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Capitolo 9


il viaggio a Monza: il barcaiolo fa scendere Renzo, Agnese, e Lucia sulla sponda opposta dell’Adda, poi si allontana dopo aver ricevuto ringraziamenti e aver rifiutato i soldi che Renzo voleva dargli. Lì ad aspettarli c’era il calesse con il suo conduttore che li portò a Monza. Il conduttore li condusse alla locanda, dove si riposarono. Le due donne poi incoraggiarono Renzo a dirigersi a Milano per rispettare i consigli di Don Abbondio per evitare pettegolezzi dato che era con loro. Quando Renzo si congedò trattenne a stento le lacrime, mentre Lucia pianse e si mostrò addolorata per la separazione.
Agnese e Lucia da padre guardiano: il conduttore del calesse condusse Agnese e Lucia al convento dei padri cappuccini, l’umo andò a chiamare padre guardiano che sull’uscio lesse la lettera di padre Cristoforo con i dettagli della storia che vede come protagonista Lucia e disse che solo la “Signora” poteva aiutarli e invita le donne a seguirlo ma con una certa distanza per evitare pettegolezzi dato che si trovava in compagnia di due donne una delle quali era “bella giovine”. Mentre si diressero al convento delle monache le due donne domandarono al conduttore chi fosse e egli risponde che si trattava di una monaca figlia di un nobile molto potente a Milano e a Monza e per questo la monaca era molto rispettata all’interno del monastero. Quando giunsero al monastero padre guardiano congedò il conduttore per qualche ora e fece sostare le due donne nelle stanze della fattoressa che mentre padre guardiano era andato a chiedere udienza alla monaca continuò imperterrita a fare domande alle due donne, quando le accompagnò al parlatorio gli spiegò come comportarsi con la “signora”.
Agnese e Lucia parlano con Gertrude: Lucia non è mai stata in un convento equando entrò nel parlatorio rimase stupita di non vedere la monaca alla quale avrebbe voluto rivolgere il suo inchino, vede poi padre guardiano avvicinarsi a una finestrella protetta da una grata che si apriva sulla parete al di là della quale c’era Gertrude in piedi. Le due donne non fecero caso all’abbigliamento della monaca poco consono a una vita laica poichè aveva la tunica attillata sui fianchi e ciocche di capelli che fuoriuscivano dal velo e le due donne si fecero avanti inchinandosi. Gertrude incuriosita chiede altre informazioni sulla storia ma Lucia arrossì e così incominciò a parlare la madre che però fu fermata da un’occhiataccia di padre guardiano e incominciò a spiegare alla monaca che Lucia era perseguitata da nobile prepotente che le impedì di sposarsi e che è il motivo della fuga dal loro paesino poi la donna domanda a Lucia se quel cavaliere era davvero per lei un “persecutore odioso”.

Colloquio tra Gertrude e Lucia


Lucia era molto imbarazzata e cominciò a balbettare e intervenne Agnese che spiegò il ripugno della figlia verso quel cavaliere ma Gertrude zittì Agnese e la rimproverò di parlare senza essere interrogata e padre guardiano spiega a Lucia che sarà lei a dover raccontare le cose come stanno allora Lucia confermò la versione della madre e che preferirebbe morire piuttosto finire nelle mani di quel cavaliere supplicando Gertrude di concedere loro la sua protezione. Così la monaca decide di ospitare le donne nell’alloggio che la figlia della fattoressa dopo essersi sposata lasciò libero, nel frattempo però le due donne dovevano svolgere i lavori che prima svolgeva la figlia della fattoressa. Dopo aver congedato Agnese e padre guardiano la Monaca trattenne Lucia e prese accordi con la badessa. Mentre il frate andò a scrivere una lettera a padre Cristoforo per informarlo. Nel frattempo la donna si appartò con Lucia abbandonando il ritegno che aveva mostrato prima con anche padre guardiano e Agnese e incomincia a parlare con Agnese di argomenti poco consoni all’ambito laico.

