E' tutto un ciclo che si ripete

Tutti noi siamo sempre stati abituati a credere in qualcosa di divino, magari dai nostri genitori dopo aver qualche guaio da piccolini o magari dai racconti fantasiosi dei nostri nonni. Ogni famiglia ha una propria credenza.. c’è chi crede in una seconda vita, chi crede che se stiamo stati cattivi una vita sconteremo tutta la nostra cattiveria precedente, chi crede che avremo una seconda vita in cui saremo l’ opposto di quello che ora siamo. Quasi tutti conoscono la famiglia Bianchini nel piccolo, pettegolo paesino situato in Campania, in sud Italia. Una bella famiglia con sani valori, generosa con il prossimo e stimata per la sua semplicità e non per la voglia di apparire. Un uomo gracilino, bassino sulla cinquantina, baffi sempre ordinati e la moglie Anna una donna sulla quarantina, cicciottella, bassina e con un visino che alla sola vista ispira dolcezza. Dopo tanti tentativi erano riusciti ad avere una figlia, alla quale avevano donato tanto amore essendo figlia unica. La figlia era una bimba carina, paffutella, guanciotte rosse, ingenua che, come i genitori si faceva subito voler bene. Nel paesino, la famiglia Bianchini era l’ unica apprezzata, l’ unica di cui nemmeno le vecchiette pettegole parlavano male. La bimba che i due coniugi avevano chiamato Grazia, intanto cresceva e si distingueva per la sua umiltà e bravura già alle elementari… tornava ogni giorno da casa con la sua cartellina color rosa porcellino con soddisfazione e con un sorriso che se avesse avuto tutti i denti permanenti avremmo potuto definire un sorriso a trentadue denti. Faceva i compiti appena pranzato e poi aiutava la madre nelle piccole faccende domestiche senza mai lamentarsi e senza mai essere sgridata. Era il 31 Ottobre 2010, Grazia aveva 9 anni e tanta voglia di andare a fare dolcetto o scherzetto per i vicoli ciottolati del paesino, si era messa d’ accordo con i suoi amici, si era vestita da un’ elegantissima sposa cadavere, si era truccata con dei colori spenti ed era partita con tanta golosità. Una volta ritornata a casa e attenuata l’ eccessiva preoccupazione dei suoi genitori, mangiò i suoi dolci conquistati in quella serata e andò a dormire. Nella notte fece un sogno molto strano, mai fatto prima, un incubo. Sognò di essere in una galleria buia, stretta e lunga, il posto non era individuabile; poteva sembrare un bunker sotterraneo degli anni ’60, un bunker tipicamente americano. Non sognò altro, solo una galleria.. molto probabilmente quel sogno era durato solo pochi secondi, ma alla bambina sembrava esser durato un’ eternità ed era rimasta spaventata o perché non aveva mai fatto realmente un incubo o magari perché aveva visto qualcosa di veramente pauroso in cui forse si era rispecchiata anche se apparentemente non aveva niente a che fare. La mattina, comunque si sveglio normalmente e dimenticò quello che aveva sognato credendo fosse troppo stupido per una bambina grande come lei credere ancora nei sogni. La sua vita proseguiva meglio che mai, alle volte ripensava a quello strano sogno fatto e che non si era più ripetuto ma poi cancellava subito quei pensieri dalla mente, magari anche con un sorriso. Stava diventando una bella ragazzina e quandò arrivò Halloween dell’ anno successivo aveva meno voglia di andare a fare dolcetto o scherzetto magari credendo di essere un po’ cresciuta per fare questo genere di cose. Nella notte sognò tutto quello che aveva sognato nello stesso giorno, nello stesso mese dell’ anno precedente.. questa volta però vide anche, mentre dormiva, una vampira che si aggirava con aria vendicativa per quel tunnel. Vedeva una vampira con gli abiti stracciati, sangue tra i denti e una gigantesca cicatrice sulla gola. Dopo quella notte si stupì di aver sognato sempre la stessa cosa dell’ anno precedente ma non ci fece caso, non pensò alla coincidenza dello stesso giorno nello stesso mese e andò avanti come sempre non pensandoci più. Passò un anno, si ricordò del sogno fatto lo scorso anno lo stesso giorno dello stesso mese ma comunque sognò sempre la stessa cosa ma con in più un particolare, quella vampira che le assomigliava fedelmente aveva azzannato una donna legata ad una sedia e già ferita quasi mortalmente. Appena svegliata, con gli occhi semichiusi vide un vampiro che diceva con molta semplicità ‘Toccava a lei, ora tocca a te’. La ragazzina, voleva attribuire quella visione solo ad un’ allucinazione dovuta a un grosso spavento, si voleva convincere che fosse così, ma non ci riusciva, c’ era qualcosa che non quadrava, per lei era impossibile pensare che avesse avuto solo un’ allucinazione. La sera dopo, il 1 Novembre si addormentò con un po’ di ansia che però non dava a vedere ai suoi genitori. La notte non fece sogni strani, ma si sveglio nel bel mezzo della notte nello stesso bunker che aveva sognato, legata alla stessa sedia che aveva sognato già imbrattata di sangue e ferita quasi mortalmente, vide una vampira che le si stava avvicinando e in un attimo ebbe come un’ illuminazione, quella che aveva sognato in diverse parti era la sua vita precedente in cui era stata una vampira spietata con una difficile infanzia, era l’ opposto della sua vita. Era un’ illuminazione che però non avrebbe potuto spiegare a nessuno perché stava per morire azzannata da una vampira, che nella vita precedente era stata impersonata proprio da lei. E’ tutto un ciclo, un ciclo che si ripete.

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