere il cibo, che sta diventando sempre più omogeneo, che però non comporta delle belle conseguenze.
L’alimentazione è un atto sociale che riguarda le comunità e le nazioni del globo. Negli ultimi 30 anni c’è stata una rivoluzione globale nella produzione di massa dei beni, nelle tecnologie, nella comunicazione planetaria, ma soprattutto c’è stata una vera e propria rivoluzione nei consumi alimentari.
Dei ricercatori dell’International Center for Tropical Agriculture (CIAT, membro del consorzio CGIAR), hanno messo in luce, numeri alla mano, come l’umanità faccia sempre maggior affidamento su poche varietà di specie: il grano è la principale coltura nel 97,4% dei paesi, il riso nel 90,8%, la soia nel 74,3%; accanto a esse stanno crescendo d’importanza le coltivazioni di piante ad alto contenuto energetico come le palme da olio e i girasoli. Ma stanno scomparendo insieme a queste piante coltivate da millenni, quelle tradizionali e utilizzate dai nostri predecessori, tra le quali, per esempio, il sorgo, il miglio, la segale, le patate dolci, la manioca e lo yam per citare solo le più note.
In pratica è che oggi, nonostante una maggior disponibilità di alimenti rispetto al passato, si assiste ad una minore varietà alimentare, con una riduzione di assunzione di cibi salutari.
Siamo passati da una dieta prevalentemente onnivora ad una dieta che privilegia l’assunzione di carni e di cibi ad alto contenuto di zuccheri-sale-grassi. Tutto ciò, oltre che sulla salute dell’uomo, ha un impatto negativo sul nostro pianeta. Per esempio una dieta che privilegia gli alimenti che si trovano al vertice della piramide alimentare (per i quali la frequenza di consumo dovrebbe essere minore), oltre ad avere un impatto negativo per la nostra salute, ha un impatto negativo sull’ambiente perché l’impronta ecologica che la produzione di questi cibi lascia sulla terra è molto grande. Se guardiamo i terreni diventano sempre più poveri per l'assenza di rotazione e per lo sfruttamento intensivo e industriale, e sulle stesse piante, che sono sempre più vulnerabili alla siccità, alle malattie e ai parassiti i quali, grazie alla globalizzazione del commercio in mano a poche mega multinazionali, si diffondono molto più rapidamente che in passato.
Oltre a ciò si aggiunge anche il fatto che i Paesi sviluppati consumano più terra di quella che hanno a disposizione, questo significa che per produrre i nostri alimenti, “consumiamo” terreni e risorse di altri Paesi.
Tutto ciò ha anche contribuito a creare un grave squilibrio della popolazione mondiale tra persone in sovrappeso e di persone denutrite.
La dieta di tutto il mondo sta andando verso l’omogeneità, quella di gran parte dell’Africa e di parte dell’Asia ha ampliato il suo menu, affiancando agli alimenti tradizionali quelli globalizzati. Ma non si tratta di una buona notizia, perché oggi milioni di persone in più rispetto al passato, anche grazie all’aumento del reddito, all’urbanizzazione e alle conoscenze (maturate anche attraverso le pubblicità) apprese in rete, cercano alimenti ricchi di calorie, proteine animali, zuccheri, grassi, causando la crescente diffusione delle malattie cosiddette da benessere, legati agli eccessi nel consumo di cibi altamente lavorati. Il tutto agevolato e incrementato dalle multinazionali alimentari e del fast food, che fanno di tutto per sostenere il trend, visto che in alcuni paesi occidentali (e soprattutto del Nord Europa) è in calo.
Per evitare ciò si consiglia di:
• Aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sull’importanza di avere una dieta sana, ma anche di nutrirsi in modo consapevole rispetto alla fonte degli alimenti.
• Promuovere attivamente l’adozione di molte più varietà di sementi in tutto il mondo, per aumentare la varietà genetica, ridurre in questo modo la vulnerabilità di tutto il sistema alimentare e prepararsi meglio alle nuove sfide rappresentate dal mutamento climatico, dall’aumento della domanda di cibo, dalla scarsità d’acqua e dall’impoverimento dei terreni.

