Gli spiriti dell’aria di Kurt Diemberger


L’alpinismo non è solo uno sport perché la montagna non è lo strumento della nostra attività agonistica ma una creatura viva, in continuo cambiamento, che può diventare nemica e pericolosa, abitata da elementi naturali, o da “spiriti”, come sostiene l’alpinista Diemberger. Scalare un monte è una sfida che deve essere condotta con umiltà, è lotta con se stessi, è prova ed è ascolto, è soprattutto essenzialità: la montagna aguzza lo sguardo interiore e insegna a riconoscere la presenza di Dio… o degli Dèi.
Gli spiriti dell’aria è stato pubblicato a Londra nel 1994 ed è il diario di viaggio di un instancabile esploratore, sempre pronto ad ascoltare i messaggi che gli provengono dalla Natura. Nel resoconto delle sue avventure, dai ghiacci della Groenlandia, ai canyon dell’Arizona, alle montagne delle Hawaii, egli ha anche occasione di presentare alcuni grandi personaggi come il leggendario alpinista Benoît Chamoux, scomparso nel 1995 sulla vetta del Kangchenjunga, in Nepal, o l’altoatesino Reinhold Messner, che ha scalato quattordici “ottomila”.
Kurt Diemberger alpinista, esploratore, documentarista, è nato a Salisburgo, in Austria, ma risiede in Italia da molti anni. Ha al suo attivo imprese memorabili come la scalata di due “ottomila” della catena himalayana senza ossigeno e senza portatori: il Broad Peak nel 1957, quando perse la vita il suo amico Hermann Buhl, uno dei più grandi rocciatori di tutti i tempi, e il Dhalaulagiri nel 1960. fa parte di quell’ultima generazione di alpinisti, attivi negli anni Cinquanta e Sessanta, non compromessi con l’industria dello sport e dello spettacolo, che hanno cercato la grande impresa con il minimo uso di materiali artificiali. Diemberger ha anche esplorato foreste, ghiacciai e deserti, conducendo una vita vagabonda, sempre in bilico tra desiderio d’avventura e attaccamento alla famiglia.
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