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Il cacciatore di aquiloni


Khaled Hosseini, l'autore del libro Il cacciatore di aquiloni ha iniziato a scrivere a Kabul, dov'è nato, negli anni Settanta, proprio come Amir, il protagonista del suo primo romanzo. Afferma di aver scritto sempre per rivolgersi a se stesso, non credeva nel suo successo, secondo lui il suo capolavoro sarebbe stato letto solo dalla moglie Roya e da alcuni parenti, ma non fu così. Sei mesi dopo il crollo delle Torri Gemelle, l'autore aveva già completato due terzi del suo libro. Non avrebbe mai pensato che sarebbe stato pubblicato nel giugno del 2003, credeva che negli USA nessuno avrebbe dato retta a un afghano, tanto meno in quel brutto periodo: sarebbe passato per un opportunista e/o per un uomo senza cuore, che voleva guadagnare su una brutta tragedia. Tuttora, quando riceve lettere da noi lettori da tutto il mondo, si stupisce e ne è davvero entusiasta.
Il suo libro racconta di un'amicizia indistruttibile tra Amir e Hassan. un ragazzino con il viso tondo, naso piatto e largo, occhi a mandorla e chiari, piccole orecchie dall'attaccatura bassa, mento appuntito e con il labbro leporino, l'ha paragonato a una bambola cinese. Così lo ricorda Amir, il narratore e protagonista del libro. Insieme passavano intere giornate, davano fastidio ai vicini di casa, oppure si rifugiavano in una collinetta dove Amir leggeva qualche racconto ad Hassan che non sapendo leggere ne voleva sentire sempre uno nuovo.
Amir perse la mamma quando lo diede alla luce, per questo motivo si sentiva spesso in colpa e credeva che suo padre Baba avesse un rapporto un po' freddo e distaccato con lui, poiché era colpa sua se Sofia Akrami non è più con loro. Anche Hassan non aveva più la madre, era fuggita dopo averlo dato alla luce, quella bellissima donna non aveva scrupoli né una buona reputazione, infatti tutti si stupirono quando Ali (il padre di Hassan) la sposò. Egli era il servo di Amir e Baba, si era sempre comportato bene con loro nonostante fosse affetto da poliomielite e avesse la mascella paralizzata, aveva sempre dimostrato un'ottima professionalità nei suoi compiti come suo figlio Hassan. Baba e Amir erano benestanti, vivevano in una bellissima casa a fianco a quella dei loro servi.
Rahim Khan era il migliore amico di Baba e suo socio d'affari. Baba aveva fatto nascere un orfanotrofio ed era sempre indaffarato per gestirlo, tanto che Amir ne era geloso.
Baba nutrì sempre un affetto molto forte verso Hassan, gli regalò per il suo compleanno un intervento chirurgico per modificare la piccola imperfezione del labbro leporino.
I due ragazzini, come ogni inverno, si preparavano per il combattimento con gli aquiloni che si svolgeva a Kabul: iniziava al mattino presto e si tornava a casa solo quando rimaneva in cielo l'ultimo aquilone, quello vincitore. La gente incitava il tifo sui marciapiedi. Ogni partecipante aveva con sé un assistente, quello di Amir era Hassan, il miglior cacciatore di aquiloni di tutta Kabul. Il gioco non aveva regole, ma si basava sulle tradizioni. Bisognava lanciare l'aquilone in aria e tagliare il filo di quelli avversari e dopo il taglio entravano in gioco i cacciatori di aquiloni: seguivano l'aquilone tagliato e se lo riuscivano a prenderlo era loro. Ovviamente il premio più ambizioso era l'ultimo aquilone. In quell'inverno (1975), Amir voleva soddisfare il padre vincendo il torneo, voleva renderlo orgoglioso. Il suo aquilone era rosso con i bordi gialli. Combatté la finale contro un aquilone azzurro, grazie al vento a suo favore e a un'astuta trappola tagliò il filo avversario e vinse il combattimento. Baba era orgoglioso di suo figlio, mentre Hassan era corso a dare la caccia all'aquilone azzurro.