INGLESE (Coca-Cola):An example of multinational known throughout the world is The Coca-Cola Company which produces the famous drink well-known as Coke or Coca-Cola.
Coca-Cola is now part of globalization. People know and drink Coca-Cola all over the world.
It says that the Coca-Cola bottle is the most recognised object in the world. Hundreds of millions of people can recognise a Coke bottle by its shape, even if they cannot see it! And the Coca-Cola logo is the most famous logo in the world. Unlike any other famous commercial brand, it has not changed in 100 years ! But the story of Coca-Cola is even older than that.
It was invented by John Pemberton, a pharmacist, in 1886, as a drink. He invented a new type of syrup, initially using coca leaves, sugar and cola nuts, plus a few other secret ingredients! Pemberton sold it as a refreshing drink and his goal was to make people feel better, But he soon removed the coca leaves and added soda as a new ingredient.
Nevertheless, Pemberton's drink was not very successful, so he sold his secret formula to a businessman, Asa Candler.
Candler was thus the man who established the Coca-Cola Company and the success of Coca-Cola was due to his aggressive marketing of the product.
The famous bottle, with its very distinctive shape, was designed in 1916.
During the First World War, American soldiers in Europe asked for Coca-Cola, so the Coca-Cola Company began to export the drink to Europe. It was so popular with soldiers, that they had to start bottling the drink in Europe.
Today, Coca-Cola is made all over the world, including Russia and China; it is the world's most popular drink.
As for the famous formula, it is probably the world's most valuable secret! The exact ingredients for making Coca-Cola are only known to a handful of people.

FRANCESE (l'Orèal):L'Oréal est une marque connue dans le monde entier et elle peut aussi être considérée comme un logo de la mondialisation.
L’Oréal est un groupe industriel français de produits cosmétiques. La société, a été créée le 30 juillet 1909.
L’origine de l'Oréal remonte au 14 novembre 1907, lorsque Eugène Schueller, jeune chimiste français d'origine alsacienne diplômé de l'Institut de chimie appliquée de Paris (devenue l'École nationale supérieure de chimie de Paris) en 1904, dépose à l'Office national de la propriété industrielle une demande de brevet d'invention concernant un procédé de teinture pour cheveux et poils.
À sa sortie de l'Institut de chimie appliquée de Paris, Eugène Schueller devient assistant préparateur à la Sorbonne et en cette époque il met au point une formule de teinture permettant de couvrir les cheveux blancs.
La nuit, il fabrique les produits conformément à son brevet, et les vend la journée sous la marque "Oréal" qu'il a déposée le 31 décembre 1907. Mais le succès n'est pas au rendez-vous.
Fasciné par l'enthousiasme de Eugène Schueller, André Spéry, comptable originaire d'Epernay et employé du fabricant de spiritueux Cusenier, lui apporte les 25 000 Frs d'un récent héritage afin de fonder le 30 juillet 1909 la Société française de teintures inoffensives pour cheveux.
En 1936, au décès d'André Spéry, l'entreprise devient une SARL.
Eugène met également ses moyens personnels à la formation d'un groupe d’extrême-droite, le comité secret d’action révolutionnaire (CSAR), qui sera connu sous le nom de La Cagoule, dont André Bettencourt fait partie. Le siège de L'Oréal abritera de nombreuses réunions de l'organisation.
Pendant la Seconde Guerre mondiale la société Nestlé devient l'un des principaux actionnaires de l'Oréal.
Au décès de Eugène Schueller en 1957, François Dalle devient PDG du groupe. Le fondateur avait confié vers la fin de sa vie : « Je suis un homme de petites et moyennes entreprises, mais Dalle, c'est l'homme des grandes perspectives, c'est lui qui fera l'Oréal. ». Liliane Bettencourt est alors l'unique héritière.
Aujourd'hui elle est devenue un groupe international, leader mondial de l'industrie cosmétique.

