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Confronto tra Lisia e Isocrate sul concetto di Legge e sul ruolo che ebbe la città di Atene nel 'legalizzare' le altre città del Peloponneso

Nei suoi testi, Lisia ci dice che i popoli che precedentemente abitavano la Grecia avevano un solo metro di giustizia, che, sarà spiegato in seguito, essere la violenza. Ma Lisia stesso ci dice che occorre avere delle leggi, poiché essere governati dalla forza, la (Bia) è da animali.

Parallelamente, nei brani di Isocrate ci viene detto che quegli stessi popoli vivevano senza leggi e che ora non bisogna più usare la violenza per risolvere le controversie, il che vuol dire che prima essa veniva usata. In un certo qual modo entrambi stanno cercando di dirci che prima della venuta degli Ateniesi, la giustizia, che Lisia definisce "arke tou biou", ovvero "principio di vita", non esisteva e che ad essa era sostituita la barbara violenza.

Quest' "anomos", in Lisia, era sintomo delle tirannidi, che gli ateniesi si preoccuparono di eliminare, istituendo la democrazia, "protoi" (per primi) e "monoi" (soli). In Isocrate invece, i governi 'sbagliati' sventati da Atene, sono non solo le tirannidi, ma anche (e in questo modo si riallaccia al concetto di vivere "senza leggi") l'anarchia. Governi che Atene ha sventato stabilendo delle leggi (la parola "nomoi" si ripete persistente in entrambi gli autori) e istituendo un governo che, anche secondo Isocrate fece per prima (prote).

Di leggi si parla in modo leggermente diverso nelle due versioni: per Lisia la legge è utile all'interno di una democrazia, al fine di onorare i migliori e punire i peggiori: essa infatti delimita le cose giuste, facendo in modo che chi sbaglia venga punito e chi è meritevole, onorato. Invece in Isocrate la legge rappresenta la ragione, contrapposta alla violenza, che viene usata come guida nei processi mediante la quale trovare la verità. Si può dire perciò che ella qui si assicuri solo di punire o meno i peccatori, senza curarsi delle persone 'migliori'.

È poi presente una sfumatura diversa del ruolo della città di Atene tra le altre città.
In Isocrate Atene dà l'esempio agli altri nel governo: ella stabilisce delle leggi che la allontanino dai 'mali' dell'anarchia e della tirannide. Leggi che gli altri usano nell'istituire i loro processi, prendendole a modello.
In Lisia Atene non è un esempio, è anzi colei che cerca di convincere gli altri con la parola, il logos e con le opere (erga) della validità delle proprie leggi; è colei che si fa portatrice di leggi. Invece in Isocrate sono gli altri ad attingere le leggi da Atene, ciò che ella 'regala' agli altri, sono solo le arti, quelle che rendono la vita piacevole, ma sempre ergendosi al di sopra di tutti: Atene è vista infatti come colei che crea o approva le arti.

Inoltre, i mali di cui parla Isocrate (anarchia e tirannide), in Lisia divengono pericoli, che sono amministrabili e gestibili solo da un animo reso libero dalla concordia, dall'essere uniti. Essi, che in Isocrate vengono eliminati e scongiurati dalla sola Atene, in Lisia sono pericoli 'comuni' agli uni e agli altri e sono in grado di generare anche speranze comuni.

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