sy13 di sy13
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Nati due volte


Il libro inizia con un capitolo dal contenuto molto toccante, in quanto parla della sensibilità e capacità di comprendere le sensazioni di qualsiasi persona, tanto che, questa voglia del protagonista di cambiare, non per gli altri ma, per se stesso, lo spinge a dare il massimo, impegnandosi in ciò che per gli uomini “normali” è una banalità: per esempio camminare.
La storia di Paolo viene descritta in maniera lenta ma molto coinvolgente, in cui ogni passo e ogni momento viene proposto esaurientemente e dettagliatamente.
Paolo è un ragazzo, un disabile che presenta diverse problematiche.
La sua nascita è stato un evento molto atteso per tutti, ma da subito complicato, tanto da preoccupare il padre a tal punto che decide di recarsi presso la cappella dell’ospedale, implorando e sperando che il parto vada bene.
Istintivamente il padre si precipita a verificare la salute di sua moglie Franca e con sua grande sorpresa questa lo esorta ad andare a vedere come sta il piccolo.
Dopo una corsa fino all’incubatrice che ospitava suo figlio, il capo famiglia assume un’aria preoccupata che prevale sulla gioia.
Scopre di avere un figlio che presenta delle “diversità” a livello sia fisico che psicologico.
Cominciano così i sensi di colpa: si chiede se il fatto che la moglie abbia scoperto la sua relazione con un’altra donna possa, in qualche modo, aver compromesso la gravidanza, danneggiando il feto....
Una sola professionista, una fisiatra, ha avuto la sincerità di prospettare loro i problemi che avrebbe avuto Paolo. E proprio perché troppo catastrofica, non si sono più rivolti a lei
A questo punto il protagonista si pone una domanda (che fatta da noi sembra) insignificante: cos’è il normale?
Vedendo suo figlio, il padre ragiona su cose che prima sembravano scontate e la sua risposta è una ed è molto semplice: è quando non si è colpiti dalla diversità.
Il protagonista rammenta, con un flashback, che pochi anni prima, come insegnante, si era trovato in una classe composta da alunni, una dei quali era speciale.
Era una ragazza che essendo timida non riusciva a tirare fuori tutta la sua voce durante le interrogazioni.
Questo, i professori l’avevano capito e non la forzavano più di tanto, tutti tranne uno che per “vendicarsi “ di lei fece in modo di darle un 4, e questo solo perché diceva di esse sordo e di non sentire cosa la ragazza diceva.
Tutti erano contrari a questa sua “punizione”, però nessuno lo aveva mai convinto a cambiare atteggiamento. Era molto testardo, anche se poi la promosse grazie all’intervento del preside.
In un’estate molto calda la famiglia di Paolo decise di andare al mare, e presero l‘occasione per scattare delle fotografie.
Quelle che ritraevano Paolo, erano numerose, perchè suo padre voleva a tutti i costi farlo sembrare il più possibile normale.
Era tutto inutile, Paolo era proprio come un burattino senza fili, cadeva da tutte le parti non era capace con i suoi muscoli di reggere il peso del corpo.
Paolo aveva un fratello di 3 anni più grande, Alfredo, che si divertiva a vederlo crollare come un salame dalle scale.
La realtà era un’altra: Alfredo era geloso; infatti da quando Paolo era nato, lui non era più al centro dell’attenzione, perchè i suoi genitori si preoccupavano molto più di Paolo che di Alfredo e questo lui non lo sopportava più.
Per questo faceva di tutto pur di non aiutarlo.
Un giorno, il padre di Paolo venne invitato dal direttore della scuola elementare, uomo che non godeva di un’ottima fama, a fare due chiacchiere .
Questo non lasciò indifferente il professore, costretto a sentire quell’uomo che tutti giudicavano, per il suo comportamento, alquanto strano, tanto è vero che, non sapendo dove volesse andare a parare, decise di non rispondere mai con piena sincerità alle domande di quel vecchietto, leggermente disabile per un problema alla gamba.
Per guadagnarsi la sua fiducia, il direttore mise in luce il suo desiderio che Paolo frequentasse la sua scuola, promettendo delle insegnanti che lo avrebbero seguito nel migliore dei modi.
Alla fine il direttore dell’istituto gli chiese, oltre ad un parere personale su di un libro di poesie scritte da lui durante il suo tempo libero, di parlare con il suocero affinché questi parlasse bene della sua raccolta con i vertici delle case editrici più importanti. Al netto rifiuto del professore a prestarsi a questa cosa, il direttore cominciò a prospettare la possibilità che quella certa classe, dove aveva pensato di inserire Paolo, non ci fossero più posti disponibili......