ARTE (Takashi Murakami):Un artista che può rappresentare la globalizzazione è Takashi Murakami che mischia la Pop Art con i manga giapponesi.
Il suo lavoro è prevalentemente fumettistico, spazia dalla pittura alla scultura, dagli orologi alle T-shirt e molto altro.
I suoi quadri presentano: colori vivaci, facce buffe, coloratissimi mostri dai denti aguzzi e piccoli fiori sorridenti...
La sua poetica ruota attorno al concetto di Superflat/Superpiatto, termine utilizzato per definire la mancanza di profondità prospettica.
Pur essendo una vera star nel sistema dell’arte contemporanea, Murakami investe le proprie opere pittoriche di significati molto profondi. Influenzato dalla storia recente del suo paese ed in particolare della tragedia di Fukushima, a cui ha anche dedicato il ciclo degli Arhat (nel buddismo persone perfette, prossime al nirvana).
Si fa anche degli autoritratti che con un suo personale linguaggio espressivo, con la serenità dei volti dipinti e con dei formati anche di 15 metri di lunghezza, è in grado di portare alla riflessione.
Murakami è uno degli artisti più noti nel panorama internazionale, nel 2008 la rivista TIME lo ha definito il più influente rappresentante della cultura giapponese contemporanea.
Egli nasce a Tokyo il 1 Febbraio 1963 da una famiglia giapponese modesta.
Dopo essere stato un tipico ragazzino otaku, tutto manga e videogame, si laurea in Nihon-ga, (pittura giapponese tradizionale), dove si predilige l'uso del colore, alla Tokyo National University of Fine Arts and Music.
All'università vinse anche una borsa di studio che gli permise di andare in America, dove scoprì la Pop Art ben diversa dallo stile classico a cui era abituato e che lo influenzerà molto nei suoi lavori.
Infatti lui mischia i personaggi dei manga giapponesi con la pop art e li chiama "Poku", dalla fusione delle parole otaku e pop.
I disegni di Takashi Murakami non compaiono solo sulle passerelle di moda, ma sono ovunque, sui dischi, sui tappetini per il mouse, su cover di iPod, su giocattoli e sui gadgets di ogni tipo.
Come desiderava, Takashi Murakami ha fondato la KaiKai Kiki, una scuola-studio dove gli allievi, imparano la storia dell'arte antica giapponese e possono creare liberi da qualsiasi problema finanziario, crescendo e facendosi conoscere.
Per sostenere la creatività dei giovani giapponesi ha pure inventato la Geisai, Fiera d'Arte giunta alla XII edizione, dov'è invitato a esporre chiunque abbia un talento artistico.
Murakami lavora e vive alla Hiropon factory, dove coltiva i suoi hobby come la cerimonia del tè e le sue opere sono state esposte nei musei più importanti di tutto il mondo.

MUSICA (world music):La globalizzazione ha anche influenzato la musica facendone nascere un nuovo genere di musica, contaminata da musiche di diverse culture, chiamata world music.
A partire dagli ultimi decenni del XX secolo il linguaggio musicale si è rinnovato, grazie anche ai contributi provenienti da culture e Paesi extraeuropei. I nuovi mezzi di comunicazione hanno permesso infatti la diffusione della musica di tutti i Paesi nel mondo, fino a poco tempo fa sconosciuta e lontana: in questo modo è nata la world music o musica nel mondo.
La world music si caratterizza per la mescolanza di tradizioni, sonorità, ritmi, strumenti e ha dato vita a composizioni nuove e originali. Fanno parte di questa corrente sia artisti europei e americani che hanno fuso la tradizione occidentale con i ritmi africani o asiatici, sia, viceversa, artisti extraeuropei che hanno avvicinato la musica tradizionale dei loro paesi di origine agli stili e alle sonorità in voga in Occidente.
Tra i più conosciuti rappresentanti della world music ricordiamo:
• Nusrat Fateh Khan (1948-1997), cantante di origine pakistana, ha fatto conoscere a tutto il mondo il Quawalli, l'antico canto della tradizione musulmana.
• Youssou N'Dour e Papa Wemba, appartenenti alla cultura africana del Senegal e del Congo, hanno inserito nella loro musica elementi derivati dalla musica rock e ritmi di origine caraibica, pur conservando la vocalità originaria dei loro Paesi.
• Ravi Shankar, straordinario interprete della musica indiana, è il concertista che ha contribuito più di ogni altro alla diffusione e conoscenza delle sonorità dell'India. I musicisti pop e jazz hanno spesso introdotto nel loro organico il sitar, strumento che hanno conosciuto proprio grazie ai suoi concerti. Ravi Shankar ha partecipato, nel 1971, al famoso concerto a favore delle popolazione del Bangladesh e ha suonato con George Harrison, il chitarrista dei Beatles.
• Peter Gabriel, leader per tre anni del gruppo rock Genesis, ha fondato un'etichetta discografica, la Real Wolrd, con cui ha lanciato il genere della world music, pubblicando dischi di musicisti provenienti da varie parti del mondo.
Per comprendere meglio la world music è indispensabile anche conoscere i caratteri essenziali della musica degli altri paesi.

BIBLIOGRAFIA:
• G. Gentile - L. Ronga La storia in rete vol. 3b, Varese 2015
• G. Pezzi - R. Soglia - P.G. Zauli Ritmo! vol. a, Milano 2013
• R. De Marchi - F. Ferrara - G. Dottori I viaggi di mister Fogg - Gli scenari della geografia vol. 3, Torino 2008
• R. Zordan Il narratore - Antologia vol. 3, Milano 2014

SITOGRAFIA:
• www.altervista.org
• www.aggiornamentisociali.it
• www.fr.wikipedia.org
• www.en.wikipedia.org
• www.giocampus.it
• www.ilfattoalimentare.it
• www.lastampa.it
• www.settemuse.it
• www.silab.it
• www.stilearte.it
• www.****.it
• www.wordpress.com

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