La storia di Gertrude: la prima infanzia


Inizia un lungo flashback che narra dell’infanzia della monaca: Gertrude è l’ultima figlia di un ricco e potente principe di Milano il quale ha deciso che solo il primogenito avrà il patrimonio mentre tutti gli altri figli si dovranno dedicare alla vita laica. Quando Gertrude nacque gli fu imposto questo nome dal padre per ricordare l’idea del velo claustrale. I suoi primi giocattoli sono delle bambole vestite da monaca e quando la madre e il fratello maggiore le vogliono fare un complimento le dicono sempre: “che madre badessa!”. Nessuno le dice mai che dovrà diventare monaca in modo esplicito me le viene fatto capire e le insinuano questo pensiero nella testa in ogni modo.

Gertrude entra in monastero


A sei anni Gertrude viene mandata come educanda nel monastero a Monza della quale il padre è il feudatario. La badessa e le altre monache del convento trattano in modo particolare Gertrude per suo padre, ha molti privilegi e viene chiamata la “signorina”. Ma non tutte le monache erano complici de padre. Passarono gli anni e Gertrude si vantava con le compagne del suo destino di badessa e di monaca, ma non suscitò la reazione di invidia che si sarebbe aspettata, scopre che le altre educande si sarebbero volute sposare, al che Gertrude incomincia a pensare che dopotutto nessuno poteva forzarla a prendere i voti, ma questo significava non rispettare la volontà del padre. Gertrude era gelosa delle sue compagne e incomincia a trattar male e a far pesare la sua superiorità nel convento, per lei inoltre la religione diventa fonte di ulteriori timori e paure.

Gertrude scrive la lettera al padre


La badessa sfruttò un momento di debolezza per far scrivere al vicario delle monache la supplica per essere ammessa al noviziato, ma dopo Gertrude si pentì. Successivamente la ragazza avrebbe dovuto passare un periodo nella casa paterna e Gertrude coglie l’attimo perché pensava che fosse un buon momento e si fece consigliare da una compagna di scrivergli una lettera ma non fu una buona idea, infatti Gertrude poi venne convocata dalla badessa che le riferì la collera del padre per un peccato da lei commesso.

Gertrude torna a casa dal padre. Il biglietto al paggio


Arrivò finalmente il momento di tornare a casa che Gertrude aspettava con ansia ma anche con timore poiché avrebbe dovuto affrontare la sua famiglia. Quando arrivò a casa fu trattata con disprezzo e con freddezza come se avesse commesso un reato. Gertrude poteva prendere parte alla compagnia dei genitori solo in ore stabilite, non poté nemmeno uscire di casa neanche per andare in chiesa poiché ce n’era una congiunta al palazzo e quando c’era una visita la ragazza veniva mandata all’ultimo piano insieme ad alcune vecchie servitrici con cui spesso doveva cenare. Tutti i servitori si rivolgevano a lei con disprezzo come la famiglia tranne un giovane paggio il quale si mostra gentile e compassionevole nei suoi confronti, questi sentimenti incominciarono ad attirare la sua attenzione ma finì per infatuarsi. Gertrude incominciò a suscitare sospetto e venne tenuta d’occhio fino a quando una cameriera la sorprese mentre scriveva un biglietto d’amore per il paggio e glielo strappò di mano e lo consegnò al padre.

Il principe punisce Gertrude


Il principe rimproverò la figlia e la punì rinchiudendola in camera sotto la sorveglianza della cameriera che l’aveva sorpresa, in più il padre licenzio il paggio e gli disse di non rivelare nulla sull’accaduto. La giovane era così demoralizzata che incominciò a pensare che il velo sarebbe stata la soluzione ai suoi problemi anche perché è molto pentita per il peccato commesso. Dopo quattro o cinque giorni una mattina dopo vari dispetti con la cameriera, Gertrude decise di scrivere una lettera al padre per mettere fine a questa storia, in cui chiede perdono per il peccato commesso e si dichiara pronta a fare qualsiasi cosa per ottenere il suo perdono.
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