Ominide 600 punti

Buio

Autore: Dacia Maraini

Narratore: prevalentemente esterno / in alcuni racconti interno

Focalizzazione: zero / interna

Ambientazione: la maggior parte dei racconti sono ambientati a Roma e dintorni, alcuni non evidenziano un luogo preciso dell’Italia, altri racconti hanno luogo in Romania, Africa ma sono comunque legate all’Italia.

Tempo: contemporaneo all’autrice.

Protagonisti:

  • commissaria Adele Sòfia: da come viene descritto nel libro “donna sbrigativa e rapida di pensiero, con l’ironia qualche volta tagliente dei toscani, l’abitudine di tenere in bocca un pezzo di liquirizia. (…) corpo goffo, tarchiato, di donna di mezz’età appassionata al suo lavoro che si allontanava rapida e sicura lungo i male illuminati corridoi della questura centrale”, è quindi una toscana, ma che lavora come commissaria nella questura centrale di Roma, nel corso di tutti i racconti si riscontra la sua passione per questo lavoro, la sua forza di volontà per scoprire ed incriminati i colpevoli di un delitto, la voglia di non mollare per far sì che prevalga la giustizia.

    ispettore Marra: uomo di mezza età, leggermente più giovane della commissaria, sposato con due figli, uomo molto socievole, ha uno stretto rapporto con la commissaria ma solo in ambito di lavoro, essi non si incontrano mai fuori dalla questura, eppure si riconoscono due amici che si capiscono al volo con un solo sguardo, come Adele Sòfia, anche Marra è appassionato del proprio lavoro, ma tende talvolta a giudicare i fatti superficialmente, solo con le spinte della commissaria capisce di dover sempre scavare più a fondo.

    PROTAGONISTI DEI RACCONTI:

    Grammofono Pazzariello: bambino rapito da un pedofilo, violentato e ucciso; l’aggressore è stato riconosciuto da una donna che aveva osservato la scena non immaginandosi però che l’uomo stesse agendo crudelmente, essa credeva che l’uomo avesse per la mano suo figlio.

    Viollca: bambina di 12 anni mandata dai genitori dalla Romania all’Italia, dove la bambina viene integrata in un circolo di prostitute, viene successivamente liberata dalla polizia.

    suor Attanasia: suora africana, stuprata durante un attacco al suo convento da parte di ladri, rimasta incinta la bambina, malgrado l’aiuto delle sorelle, le viene allontanata dal vescovo e spedita a Roma, la suora muore dalla disperazione dopo poco giorni.

    Macaca: nomignolo dato dal marito a sua moglie, che da lui stesso e da altri uomini da lui invitati, viene ripetutamente stuprata e violentata, finché lei aggredisce il marito per legittima difesa e sporge denuncia alla polizia, dichiarandosi ancora innamorata di quell’uomo.

    Alicetta: Alice Pantaleoni, ha perso i genitori, rimasta sola con il nonno che si prende cura di lei, finché non gli mancano le forze e viene integrata in una clinica perché malata di schizofrenia, dove il nonno la va spesso a trovare, lì viene ogni sera violentata da due uomini, nessuno si accorge di niente finché la bambina muore e nel suo corpo vengono trovate larghe dosi di calmante, anche se varie piccole prove vengono riscontrate nella casa degli uomini, i due vengono prosciolti per mancanza di prove, anche se lo svolgimento dei fatti è chiaro a molte persone, anche alle pazienti.

    signora Verbano: donna sposata da molto tempo, una notte viene aggredita dal suo stesso marito con un coltello da cucina, essa crede che l’ombra sia un ladro e riesce a colpirlo prendendo un oggetto sul comodino, solo accesa la luce si accorge che l’aggressore ormai disteso morto sul pavimento era suo marito, che la donna ricorda comunque come un gentilissimo, socievole e bravo professore, amante della propria moglie e che mai prima di allora aveva avuto scatti d’ira.

    Tano: bambino di undici anni, varie volte denuncia il padre alla polizia per violenza su lui stesso, sua madre, e i suoi quattro fratelli, il caso analizzato dalla polizia appare molto intricato poiché nessuno, assistenti sociali, investigatori, vicini di casa, riesce a capire quale sia la verità; un giorno il figlio più piccolo viene trovato nel Tevere nudo e strangolato, iniziano gli interrogatori, i figli accusano il padre ma non vogliono firmare accuse, la madre difende costantemente suo marito, anche se appare terrorizzata da lui e dalle sue minacce, finché un giorno la polizia decide di lasciare la madre in casa con i figli e allontanare il marito che successivamente viene accusato dalla moglie per le accuse che Tano aveva sporto e per l’omicidio del piccolo bambino.

    Mara Grado: anziana donna, reduce dal campo di concentramento di Aushwitz, sposata con due figli di cui una incinta che vive a Los Angeles, si appresta quindi a diventare nonna e si trova in California per aiutare la figlia quando un giorno, entrando in un negozio, riconosce che la voce di un negoziante si rivela quella dell’SS che nel ’44 ha frustato, maltrattato lei molti altri ebrei e li ha uccisi, così, dopo aver fatto ammettere all’uomo di essere stato un’SS, la donna cerca di trovare in lui un minimo segno di vergogna e dispiacere che lui però ammette di non avere, anche se la fame di vendetta assale Mara, essa si limita solo a gettare uno sputo di disprezzo sull’uomo e uscire dal negozio.

