Io grido a te pietà, pietà, amore di John Keats

Le poesie d’amore servono a esprimere la visione del mondo dell’autore, le sue idee sugli argomenti che gli stanno più a cuore, il suo rapporto con se stesso e con il mondo esterno, il suo immaginario sulla bellezza, sulla felicità, sul dolore…

Il poeta romantico John Keats fissa la sua disperata e reale storia d’amore per Fanny Brawne in alcune poesie di straordinaria modernità. Io grido a te pietà individua nell’amore una stretta connessione con l’altra esperienza estrema possibile all’uomo, cioè la morte, e vede l’amore come una totale fusione fra amata e amante. Il poeta supplica l’amore – che poi si identifica con la donna amata – di “ dargli tutto, niente escluso”: il corpo, l’anima, tutto se stesso “non escluso l’atomo di un atomo”, altrimenti egli morrà.

John Keats è uno dei massimi poeti del Romanticismo inglese. Come molti altri grandi artisti di questa generazione muore giovane, dopo una vita che nel suo caso brucia più interiormente che all’esterno. Al contrario infatti dei suoi contemporanei Byron e Shelley, che tradussero in una vita piena di esperienze anche estreme la propria ricca interiorità, Keats non ha grandi avventure.

È di famiglia povera e studia con passione e con grandi sacrifici per ottenere una solida formazione intellettuale; scrive alcune grandi poesie nelle quali una sensibilità moderna, sottile e inquieta, si unisce alla passione per la bellezza e la serenità del mondo classico; si innamora non corrisposto. Nato a Londra, muore a Roma, dove si era recato spinto dal fascino che l’Italia esercitava sui Romantici del Nord Europa.

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