La fontana malata di Aldo Palazzeschi


Propongo la lettura di La fontana malata per presentare un’altra figura di suono fondamentale: l’onomatopea, cioè quella parola che limita un determinato suono oppure che contiene in sé alcuni elementi di quel suono (onomatopea in senso stretto).
Una fontana, nel mezzo di un signorile giardino, continua a gocciolare. È inutile qualsiasi tentativo di farla smettere. Palazzeschi si diverte a imitare con tutti i suoni possibili lo sgocciolare fastidioso della fontana, e nello stesso tempo fa una feroce parodia di una serissima poesia molto in voga ai suoi tempi, La pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio.
Oltre che una parodia di La pioggia nel pineto, La fontana malata è anche una presa in giro di un movimento artistico del periodo, il Crepuscolarismo, che si compiaceva di descrivere ambienti quotidiani e malinconici (giardini e fontane facevano parte del repertorio dei Crepuscolari) e i cui poeti si descrivevano come malati, malinconici, desiderosi di morire (“malati” come la fontana, desiderosi di morire come l’”io” di questa poesia).
Aldo Palazzeschi è un poeta bizzarro e irriverente. Le sue opere più importanti riguardano i primi vent’anni del Novecento, epoca di grandi cambiamenti nel mondo dell’arte e della letteratura europee. Palazzeschi fu vicino a vari movimenti artistici rivoluzionari di quegli anni, in particolare al Futurismo, ma non si identificò mai completamente con alcun gruppo perché il suo carattere indipendente e ironico non gli permetteva di sentirsi totalmente e definitivamente legato a una posizione predeterminata.
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