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La profezia di Cassandra (Scaenica, vv. 63-71 Vahlen)
La visione profetica, relativa alla caduta di Troia, è di raffinata struttura e di vivo effetto, stravolta com’è nel suo ordine logico e cronologico: prima l’immagine dell’incendio e del sangue simboleggiata e suscitata dalla fiaccola, poi l’invasione dell’armata nemica e infine la causa prima della rovina, il giudizio di Paride e la conseguente venuta a Troia di Elena (Lacedaemonia mulier), premio offerto da Venere al giudice che le aveva dato vittoria sulle dee rivali.
metro: vv. 63-64 settenari trocaici; vv. 65-68 tetrametri dattilici; v. 69 colon Reizianum; vv. 70-71 ottonari trocaici Adest, adest fax obvoluta sanguine atque incendio, multos annos latuit, cives, ferte opem et restinguite. 65 Iamque mari magno classis cita texitur, exitium1 examen rapit: adveniet, fera velivolantibus navibus complebit manus litora. Eheu videte: 70 iudicavit inclitum iudicium inter deas tris aliquis2 : quo iudicio Lacedaemonia mulier, Furiarum una adveniet.

"Ecco, ecco la fiaccola avvolta di sangue e di fuoco. Per molti anni rimase nascosta: portate aiuto, cittadini, spegnetela. E già sul mare una veloce flotta si allestisce, e con sé porta uno sciame di sventure. Giungerà qui un’armata di guerra e navi con le vele al vento riempiranno i lidi. Ahimè, guardate: un uomo ha giudicato le tre dee col celebre giudizio: per quel giudizio giungerà qui una donna spartana, una delle Furie".

t2 1. Exitium è un esempio di genitivo plurale in -um, originario, arcaico e formulare (latino classico: exitiorum). 2. L’allusione è a Paride, il figlio di Priamo e rapitore di Elena. Paride era chiamato anche con il nome di Alessandro, ed è questo nome che dà il titolo alla tragedia. Tris, che precede, è accusativo plurale (= tres).

Volume 1 Antologia Guida alla lettura Un matricida
Alcmeone Secondo il mito greco Alcmeone era figlio di Anfiarao, re di Argo, e di Erifile. Quanto Erifile costrinse il marito a partecipare alla guerra contro la città di Tebe (un riflesso della quale si ha nella tragedia "I sette contro Tebe" del grande poeta greco Eschilo), Anfiarao, sapendo che vi avrebbe trovato la morte, comandò al figlio Alcmeone di vendicarlo: egli avrebbe dunque dovuto uccidere la madre e compiere una seconda spedizione contro Tebe. Il che, puntualmente, accadde. Tuttavia – come emerge anche da questo frammento di Ennio – Alcmeone dovette subire la persecuzione delle Furie (divinità vendicatrici dei delitti di sangue, corrispondenti alle greche Erinni) e si recò esule in vari luoghi della Grecia per purificarsi del matricidio. Ma, nonostante i ripetuti tentativi in tal senso, venne infine ucciso dai figli di Fegeo, re di Psofi.
Contesto: Ennio • Le tragedie: tra pathos e spettacolarità - Antologia Guida alla lettura Una profezia a rovescio

La profezia di Cassandra inverte completamente la consueta successione degli eventi che portano alla guerra e alla caduta di Troia. All’inizio del frammento (vv. 63- 64) la città è già presentata come data alle fiamme per mano dei Greci. Quindi, secondo un cammino a ritroso, vengono richiamati i momenti dell’allestimento della flotta greca e, implicitamente, dell’approdo sui lidi di Troia (vv. 65-68). Solo alla fine (vv. 69-71) Cassandra evoca gli antefatti della guerra, connessi con il giudizio di Paride, che tra Giunone, Atena e Afrodite scelse di attribuire la palma della bellezza a quest’ultima, in cambio dell’amore di Elena. Una descrizione ‘a tinte forti’. I due frammenti costituiscono un bell’esempio delle rappresentazioni a tinte forti tipiche della tragedia latina arcaica. Al tono profetico si mescolano infatti parole dense di significato, che orientano nettamente la descrizione verso il macabro.

Al v. 63 la fiaccola che prefigura il rogo di Troia è descritta come avvolta da sangue e fuoco (fax obvoluta sanguine atque incendio). Ai vv. 67-68 l’armata greca è definita fera ... manus, che letteralmente vale «feroce manipolo (di uomini)».

Al v. 71 Elena, causa della guerra, è equiparata a una delle Furie, terribili e vendicative divinità rappresentate come donne alate dai capelli intrecciati di serpenti e con in mano una torcia o una frusta. L’uso degli aggettivi composti al v. 67 Ennio definisce le navi velivolantes. Questo è l’unico esempio, in tutta la letteratura latina, dell’aggettivo composto "velivolans", letteralmente «che vola con le vele», che è dunque, per usare il termine tecnico (greco), un hàpax legòmenon («detto una sola volta»). A quanto sappiamo, Ennio, che prediligeva la coniazione di aggettivi composti, sentiti come caratteristici dello stile poetico elevato, introdusse nella poesia latina anche "velivolus" (due esempi, sempre in riferimento alle navi), poi ripreso da Lucrezio, Virgilio e Ovidio.

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