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Elio Vittorini - Conversazione in Sicilia: trama e descrizione dei personaggi


Il romanzo fu pubblicato a puntate sulla rivista “Letteratura” tra il 1938 e il 1939. Esso costituisce il manifesto dell’impegno etico e civile dell’autore contro il regime totalitario fascista. Vittorini cela il proprio messaggio di critica e protesta tramite l’uso ponderato di un linguaggio simbolico e allusivo. Egli descrive la propria terra, di cui riscopre le terribili condizioni di vita, trasformandola in una metafora del mondo intero e dell’esistenza collettiva. L’opera è caratterizzata dalla commistione tra realismo, evidente nella descrizione dei paesaggi e nella stesura dei dialoghi che seguono la tecnica dell’impersonalità verista, e simbolismo, che invece può essere avvertito nel significato emblematico e allusivo che nel romanzo assumono alcuni personaggi i quali, esprimendosi con un linguaggio ambiguo e cifrato, forniscono al lettore più interpretazioni dell’opera. Esempi di tali personaggi sono il Gran Lombardo il quale, con la ricerca di nuovi e più alti doveri, simboleggia l’impegno di cambiare e migliorare la società); l’arrotino, che rappresenta il simbolo dell’ira che cova nell’animo degli uomini offesi; baffi e senza baffi (due questurini, indicati solamente con connotazioni somatiche, simbolo da un lato della repressione dello stato, ma anche delle vittime in quanto sono costretti a fare un ingrato lavoro per continuare a sopravvivere); i gracchi (simbolo di tutti coloro che hanno lottato e continuano a lottare per liberare gli uomini dalle ingiustizie e dalle oppressioni). Il simbolismo che permea le pagine del romanzo contribuisce a dare l’impressione universale di una realtà concepita come mondo offeso che, secondo Vittorini, attende l’ora del riscatto e della liberazione.
Il romanzo è ambientato negli anni della guerra civile spagnola, stesso periodo in cui in Europa incombe la minaccia della seconda guerra mondiale. Il protagonista, Silvestro, è in preda ad “astratti furori”, ovvero a un senso di inerzia e impotenza di fronte alle sofferenze del genere umano. Dopo aver ricevuto una lettera in cui il padre gli comunica di essersi separato dalla madre, egli decide di fare ritorno alla propria terra natale, la Sicilia; così il 6 dicembre, antivigilia del compleanno della madre, Silvestro sale sul treno, dove sin da subito incontra personaggi che lo inducono a rifletter sulla condizione esistenziale ed etica degli uomini. Egli si imbatte nel Gran Lombardo (1), così chiamato per i modi autorevoli e l’apparenza fisica, il quale, attraverso un dialogo filosofico espone l’idea secondo cui l’uomo non debba limitarsi ad adempiere i propri doveri, ma debba assumersene di nuovi per mettere in pace la propria coscienza. Giunto al paese natale, Silvestro accompagna la madre nelle case in cui fa da infermiera ai malati di malaria e tisi: qui, la vista della sofferenza di uomini e donne rassegnati e indifesi suscita nel protagonista una riflessione sull’intero genere umano e rende evidenti le pene a cui gli esseri umani sono condannati. A notte inoltrata, camminando verso casa, Silvestro si ritrova nei pressi del cimitero, dove viene sorpreso dalla voce del fratello Liborio, il quale gli racconta di essere partito come soldato per conoscere il mondo e di essere morto in guerra. Al risveglio, in una mattina lugubre, la madre riceve l’effettiva notizia della morte del figlio e, in preda al dolore e alla disperazione, dice che a lei non sarà donata alcuna medaglia per la sua perdita (a differenza di quella che ricevette la madre dei Gracchi).
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