Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Introduzione
  2. L’infanzia
  3. Gli interessi letterari
  4. I viaggi
  5. La miserevole fine
  6. Sylvie
  7. Riassunto
  8. Interpretazione
  9. Il valore del sogno

Introduzione

Gérard de Nerval, in realtà, si chiamava Gérard Labrunie. I critici lo considerano spesso precursore del simbolismo e del surrealismo. L’allucinazione e il sogno che ispirano i suoi scritti non sono il risultato dell’alcool e degli stupefacenti (come avveniva spesso nel XIX secolo), bensì di un’inclinazione esistenziale., frutto anche di un’alienazione mentale ricorrente.

L’infanzia

Nacque a Parigi nel 1808. Alla tenera età di due anni, la madre muore e questo fatto segnò profondamente il poeta a tal punto che in molti scritti compare il ricordo trasfigurato della madre mai conosciuta, raffigurata nelle donne via via incontrate e nelle divinità della mitologia greca ed egiziana.
Il piccolo Gérard fu affidato così allo zio materno, fin tanto che il padre, arruolato come medico nella Grande Armée, non rientrò nel 1814. Di questi anni, lo scrittore conserverà il ricordo delle creature fantastiche, delle storie e delle leggende delle tradizioni popolari del Valois.

Gli interessi letterari

A Parigi, nel Collège Charlemagne dove fa i suoi studi, ha come unico amico Théophile Gautier. Molto interessato alla cultura germanica, si appassiona per i racconti di Hoffmann e si dedica alla traduzione del Faust di Goethe.
Partecipa alla battaglia romantica dell’Hernani e nel 1831 assume lo pseudonimo di Nerval, tratto da una proprietà della madre.

I viaggi

In disaccordo con il padre e approfittando di un’eredità lasciatagli dal nonno, si lancia in tutta una serie di viaggi: Italia, Belgio, Germania, Austria. Il suo spirito esaltato inizia a confondere la realtà con il sogno e per la prima volte viene ricoverato in una casa di cura per alienati mentali e quando ne esce viene a sapere che la donna amata è morta
Nel 1843, riprende i suoi viaggi, questa volta in Oriente dove studia le mitologie locali e la Venere greca e l’Iside egiziana gli appaiono come simbolo dell’ideale di cui è alla ricerca. Cerca ovunque dei segnali dell’aldilà: nella sua immaginazione malata, nei culti esoterici, in un cattolicesimo molto personalizzato.

La miserevole fine

Convinto di aver vissuto altre esistenze, i suoi ricordi non sono sempre chiari, bensì frammentari e confusi A partire dal 1851, la sua situazione mentale peggiora anche se periodi di lucidità si alternano a periodi di delirio
Nel 1855, provato dalla sofferenza e primo di mezzi di sussistenza conduce una vita miserabile a cui mette fine impiccandosi all’inferriata di una casa del quartiere dello Châtelet, dopo aver invano bussato alla porta di un dormitorio pubblico.

Sylvie

La novella fu pubblicata nella Revue des Deux Mondes il 15 agosto 1853. Essa nasce da un momento doloroso dello scrittore il quale cominciava ad essere in preda agli attacchi intermittenti della sua malattia.
Il II° capitolo, che fa parte delle Files du feu, porta il nome di Adrienne.

Riassunto

In uno stato di dormiveglia, l’autore immagina di rivivere in un’epoca lontana: quella della sua giovinezza trascorsa nel Valois (una regione nord di Parigi). Appare un gruppo di giovani ragazze che danzano e cantano sull’erba, di fronte ad un castello, risalente all’epoca di Enrico IV. Il protagonista assiste alla loro danza con la sua amica Sylvie, una ragazzina. Egli non vede che lei, non ama che lei fino al momento in cui, trovandosi a ballare in tondo, fa coppia con Adrienne, una bella ragazza, alta e bionda, figlia dei castellani del luogo. La bellezza e il soave canto di Adrienne gli fanno dimenticare Sylvie e lo spingono ad offrire alla castellana una corona di alloro. Ma Adrienne, simile all’apparizione di Beatrice a Dante, si allontana quasi subito; dal canto suo, Sylvie piange per essere stata dimenticata e non accetta le scuse del protagonista. Quest’ultimo, una volta ritornato ai suoi studi, porterà sempre nel suo cuore il sogno di un amore impossibile e il ricordo dei meravigliosi istanti passati con Adrienne, che tuttavia è inafferrabile, come un miraggio di gloria e di bellezza.

Interpretazione

Per Nerval, Adrienne rappresenta la Venere celeste, la donna angelicata e la castellana raffinata; è la visione del paradiso intravisto, ma mai posseduto. A suo fianco, Sylvie fa la figura di una contadinella fresca, ma piena di giudizio, come un vero fiore di campo.

Nel I° capitolo di Sylvie, a loro si contrappone l’attrice Jenny-Aurélie, la parigina che ci appare, invece, come una dea infernale, per la quale il protagonista prova una sorta di sacro terrore. Pertanto, il richiamo subito da Nerval è triplice: verso il cielo, verso la terra, verso l’inferno.
C’è inoltre da sottolineare il fatto che alla descrizione di un mondo lunare e magico, in cui delle fanciulle sconosciute danzano in tondo all’ombra di un vecchio castello, cantando vecchie arie in un francese di altri tempi, fa riscontro un’atmosfera dolorosa in cui l’amore è sempre disatteso. Innanzitutto, abbiamo il pianto silenzioso di Sylvie che si sente dimenticata da Gérard per Adrienne, in secondo luogo, abbiamo l’impossibilità dell’amore di quest’ultimo per un’apparizione appena intravista, destinata a restare nel suo animo tra le cose impossibile da realizzare e quindi causa di sofferenza.

Il valore del sogno

L’esperienza del sogno permette a Nerval di ritrovare il suo passato. In ciò la sua esperienza è simile a quella di Proust. Ripercorre il mondo dimenticato, quello della memoria affettiva ed involontaria che in Adrienne diventa anche memoria musicale.
In sintesi, si può dire che Adrienne narra l’impossibilità del poeta di attaccarsi a dei valori terreni impersonati da Sylvie e la cui freschezza e solidità potrebbero rappresentare l’ultima possibilità di salvezza per Nerval, attirato, invece, ineluttabilmente verso il mondo irreale e lunare di Adrienne, verso il mondo dei sogni e della morte.

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