Dopo qualche giorno, il padre e Paolo decisero di andare dalla psicologa, in un luogo che lei diceva essere un’isola felice, in quanto tutti potevano confidarsi apertamente, senza vergognarsi della propria situazione.
Finalmente il padre decise di chiedere a Franca se, secondo lei si poteva convincere suo padre a “fare pubblicità”, a livello editoriale, per il direttore, quello che lui chiamava “lo zoppo”. Con grande sorpresa del padre, capito lo scopo, il nonno si dichiarò disponibile a fare questa “raccomandazione”.
Il padre decise di conoscere la nuova maestra di scuola di Paolo, che non aveva mai avuto in classe un alunno disabile. La maestra ritenne opportuno recarsi a casa loro e conversarono a lungo. I genitori di Paolo parlarono del loro figlio in modo ancora più grave di quello che era nella realtà, in modo che lei avesse chiaro l’impegno che avrebbe dovuto affrontare.
Paolo andava a scuola in go-kart: macchina che suo fratello aveva sempre desiderato e che, invece, non era mai arrivata (anche per questo Alfredo provava invidia per ciò che aveva Paolo).
Gli sforzi e i traguardi che Paolo riusciva ad ottenere con la sua volontà erano molti e per ognuno di questi c’era sempre suo padre a vederlo.
Dopo diverse settimane eccolo di nuovo dalla psicologa. Mentre parlavano di errori sul lavoro, al padre era venuto da dire che i suoi sbagli non ricadevano su altri, mentre quelli di un medico sì.
Il padre mentre era nello studio della dottoressa, cominciò a raccontare di un evento successo la passata estate: aveva voluto fare il bagno al mare con le bandiere rosse perché il forte vento formava grandiose onde. Dietro di lui era entrato in acqua anche un amico che, travolto dalle onde, stava per annegare. Alla fine il bagnino era intervenuto e aveva dovuto portare in salvo entrambi.
Un giorno i genitori di Paolo cominciarono a fargli domande di matematica per vedere se sapesse ragionare e non imparasse a memoria, ma, come sempre, Paolo si arrese senza più ragionare. I genitori non riescono a capire se, quando sbaglia, Paolo lo fa di proposito o meno.
La memoria del padre torna al giorno in cui si è recato dalla Preside di quella che sarebbe diventata la nuova scuola di Paolo, la scuola media. Il figlio era stato inserito in una classe in cui ci sarebbe stato uno solo dei suoi compagni delle elementari. Paolo si era trovato molto bene all’interno di quella classe ed anche i suoi compagni gli si erano affezionati e avrebbero avuto piacere di continuare a stare insieme. Il padre quindi cercava di convincere la dirigente scolastica a spostare Paolo in una sezione diversa per consentirgli di avere le frequentazioni di prima. La posizione della Preside, dapprima rigidamente rispettosa della burocrazia, si è lentamente ammorbidita fino a concedere quanto richiesto.
C’è un ricordo della madre e nonna di Paolo che li aveva sempre molto aiutati nella gestione del bambino. Aveva attivamente partecipato alla ginnastica del piccolo ma se n’era andata prima di poterlo vedere camminare.
Con un flashback al padre ritorna alla memoria un consulto da uno specialista che con poche parole aveva demolito il lavoro fatto con Paolo, per sancire che chi si era sbagliato era stato proprio il medico.
Questo ricordo si contrappone ad un altro risalente a quando Paolo aveva 3 mesi. Allora, il professore, aveva esposto loro le possibili situazioni di salute del ragazzo nel lungo termine. A distanza di tempo il padre lo ringrazia per l’umanità con cui li ha informati e per l’incoraggiamento avuto.
Ragazzi e ragazze è l’argomento che il papà cerca di affrontare con Paolo.
Ogni volta che Paolo raggiungeva importanti traguardi si aspettava non sorpresa da parte del padre ma una manifestazione di fiducia. Per un po’ il padre si era mostrato entusiasta dei progressi come se non se li aspettasse.
La telefonata di una ragazza, fatta per prenderlo in giro, lo amareggia e demoralizza. Nonostante le rassicurazioni del padre, lui molto realisticamente, è consapevole che lo scherzo era rivolto a lui perché disabile.
