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elenco delle principali similitudini presenti nei Promessi Sposi


Elenco delle principali similitudini dei Promessi Sposi


Eccole principali similitudini presenti in alcuni dei capitoli dei Promessi Sposi:

- Capitolo 10: "Come un fiore appena sbocciato, s'abbandona mollemente sul suo fragile stelo, pronto a concedere le sue fragranze alla prim'aria che gli aliti punto d'intorno".

- Capitolo 11: "Come un branco di segugi, dopo aver inseguita invano una lepre, tornano mortificati verso il padrone, co' musi bassi, e con le code ciondoloni, così, in quella scompigliata notte, tornavano i bravi al palazzotto di don Rodrigo".

- Capitolo 12: Fece come una donna stata giovine, che pensasse di ringiovinire, alterando la sua fede di battesimo.

- Capitolo 16: Milano, quand'io ne sono uscito, pareva un convento di frati.

- Capitolo 20: "Come l'aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all'intorno tutto lo spazio dove piede d'uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto".

- Capitolo 21: similitudine relativa al risveglio notturno di Lucia che si trova nel castello dell'Innominato: "era il lucignolo della lucerna, che, vicino a spegnersi, scoccava una luce tremola, e subito la ritirava, per dir così, indietro, come è il venire e l’andare dell’onda sulla riva".

- Capitolo 23: "Don Abbondio, a quelle dimostrazioni, stava come un ragazzo pauroso, che veda uno accarezzar con sicurezza un suo cagnaccio grosso, rabbuffato, con gli occhi rossi, con un nomaccio famoso per morsi e per ispaventi, e senta dire al padrone che il suo cane è un buon bestione, quieto, quieto".

- Capitolo 23: "Sul volto dell'innominato si vedevano, per dir così, passare i pensieri, come, in un'ora burrascosa, le nuvole trascorrono dinanzi alla faccia del sole, alternando ogni momento una luce arrabbiata e un freddo buio".

- Capitolo 24: "La povera Lucia, sentendo che il cuore era lì lì per pentirsi, ritornò alla preghiera, alle conferme, al combattimento, dal quale s'alzò, se ci si passa quest'espressione, come il vincitore stanco e ferito, di sopra il nemico abbattuto: non dico ucciso".

- Capitolo 27: "Finalmente nuovi casi, più generali, più forti, più estremi, arrivarono anche fi no a loro, fi no agli infi mi di loro, secondo la scala del mondo: come un turbine vasto, incalzante, vagabondo, scoscendendo e sbarbando alberi, arruffando tet-ti, scoprendo campanili, abbattendo muraglie, e sbattendone qua e là i rottami, solleva anche i fuscelli nascosti tra l’erba, va a cercare negli angoli le foglie passe e leggieri, che un minor vento vi aveva confi nate, e le porta in giro involte nella sua rapina."

- Capitolo 37: "per non prendere una similitudine da cose vive; che ci aves-se poi a toccare qualche scappellotto".

- Capitolo 38: "Non crediate però che non ci fosse qualche fastidiuccio anche lì. L’uomo, l’uomo, fin che sta in questo mondo, è un infermo che si trova sur un letto scomodo più o meno, e vede intorno a sé altri letti, ben rifatti al di fuori, piani, a livello: e si figura che ci si deve star benone. Ma se gli riesce di cambiare, appena s’è accomodato nel nuovo, comincia, pigiando, a sentire qui una lisca che lo punge, lì un bernoccolo che lo preme: siamo in somma, a un di presso, alla storia di prima. E per questo, soggiunge l’anonimo, si dovrebbe pensare più a far bene che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio. È tirata un po’ con gli argani, è proprio da secentista; ma in fondo ha ragione."

- Capitolo 38: "Come que' cavalli bisbetici che s'impuntano, e si piantan lì, e alzano una zampa e poi un'altra, e le ripiantano al medesimo posto, e fanno mille cerimonie prima di fare un passo, e poi tutto a un tratto prendon l'andare, e via, come se il vento li portasse".

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