Il sole stava calando e il servo non si era ancora fatto vivo, Amir preoccupato lo andò a cercare, un venditore di frutta lo informò di averlo visto con l'aquilone azzurro in mano. Amir, ancora più orgoglioso, seguì la strada che gli aveva indicato e trovò Hassan circondato dai tre bulli di Kabul, in un vicolo cieco. Il protagonista era troppo fifone per difendere il suo amico, spiò tutto senza intervenire, udì anche quando spiegarono ad Hassan che lui per Amir non era niente, solo un servo, un bambino con cui giocare quando non c'era nessun altro, qualcuno da cui farsi difendere quando aveva paura. Amir si rese conto che era così e pianse, mentre Hassan subiva violenze per difendere l'aquilone azzurro che aveva promesso al suo padrone.
Amir scappò e quando rivide Hassan fece finta di non sapere e di non aver visto nulla, ma la prima cosa che fece era controllare se il “suo” aquilone fosse intatto: lo era.
Il servo non si fece vedere per una settimana, ma svolgeva regolarmente tutti i suoi compiti e poi tornava a dormire. Baba, dopo la vittoria, cambiò rapportò con suo figlio. Amir, sentendosi in colpa, evitò tutti i rapporti con il ragazzino e respinse tutti i suoi inviti per riallacciare un rapporto tra loro. Addirittura chiese a Baba di cambiare i servi, egli con la sua vecchia severità rispose di no, Ali e lui erano cresciuti insieme ed erano amici da sempre e non intendeva lasciarlo in mezzo a una strada.
Per soddisfarsi e dimenticare ciò che aveva fatto ad Hassan, Amir inventò un furto da parte di Hassan, che come sempre, non oppose resistenza e dichiarò di essere colpevole davanti ai due padri increduli: ancora una volta aveva difeso Amir e ciò dimostrava la sua lealtà e il suo bene verso di lui. Ali volle andarsene a tutti i costi, anche se Baba dichiarò di voler perdonare Hassan. Fu un grande dolore per Baba, mentre Amir si rese conto della sua grande colpa, ma non riuscì a confidare a nessuno il male che aveva fatto a suo padre e ai suoi servi, anche se avrebbe voluto.
Poco tempo dopo, in Afghanistan arrivarono i russi e Baba e Amir, dopo aver cambiato parecchi servi, partirono; viaggiarono illegalmente in autobotti, dormirono in uno scantinato stracolmo di topi per arrivare in America: in California. Durante il loro tragitto dovettero superare molti ostacoli, Amir si prese uno spavento enorme quando suo padre, per difendere una donna che viaggiava nella loro stessa autobotte, rischiò di farsi uccidere da un militare russo. Era in queste situazioni che si chiedeva perché non fosse coraggioso come lui.
In America la loro vita cambiò di gran lunga, Baba trovò un lavoro e Amir si laureò in inglese. Oltre che con lo stipendio di Baba, si guadagnavano da vivere vendendo oggetti al mercato delle pulci. Lì, Amir incontrò Soraya, la figlia di un ex generale afghano, vecchia conoscenza di suo padre; lei divenne sua moglie, si sposarono proprio grazie a Baba. Soraya si occupava di Baba come se fosse suo padre, poiché era ammalato di cancro ai polmoni causato dal fumo: beveva perché non credeva nella religione islamica e tanto meno ai suoi seguaci. Morì poco dopo il matrimonio.
In un certo senso Soraya e Amir erano simili, avevano qualcosa in comune: un errore da scontare. L'unica differenza era che a Soraya lo ricordava la gente, mentre Amir se lo ricordava da solo, perchè nessuno oltre a lui lo sapeva, forse Ali, ma non era più con lui, probabilmente si trovava dall'altra parte del mondo. La moglie, durante la sua giovinezza, era fuggita con un uomo poco affidabile e la sua reputazione era stata macchiata fino a quei giorni, ma ad Amir non importava, la amava così com'era. Dopo la morte di Baba, Amir non lavorò più al mercato delle pulci, ma come guardiano in un magazzino di mobili, la sera studiava e scrisse il suo primo romanzo. Intanto Soraya si iscrisse alla facoltà di scienze dell'educazione, per coronare il sogno di una vita: fare l'insegnante. Cercarono di avere un bambino, lo desideravano molto, ma fu tutto inutile, il dottore a cui si erano affidati parlò di adozione, ma il generale non ne volle sapere.