Segue una riflessione del padre sulle sue aspettative di guarigione di Paolo mediante le preghiere a Dio. La fede è mezzo per la salvezza, mentre per una persona disabile, la fede è conquista. Paolo, infatti, è bravo a consolare chiunque ne abbia bisogno.
Il ragazzo riesce ad essere divertente quando ricorda un medico del Centro dove lui si recava, che non gli era simpatico. Lo definiva “nano”.
L’accoglienza riservata a Paolo all’inizio della vacanza a Creta ed il trattamento riservatogli durante il soggiorno sono meravigliosi. E’ proprio vero che diversi sono i modi di affrontare l’handicap altrui.
L’ostinazione del padre a fare gite su percorsi accidentati rende nervosa Franca, ma esalta Paolo.
Bertoia, saggio pensionato, cerca di convincere il padre di Paolo ad entrare nella testa del ragazzo per capirlo meglio. La cosa terrorizza il papà che rifiuta l’esperimento.
“I figli disabili sono più maturi” afferma un collega del padre a proposito di come i figli accolgono i rimproveri dei genitori. E’ vero invece che questi ragazzi hanno bisogno di essere trattati in modo normale ed anche i rimproveri rientrano in questa normalità.
Il padre, per molto tempo, ha temuto l’elettroencefalogramma perché aveva paura che rivelasse cosa non funzionava nella testa di Paolo.
Paolo ha parlato durante l’assemblea degli studenti e…. lo hanno lasciato parlare!
Dopo ben tre assenze, finalmente il padre decide di assistere alla recita annuale dei disabili e la cosa lo diverte, ripensando alle sue stesse recite.
In attesa dell’apertura del sipario fa alcune considerazioni sul bene e il male e arriva alla conclusione che il bene è tutto ciò che amici, parenti ed estranei fanno per suo figlio senza aspettarsi nulla in cambio.
Il papà di Franca sta manifestando i sintomi dell’invecchiamento: capita che non ricordi i fatti, non ricorda i nomi, e inizia così, di quella parola dimenticata, una ricerca che sembra un quiz.
Questo fa riflettere, in modo divertito, Paolo che, temendo che anche il padre possa diventare come il nonno, è preoccupato di ciò che lo aspetterà.
Il libro termina confermando che la vita è nostra e non si può rinunciare né alle cose positive né a quelle negative.

Commento


I capitoli si snodano in ricordi di eventi non in ordine cronologico. Sembrano senza una logica, ma credo che ciò che si vuole evidenziare sia proprio il modo in cui ciascuno, nelle situazioni più diverse, reagisce davanti all’handicap, sia che si tratti di diretti interessati, di familiari o di perfetti sconosciuti.
Ora capisco perché il professore aveva detto “Questi bambini nascono 2 volte”. Effettivamente la prima è una nascita per natura e la seconda è quella che viene loro permessa, nel tempo, da ciascun di noi, per quel contatto, anche minimo, o rapporto di qualsiasi tipo, che con noi loro avranno.
E’ un libro difficile e in certi momenti persino brutale, che cerca di far immedesimare il lettore in questa esperienza di vita, in cui nessuno vorrebbe mai ritrovarsi.
E’ una situazione che non si può ignorare. E’ e sarà, da quel momento in avanti, un bambino o ragazzo che sia, che ha bisogno di ogni nostra attenzione e ogni riservatezza di dialogo. Ogni parola fuori posto che si possa riferire al suo essere lo potrebbe far sentire ciò che effettivamente è: un ragazzo diverso.
Devo ammettere che questo non è il genere di libro per cui impazzisco, però mentre lo leggevo mi sono ricordata di un mio amico con il quale giocavo da piccola, era un po’ strano ma io, all’età di 5 anni, non ci facevo caso: era uno dei tanti amici che avevo con cui giocare, normale come tutti gli altri.
Crescendo mi sono resa conto che i bambini tra loro non fanno discriminazioni, mentre gli adulti, magari senza volerlo, diversificano, con il modo di approcciarsi, una persona per il suo aspetto e per il suo “non essere nella norma”.
E’ anche vero che non si ha mai l’esatta percezione di ciò che significa avere o vivere insieme a queste persone fino a che non se ne fa esperienza diretta.
Nel libro si fa riferimento anche ai compromessi a cui si deve arrivare per ottenere quelli che, molto spesso, sono dei diritti sanciti anche dalla legge. Purtroppo è una realtà, non la fantasia del narratore.
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