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Il Visconte Dimezzato - Italo Calvino



Il visconte dimezzato è un romanzo dello scrittore italiano Italo Calvino, considerato tra i maggiori esponenti della letteratura italiana nel secondo novecento; con il suo impegno civile e politico ha raccontato attraverso i suoi romanzi e racconti la guerra e la lotta partigiana, a cui lui stesso ha preso parte.
Questo racconto è stato scritto e pubblicato nel 1952 e fa parte della trilogia “I nostri antenati”, che comprende anche “Il barone rampante” e “Il cavaliere inesistente”.

La storia è ambientata nel passato, a metà Settecento. Il giovane visconte Medardo di Terralba giunge in Boemia per combattere al fianco dei cristiani la guerra contro i Turchi. In battaglia però viene colpito da una palla di cannone, che squarcia il suo corpo in due metà. I medici dell’ospedale da campo riescono a recuperare solo una delle due metà, quella destra, dando l’altra per dispersa. Una volta guarito il visconte dimezzato decide di tornare a Terralba, in Liguria, suo paese d’origine. I compaesani restano sconvolti alla vista del giovane Medardo con metà degli arti, un solo occhio e orecchio, mezzo naso e mezza bocca. Presto però scoprono -a loro spese- che del visconte era tornata soltanto la metà cattiva: Medardo infatti compie di continuo atti di crudeltà, come condannare a morte degli innocenti o appiccare il fuoco al proprio palazzo, attentando alla vita dei suoi servi; il “Gramo” -come viene soprannominato il visconte- si aggira per Terralba galoppando sul suo cavallo, tagliando a metà qualunque cosa capiti sul suo cammino, che siano fiori, funghi, scoiattoli, assi di un ponticello. Tempo dopo poi si innamora di Pamela, una giovane contadinella; questa però si rifiuta di sposarlo e Medardo per vendicarsi danneggia gravemente la sua famiglia, attentando anche alla vita dei genitori. Nel frattempo torna a Terralba anche la metà buona del visconte, che racconta di essere stato recuperato e salvato da degli eremiti in Boemia grazie a particolari pozioni e erbe. Il “Buono”, come viene chiamato, vaga per il paese cercando di rimediare ai danni provocati dalla sua controparte cattiva. Predica dottrine per i poveri e i lebbrosi, chiedendo per esempio di abbassare i prezzi dei prodotti agricoli; anche se agisce con le più nobili intenzioni però il buono finisce per creare situazioni scomode o imbarazzanti. La gente di Terralba, tra le cattiverie del Gramo e le gesta del Buono, si trova a vivere in un clima di generale confusione, in balia delle imprese delle due metà del visconte. Anche il Buono in seguito si innamora di Pamela, ma viene rifiutato. A questo punto il Gramo escogita un piano: si accorda con la madre di Pamela per far sposare la figlia con il Buono, in modo che secondo la legge la ragazza sarebbe risultata sposata con entrambe le metà. Il buono invece decide di lasciare il paese, ma fa promettere al padre della contadinella di darla in sposa al gramo, cedendo a un atto di carità. Pamela invece incontra entrambe le metà di Medardo assicurando la riuscita del matrimonio ad entrambi, che quindi recuperano il desiderio di maritare la contadinella. Il giorno della cerimonia, il primo ad arrivare è il Buono, che quindi sposa la ragazza; al suo arrivo, il gramo scopre di essere stato ingannato e sfida quindi l’altra metà di sé stesso in un duello di spada, che però viene rimandato per permettere agli sfidanti di prepararsi adeguatamente. Il carpentiere Pietrochiodo costruisce un marchingegno che consente loro di restare in equilibrio e muoversi anche con una gamba sola e il duello può quindi iniziare. Alla fine, con un colpo di spada entrambi gli sfidanti lacerano le cicatrici e le cuciture dell’altra metà. Il dottor Trelawney, che probabilmente aspettava con ansia quest’evento, interviene e riesce a ricucire le due metà, riformando il visconte Medardo, che infine sposa Pamela.

Anche se il protagonista del racconto è evidentemente il visconte Medardo, la narrazione della storia è affidata ad un bambino, il nipote del visconte, che orfano dei genitori -la madre era la sorella del visconte- viene allevato dalla balia Sebastiana, che aveva cresciuto anche Medardo. L’autore ha deciso di non farci sapere il suo nome, ma questo non è importante poiché il bambino ha un ruolo piuttosto marginale all’interno del racconto: infatti, le sue avventure servono generalmente per introdurre personaggi secondari, ad esempio il dottor Trelawney, con cui il bambino va a caccia di fuochi fatui nei cimiteri (?), o i lebbrosi di Pratofungo, dove comparirà per la prima volta la metà buona di Medardo, o ancora gli ugonotti che abitano vicino al castello, che hanno delle complicazioni con entrambe le metà del visconte.

In questo racconto Calvino ha voluto giocare sull’idea che ci sia del bene e del male in ciascuno di noi, estremizzando il tutto separando fisicamente la metà buona e quella cattiva. Il risultato ottenuto sono due personaggi uno l’opposto dell’altro. Il Gramo è appunto il male fatto a persona: uomo senza pietà, non si fa scrupoli nell’uccidere senza un reale motivo animali e persone innocenti, nel danneggiare anche seriamente persone e cose. Da quando è tornato a Terralba, Medardo si comporta come un vandalo, tagliando a metà qualunque cosa gli capiti davanti. Il Buono invece è l’esatto opposto: di animo buono, cerca di riparare tutti i danni causati dal Gramo, si rivolge in modo gentile ed amorevole a tutti gli abitanti di Terralba ed è disposto addirittura a rinunciare al matrimonio con Pamela, la ragazza di cui si è innamorato, per non fare un torto al fratello. Come già detto però, anche le carinerie del buono finiscono per danneggiare o infastidire qualcuno. Il messaggio che Calvino voleva comunicare tramite questo racconto è che concepire la vita come divisa in due metà opposte, una chiara e buona e l’altra oscura e cattiva, non ha alcun senso, finirebbe solo col provocare disastri. In ciascuno di noi esiste del bene e del male. Un essere umano troppo bianco e buono e un essere umano tutto nero e malvagio sono incompleti. Se noi sviluppiamo solo una parte di noi stessi, siamo incompleti e squilibrati. Una dimostrazione di questo principio è proprio il protagonista del racconto, il visconte Medardo, che quando è diviso in una metà buona e una cattiva non fa altro che generare confusione, mentre ritornando intero ristabilisce un equilibrio tra il bene e il male dentro di sé, facendo tornare tutto alla normalità.

Ho letto questo racconto tutto d’un fiato, non perché fosse particolarmente entusiasmante ma piuttosto per finirlo il prima possibile. Anche se l’idea che sta dietro alla storia è a mio parere davvero geniale ed interessante, la lettura nel complesso è stata noiosa. Sebbene non sia un grande esperto di letteratura, posso dire che a Calvino e in generale agli scrittori del passato non appartiene il talento di saper tenere il lettore con gli occhi incollati alle pagine, coinvolgendolo emotivamente e portandolo ad appassionarsi alla storia e affezionarsi ai personaggi. Credo che questo sia stato davvero uno dei racconti più noiosi che abbia mai letto, ma dal momento che non c’è lettura che io riesca ad odiare non posso proprio considerarlo spazzatura. Lo consiglio a chiunque voglia fare un tuffo nel passato, con la consapevolezza di ciò che lo aspetta, a chi ha già letto molti dei libri contemporanei che tra qualche decennio saranno considerati pezzi di storia o a chi semplicemente e troppo legato al passato per vedere la bellezza che c’è nel presente.