Possession di Antonia Byatt


Con l’evolversi della mentalità, delle convenzioni sociali e delle virtù morali, cambiano le ideologie condivise, i comportamenti, e perfino i sentimenti. Forse rimane inalterata la profondità degli affetti, ma l’adesione consapevole a quegli affetti, l’attribuzione di valore e il rapporto tra mondo emotivo e stile di vita subisce modificazioni profonde. Nei tempi che stiamo vivendo non è più proponibile un modello di amore “di coppia” in cui l’”altro” sia l’unico scopo di vita, in una devozione assoluta risolta anche in totale appagamento. I nostri condizionamenti culturali genererebbero frustrazione per la rinuncia a una realizzazione autonoma, e un senso di dipendenza più o meno inconscio. Il grande amore è certamente ancora possibile, e reale, ma si “mette in scena” secondo categorie intellettuali e sentimentali molto diverse. Scopriamole in questo dialogo di un romanzo uscito in edizione italiana nel 1992.
Il romanzo Possessione (Possession, 1990), della scrittrice inglese Antonia Byatt, porta un sottotitolo significativo: Una storia romantica. È infatti un vero romanzo d’amore, anzi le storie d’amore sono due, una ambientata nell’Inghilterra degli ultimi anni Ottanta, l’altra nella società vittoriana del secolo Ottocento. La struttura del romanzo è piuttosto complessa: si compone di più narrazioni e di documenti – opere letterarie, diari, lettere – per lo più costruiti ad arte dall’autrice, ma presentati come autentici. L’effetto è quello di un’opera polifonica, fatta di ambienti e mentalità presentate in un continuo mutare di prospettive, che viene componendosi come un affascinante puzzle grazie all’attiva e abile collaborazione del lettore. È forte lo scarto, il senso di novità rispetto al romanzo dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento, il cui centro era saldamente occupato dal narratore, onnisciente o autobiografico.
Antonia Byatt è diventata scrittrice a tempo pieno solo dopo il 1983, quando ha abbandonato il suo posto di insegnante di letteratura inglese all’università di Oxford. Anche in precedenza aveva però affiancato alla sua attività di critico letterario e di docente la produzione più propriamente letteraria.
Nelle sue opere (romanzi e racconti) è spesso presente un’impronta accademica: in molti casi il racconto muove da spunti letterari o da figure del passato, specialmente dell’età vittoriana, di cui la Byatt è specialista.
Un’importanza centrale è riservata anche alla contemporaneità, in particolare alla posizione della donna. Molte delle sue opere sono state tradotte in italiano; fra tutte, ricordiamo Possessione, Angeli e insetti, Storie di Matisse, Tre storie fantastiche, La torre di Babele.
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