Liber Catullianus: prima sezione (poesia nugastica)

Metro vario, tratta argomenti personali (come del resto gli επιγραμματα, che però hanno metro fisso).
La poesia nugastica si oppone alla poesia "impegnata", ispirata ai modelli dell'epica omerica; Catullo specifica le caratteristiche della sua poetica nei carmi 1 (la dedica) e 95 (zmyrne). Egli canta l'amore in tutte le sue forme.
Catullo è quasi un bohemién del suo tempo, rinunciando alla carriera ed alla vita pubblica per chiudersi in un circolo di letterati.
Dopo il breve periodo dell'amore felice per Lesbia, arriva un periodo di delusioni; il foedus che nella lingua latina indicava il patto d'amore per eccellenza, viene tradito. Tuttavia, Catullo sembrerebbe fare un uso improprio del termine in quanto lo adopera per indicare la propria relazione clandestina con la donna. A suo parere, tuttavia, questa relazione dovrebbe essere ancora più inviolabile, in quanto frutto di una scelta.

I toni vanno dalla preghiera all'invettiva, esprimendo la frustrazione per il tradimento, la disillusione ed una certa conflittualità di sentimenti ("odi et amo", cfr.).

Liber Catullianus: seconda sezione (carmina docta)

Sono otto componimenti contenuti all'interno del Liber.
Di questi, due erano epitalami (di cui uno per le nozze di Manlio Torquato e Vibia Aurunculeia).
L'Attis era, invece, un poemetto che trattava dell'innamoramento della dea Cibele per il giovane dio Attis.
Vi era anche un'elegia epistolare, una traduzione della chioma di Berenice di Callimaco (dedicata a Quinto Ortensio insieme con una lettera di scuse per non aver potuto scrivere il componimento da lui richiesto, poiché troppo sconvolto per svolgere il lavoro commissionato, a causa della morte del fratello), un epillio per le nozze di Peleo e Teti, contenente la storia di Arianna e Teseo (epillio: piccolo epos, di carattere erudito, scritto in esametri, diffuso in età alessandrina, adoperato anche da Callimaco).

Liber Catullianus: terza sezione ("epigrammata")

Poesia soggettiva e, talvolta, autobiografica: Callimaco può essere considerato il fondatore della poesia epigrammatica, sebbene essa fosse già precedente a lui (origine funeraria- scrittura su pietra, le lodi del defunto erano ordinate in precisi schemi metrici, ed essendo incise su pietra dovevano essere brevi ed intense).
Callimaco voleva battere una strada nuova e rendere vera e propria poesia un genere marginale.
Catullo, usando l'epigramma, si richiama alla più antica ed illustre tradizione del genere, e va a ritroso nella storia della letteratura usando il pentametro. Si ripetono, sempre uguali, strofe composte da due soli versi (distico). Esso rimanda all'origine della letteratura poiché era il metro utilizzato da Omero.

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