    Armida Loli: giornalista di un piccolo giornale locale di Roma, si interessa molto ad un caso di omicidio di una ragazza di 19 anni, Marinella S., di cui decide di scavare a fondo, aiutare la polizia, cercare tracce, individuare il colpevole e così, dopo molte indagini, accade; l’assassino si scopre essere un uomo di mezza età molto affascinante e in apparenza tranquillo e insospettabile, messo alle strette egli confessa alla polizia e alla giornalista di aver ucciso la ragazza per troppo amore, lei stessa gli chiedeva di procurarle dolore e l’uomo, spingendosi troppo oltre è arrivato ad ucciderla considerando questo gesto come un’unione eterna tra lui stesso e la ragazza.
    Paolo Gentile: giovane, di bell’aspetto e particolare ragazzo, conviva con la sua ragazza, che nata uomo si era fatta fare un’operazione per passare all’altro sesso, viene trovato morto sul greto del fiume, vengono interrogate le persone a lui più vicine, la sua ragazza, la sorella, la madre e il padre, quest’ultimo si scopre essere l’assassino grazie alla sua merla parlante scappata dalla gabbia e ritrovata dalla commissaria sull’albero sotto il quale giaceva il ragazzo morto, l’uomo inizialmente non confessa e costringe anche la moglie a non dare indizi alla polizia, successivamente confessando, dice di essere stato preso dalla foga della discussione col ragazzo e innervosito dal ricordo dei suoi amici che lo prendevano in giro per la vita del figlio, si era ritrovato che le mani strette al suo collo quasi non accorgendosi di starlo uccidendo perché occupato a cercare di riprendere la merla che stava osservando la scena.

    Donatella Lumi e le amiche Alex e Pigi: tre ragazze violentate in un bosco durante un’escursione, le ultime due sono state ritrovate morte, la prima è riuscita a scappare dall’aggressore che le aveva legate ad un albero e arrivare in paese, è stata ricoverata in ospedale ma sembra aver perso la memoria di quei momenti, forse per lo shock; viene inizialmente accusato un pastore marocchino che viveva illegalmente in Italia che quella mattina si trovava nel bosco con le pecore ma egli racconta di aver visto le tre ragazze, troppo poco coperte e emancipate per le sue usanze, e di aver pregato Allah di togliergli la vista per aiutarlo a superare lo stupore, successivamente la ragazza ancora viva riprende la memoria e riconosce il colpevole su cui già la polizia stava indagando ma sul quale non sia avevano abbastanza prove per incriminarlo, esso era il capo del pastore, un avvocato che si era sempre dichiarato innocente davanti alla polizia e sempre disposto ad incolpare il marocchino.

    Agata Peci e Agatina: nonna e nipote molto piccola, una mattina la nonna porta la nipote da un notaio per farle guadagnare dei soldi vendendosi a lui, pedofilo ormai da molti anni, quando la bambina si trova in camera con l’uomo però, egli cade a terra morto a causa di un ictus, riscontrato dai medici legali, così le due donne scappano dalla casa e la nonna convince la bambina a non dire niente su quello che è successo; la polizia indaga sull’accaduto poiché l’uomo viene trovato con i pantaloni abbassati e accanto a lui una barretta di cioccolato e un’impronta di bambino, arriva deposizione di vicini che hanno visto Agata e la nipote entrare in quella casa la mattina in cui l’uomo è morto, le due vengono interrogate, sembrano estranee alla vicenda ma quando la commissaria mostra il cerchietto trovato in camera dell’uomo alla bambina, essa lo conferma essere suo e così viene riconosciuta la colpevolezza della donna, disposta a vendere la nipote per soldi come lei stessa era venduta da sua madre, lei viene imprigionata e la bambina, disperata per l’allontanamento della nonna, mandata in collegio.

Trama:

Nel libro vengono descritte dodici storie tutte inerente alla violenza sui minori e sulle donne, e sulle ingiustizie testimoniate dalla morte o dall’aggressione di persone innocenti.
Tutti i casi sono legati dal filo conduttore delle indagine della commissaria Adele Sòfia e dall’ispettore Marra, inoltre di tutti i casi viene trovato il colpevole e incriminato grazie alla determinazione che la polizia dimostra nel voler scoprire il colpevole.
Alcune storie però non fanno riferimento alle indagini della commissaria ma comunque presentano ingiustizie, aggressioni verso le donne e i minori.
Da notare è che tutti i casi sono legati alla città di Roma, questo è probabilmente una testimonianza studiata dall’autrice per dimostrare che anche considerando un piccolo territorio si possono trovare molti fatti che fanno riferimento ad uno stesso, terribile fenomeno, la violenza; come queste ci sarebbero molte altre storie da prendere in esame ma nel romanzo si riscontra la volontà della scrittrice di mostrare agli occhi dei lettori degli esempi differenti tra sé per dimostrare che uno stessa azione può essere svolta in diversi modi, a diverse persone e da diverse persone, è come un invito ad analizzare fino in fondo i fatti e non basarsi su una superficiale visione, come fa la commissaria Adele Sòfia.

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