Nel giugno 2001 Amir ricevette la chiamata di Rahim Khan, era malato e voleva un favore: il figlio di Hassan, per via della guerra e della dominazione talebana era stato rinchiuso in un orfanotrofio insicuro di Kabul, il migliore amico di Baba voleva che Amir lo portasse in salvo in un posto più protetto. Durante la loro conversazione Amir scoprì di essere stato preso in giro da Ali, suo padre e da Rahim Khan per tutta la vita, poiché Hassan non era figlio di Ali, ma di Baba, dunque era suo fratellastro. Scoprì che Hassan si era sposato e che Sohrab, suo figlio, era identico a lui. Avevano vissuto per un po' di tempo nella casa di Baba, dove si era stabilito Rahim Khan, sua madre, ormai vecchia tornò e Hassan la accolse a braccia aperte occupandosi di lei, ma morì dopo poco. I talebani rovinarono tutto: uccisero sia il suo fratellastro, sia sua moglie e il piccolo rimase orfano, nelle loro mani. Amir sceglie di salvare il suo nipotino, Rahim Kkhan lo fece viaggiare con un suo amico tassista: Farid. Insieme viaggiarono per le strade distrutte, assistendo a un orrendo spettacolo in cui furono scagliate pietre contro due adulteri, tutto ciò per prendere l'appuntamento con il talebano che aveva con sé Sohrab. Amir si trovò faccia a faccia con lui e con gran sorpresa scoprì che egli era Assef, uno dei tre bulli con cui aveva combattuto Hassan per difendere il suo aquilone. Arrivarono a un compromesso, chi avesse vinto la lotta si sarebbe “aggiudicato” il bambino. Assef ebbe la meglio contro Amir, ma Sohrab, stanco di vedere quelle orribili violenze, scagliò una biglia con la sua fionda nell'occhio del talebano, fu così che riuscirono a fuggire. Amir era ferito, stette parecchi giorni in ospedale, intanto Farid si prese cura del piccolo. Lo zio e il nipotino fecero l'ultima tappa del loro viaggio, prima di tornare in America, in un albergo in Pakistan. Farid fu ricompensato con del denaro e Soraya era eccitatissima di adottare Sohrab, dopo che Amir le aveva raccontato tutta la sua esperienza per dargli una vita migliore. Amir contattò un avvocato e l'unico modo per far sì che Sohrab andasse con lui era farlo stare per due anni in un orfanotrofio in Pakistan, ma Amir aveva promesso al piccolo di non abbandonarlo mai più in un orfanotrofio. Con l'aiuto di Soraya, però, Sohrab sarebbe potuto andare in America ed essere adottato da loro: troppo tardi! Amir aveva già spiegato al suo nipotino l'unica via d'uscita e mentre faceva il bagno, proprio nel momento in cui Amir voleva dargli la bella notizia, Sohrab si era tagliato le vene con il rasoio. Era quasi in fin di vita, ma i dottori riuscirono a salvarlo, forse, grazie alle poche preghiere che Amir si ricordava, erano anni che non pregava più. Quando il piccolo fu dimesso partirono, finalmente, per l'America.
Sohrab non era come si aspettava Soraya, era solitario e parlava poco, dopo mesi di tentativi Soraya gettò la spugna, ma Amir no.
Dopo l'attentato delle Torri Gemelle, gli americani fecero fuggire i talebani dall'Afghanistan che tentò di riprendersi. Il padre di Soraya fu anche chiamato per aiutare la sua patria, Amir e lei costruirono un ospedale che si occupava dei feriti di guerra.
Dopo un anno diedero una festa afghana, dove si gareggiò proprio come a Kabul, in un combattimento di aquiloni. Amir partecipò con Sohrab e vinsero tagliando il filo del finalista avversario. Proprio come faceva Hassan con Amir, Amir lo fece con il piccolo Sohrab, andò alla caccia dell'ultimo aquilone tra i bambini che gareggiarono per portarglielo. Sohrab abbozzò un sorriso.
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