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Beppe Fenoglio – Una questione privata: Recensione
La vicenda è ambientata negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945). L’armistizio del governo Badoglio e le rappresaglie dei nazi-fascisti sono temi dominanti nel racconto. Milton è un giovane partigiano badogliano di Alba che lavora nell’UNPA, ovvero l’Unione Nazionale Protezione Antiaerea; la guerra gli ha strappato tutto, anche la ragazza che ama, Fulvia, che è fuggita a Torino per rifugiarsi dai bombardamenti nemici. Durante una spedizione passa vicino alla vecchia casa di Fulvia e lì incontra la portinaia, che gli svela che pare che ci sia una relazione nascosta tra Fulvia e il suo migliore amico, un partigiano della Stella Rossa, di nome Giorgio Clerici. Milton è sconvolto e corre subito verso l’altro campo partigiano per chiedere spiegazioni all'amico Giorgio, ma, dopo la fatica di un viaggio intralciato dalla nebbia, scopre che Giorgio è fuori, e dopo svariate ricerche e attese, scopre che è stato catturato da una pattuglia fascista di passaggio. Subito cade nel panico, sia per la preoccupazione per l’amico, sia per la verità che deve sapere su Fulvia, che è messa a repentaglio. C’è solo un modo per riavere indietro l’amico: usare un prigioniero come merce di scambio. Purtroppo i pochi prigionieri catturati venivano subito uccisi, così Milton dovette girare a lungo, ma senza risultati. Tuttavia, grazie alle indicazioni di una signora, riesce a prendere in ostaggio il sergente fascista Alarico Rozzoni, ma a metà strada tenta di ribellarsi e viene sparato e accidentalmente ucciso da Milton, che rassegnato decide di ritornare ad Alba. Nei pressi della città viene inseguito da più gruppi di soldati e viene ucciso. Nonostante il racconto sia basato sulla finzione, esso riesce a creare un’eccezionale sintonia tra realtà e finzione, descrivendo accuratamente le caratteristiche dell’epoca e le idiozie e atrocità nazi-fasciste e facendo trasparire i commenti realistici dei personaggi: i soldati che si chiedono quando finirà la guerra, il comandante degli osservatori che raccomanda a Milton che quando finirà la guerra dovrà uccidere tutti i fascisti, senza avere pietà nemmeno di un prigioniero; la preoccupazione dei compagni di Milton per alcuni commilitoni prigionieri nei lager nazisti e mai tornati. Emergono d’altra parte anche gli aspetti più crudeli del fascismo: la martellante propaganda, che ha riscontro nel comportamento della maestra inneggiante alla gloria fascista descritto dal commilitone di Milton Matè, ma soprattutto l’odio immotivato immesso nei soldati, che quando sanno della morte del loro sergente si vendicano uccidendo due civili, tra cui un innocente bambino di quattordici anni. La morte di Milton rappresenta migliaia di altri partigiani che hanno sacrificato la vita per due ideali: patria e amore. Il libro mi è piaciuto perché tratta un argomento molto interessante, ma soprattutto testimonia come uomini comuni, non ministri o generali, siano riusciti a cambiare il destino d’Italia, appellandosi non a odio o desiderio di potere, ma a ideali di libertà e democrazia.

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