Charles Baudelaire


Baudelaire ha fatto entrare una parola inglese nel vocabolario francese: spleen, che appartiene al vocabolario medico e significa “humeur noire”, la bile nera; per estensione la parola simboleggia lo stato d’animo che deriva da questo “humeur noire”: ennui, angoisse de l’existence, dégoût de tout, mal de vivre, hallucinations, mélancolie. È ancora peggio del mal du siècle dei primi Romantici ed è completata dall’aspirazione all’ideale, che è suo esatto contrario. Ogni uomo, scrive, è diviso a metà tra una parte positiva e una negativa. C’è il combattimento tra bene e male. Le sue raccolte di poesie, Fleurs du Mal e Spleen de Paris raccontano l’itinerario tra male e bene e alla fine c’è la scoperta della Beauté. Come scappare dallo spleen? Il viaggio non è una liberazione, perché lo spleen è in noi. Solo il viaggio della morte ci libera dallo spleen, ed è una liberazione definitiva, l’unica possibilità di ritrovare l’idéal. Neanche le droghe o l’amore carnale sono liberazione dallo spleen per trovare l’idéal. Ha tre relazioni con tre donne diverse: l’amore carnale con Jeanne Duval, l’amore spirituale con Mme Sabatier e l’amore fraterne con Marie Daubrun. Solo la bellezza sembra essere l’unica strada dallo spleen all’idéal. Infatti il titolo Fleurs du Mal significa che bisogna estrarre la Beauté dal Mal. Solo attraverso il sogno e la scrittura il poeta può raggiungere il mondo ideale dove la sola morale è quella estetica.

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