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Petronio


Tito Petronio Nigro è un autore dell’età imperiale, iniziata con la morte di Augusto (1° sec. d.C.). Il Satyricon è un’opera famosissima, alla quale si ispirarono libri e film. La critica colloca quest’opera tra il 2° e il 3° secolo d.C., ma in tempi più recenti la datazione è scesa al 1° sec., e dai riferimenti interni il Satyricon può essere scritto sotto l’impero di Nerone. L’autore di quest’opera è questione molto dibattuta: viene attribuita a Petronio, di cui si hanno poche notizie, si ha solo la testimonianza di Tacito, che disse che era un uomo anticonformista che dedicava la sua vita all’ozio, durante il giorno dormiva e di notte si occupava di piaceri della vita. Era molto raffinato, e intraprese la carriera politica che lo vide anche console sotto Nerone, che lo consultava in tutte le sue decisioni; era considerato a corte arbiter elegantiae. Tuttavia cadde in disgrazia perché il prefetto del pretorio Tigellino lo odiava per invidia, e lo accusò di far parte di una congiura contro l’imperatore. Allora Nerone ordinò a Petronio di togliersi la vita (questa pratica era già stata adottata da Seneca, famoso filosofo), che lo fece durante un banchetto: mentre chiacchierava con i commensali si tagliava le vene, se le fasciava, poi continuava a mangiare, e alla fine, stanco, si ritirò a dormire e morì. Lasciò un testamento dove descriveva tutte le nefandezze della vita di Nerone, sigillandolo con il timbro del suo anello, che spezzò e buttò per far sì che non venisse falsificato. Anche Seneca, quando fu condannato a morte, era già anziano, e si tagliò le vene come Petronio, ma lui per velocizzare le emorragie si immerse in acqua calda.
La questione dell’autore del Satyricon è ancora aperta; tenendo conto che l’opera è datata al 1° sec., il Petronio di cui parla Tacito dovrebbe esserne l’autore. I riferimenti all’età neroniana dell’opera sono più di uno, tra cui vi è il riferimento alla tragedia “La presa di Troia”, che era stata scritta dallo stesso imperatore, dove si parla parodicamente di Lucano, scrittore dell’epoca neroniana e autore del “De Bellum Civile”.
Il Satyricon è un romanzo realistico e d’avventura (perché ha al centro il tema del viaggio), anche se non è identificabile in un tema preciso; di quest’opera, composta inizialmente da 141 capitoli, ne è rimasta solo una parte: capitoli 14, 15 (per intero) e 16 ; il capitolo 15 è conosciutissimo e si intitola “Cena Trimalchionis” (= la cena di Trimalchione). Trimalchione è un liberto, proveniente dall’Asia, che diventò ricchissimo, rimanendo però cafone e rozzo; un giorno egli organizzò una sontuosissima cena, che allo stesso tempo è anche grottesca nella scelta delle vivande (maiali arrostiti, salsicce e bistecche, vino a fiumi…). Alla fine del banchetto egli fa inscenare dai suoi servi il suo funerale, facendo credere a tutti che fosse scoppiato un incendio, creando un pandemonio. Finito il banchetto, i protagonisti poterono andarsene. Petronio dà uno spaccato realistico della Roma imperiale, dove vi erano molti liberti ricchi, ma rozzi e ignoranti, che vivevano secondo il detto di voler fare di un giorno due, perché potevano comprare tutto tranne la vita.
Il protagonista principale è Eumolpo, squattrinato e stravagante, ed Ascito, rivale in amore di Gitone; questi sono tre fannulloni spiantati che viaggiano per molte città del Mediterraneo. Dopo varie peripezie, tra le quali un rito erotico al dio Priapo, arrivarono in Campania, dove vennero invitati alla cena di Trimalchione. Poi Ascilto scompare dalla narrazione, ed entra Eumolpo, vecchio poetastro trovato in una pinacoteca, che recitava versi di Nerone su Troia, ma venne preso da una sassaiola e scappò. I tre eroi si recarono poi a Taranto, ma nella barca trovarono Lica e Trifena, vecchi amici di Eumolpo e di Ascilto, che in questo momento si convertirono in nemici. Eumolpo tenta di fare da paciere, raccontando l storia bocaccesca della matrona di Efeso (lo stile e il contenuto richiamano al Decameron). La barca naufragò e i personaggi si trovarono sulle coste di Crotone. La città di Crotone era nota per la corruzione e per i cacciatori di eredità. Eumolpo si finse ricchissimo, ma come gli abitanti di Crotone si accorsero dell’imbroglio, egli dovette lasciare un testamento dove scriveva che chi fosse mangiato il suo cadavere avrebbe ricevuto la sua eredità. La storia finisce qui perché questi sono gli unici frammenti ritrovati.
Quest’opera, già al tempo dei Romani, venne levata dai testi scolastici perché scandalosa, ed è anche per questo che in tempi moderni ebbe grande successo. Petronio utilizzava il linguaggio volgare usato dagli uomini, per dare una descrizione dettagliata del mondo degradato di quel periodo. Inizialmente sembrava un’opera comica, ma in realtà è drammatica. È una fusione di prosa e versi (prosymetron). Le inserzioni in versi sono riferimenti ad altre opere e l’intento dell’autore è parodistico, nei confronti di Nerone e dei testi classici in primis, ma viene anche presa in giro la cultura di quel tempo.
L’opera parla di amori omosessuali, tema che non si prestava ad essere trattato in quest’opera e in questo modo. Eumolpo, inoltre, è il personaggio in cui la critica ha visto Petronio. Egli fa sua la morale epicurea (hedoné), banalizzandola (vita all’insegna del godimento), tuttavia mostra l’avversione per qualsiasi forma di cattivo gusto (come faceva lo stesso Petronio, arbiter elegantiae). Egli, andando avanti con il romanzo, disprezza sempre più il cattivo gusto e la rozzezza, e questo fa pensare che Petronio stesse descrivendo sé stesso. Petronio, nella stesura del Satyricon, si è ispirato alle fabulae milesiae (racconti realistici di avventura e d’amore), al mimo (genere popolare che portava in scena storie simili alle fabulae milesiae), alla satira (più precisamente alla satira menippea, un misto di prosa e poesia con finalità filosofica, da Menippo di Gadara, suo inventore), ai testi omerici (ma con personaggi di classi esattamente opposte). Petronio prese in considerazione persone di quel rango sociale perché molti di loro erano ricchissimi (Trimalchione), e l’economia di quel periodo era fondata e gestita da essi.
La lingua di Petronio è un pastiche (mescolanza) di registri linguistici diversi: la lingua di base è un sermo quotidianus, integrato da parole del sermo vulgaris, con parti in poesia; per questo si può sostenere che l’opera di Petronio sia all’insegna della mescolanza, come farà Emilio Gadda nelle sue opere.
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