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Elio Vittorini - Il garofano rosso: analisi dell’opera e dei personaggi


Il “Garofano rosso”, pubblicato a puntate nella rivista “Solaria” tra il 1933 e il 1934, è il primo romanzo di Vittorini. L’opera è incentrata sul racconto della formazione politica e dell’educazione sentimentale di Alessio Mainardi, il quale concepiva il fascismo come l’espressione di una vita ribelle, coerente con il desiderio tipico della gioventù di cambiare il mondo. Il romanzo, ambientato a Siracusa nel 1924, descrive la crescita fisiologica e cronologica del protagonista, che vive sotto l’influenza del regime totalitario fascista. Alessio è uno studente liceale tormentato dalle questioni amorose e da quelle di matrice politica. Infatti, da un lato egli è inquieto a causa dell’amore che prova per Giovanna, compagna di scuola che gli ha concesso un bacio e regalato un garofano rosso, mentre dall’altro è fervente a causa dell’adesione convinta alle squadre nere del fascismo emergente. Deluso dall’esperienza amorosa con Giovanna, Alessio intraprende una relazione con Zobeida, la quale gli sottrae furtivamente il garofano rosso. Il fiore diventa così sia il simbolo dell’affetto irrealizzato e puro (provato da Alessio nei confronti di Giovanna), sia il simbolo dell’amore passionale e travolgente (che Alessio condivide con Zobeida).
Nella prefazione del romanzo, scritta in seguito alla pubblicazione in volume del libro, Vittorini afferma che “Il garofano rosso” rappresenta la testimonianza del fascino fatale che il fascismo esercitò sui giovani, alla ricerca di un movimento aggressivo e vitale in cui convogliare le proprie tendenze ribelli e il proprio violento moralismo. Il romanzo, inoltre, risente dell’immaturità dell’autore, il quale inizialmente fu un fervente fascista riconoscendo solo in seguito la brutalità e le efferatezze perpetrate dal regime totalitario.
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