Come diventare addetto all'accoglienza?

 foto di addetto all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione

Chi è e come si è comportato in aula durante gli studi universitari? E dove lavora esattamente? I dati AlmaLaurea scattano la fotografia di chi lavora come addetto all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione, dalle sue caratteristiche formative fino all’appeal riscosso sul mercato del lavoro.

L'ADDETTO ALL'ACCOGLIENZA IN AULA

- Sono 112 laureati di secondo livello del 2009 che a cinque anni dalla conquista del titolo lavorano come addetti all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione. Si tratta di una professione tecnica, alla quale si può accedere con un diploma di scuola secondaria superiore, ma nella quale ritroviamo anche laureati, provenienti in particolare dai gruppi disciplinari Linguistico, Politico sociale ed Economico statistico. A seguire questa strada sono senza ombra di dubbio le femmine (rappresentano l’80% contro il 60% delle loro colleghe), che lavorano prevalentemente al Nord (34% contro il 48%), in modo più marcato rispetto alla media anche al Centro (26% rispetto al 23%) e al Sud (25% rispetto al 21%). E anche all’estero dove lavorano 15 addetti all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione su 100 (è il 7% per il complesso).


ADDETTO ALL'ACCOGLIENZA:

LAUREATO IN TEMPI BREVI - E all’università come se la cavano? Sono veloci a tal punto che conquistano il titolo prima dei loro colleghi, 26,3 anni (l’età media è di 27,2 anni per il complesso dei laureati di secondo livello occupati), e nell’88% dei casi al più chiudono i libri entro un anno fuori corso (è l’83% per il complesso). E sono anche bravini: il voto medio di laurea è infatti più alto della media (108,2 contro 107,6) e nel loro curriculum non mancano le esperienze di stage e tirocini compiuti durante gli studi (45% contro 53% della media), e soprattutto un gran bel numero di esperienze internazionali (39% contro il 20%.)
Se gli chiedi cosa pensano del percorso universitario concluso, sono abbastanza contenti: potendo tornare ai tempi dell’iscrizione, infatti, il 68% dei laureati sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso ateneo.

ADDETTO ALL'ACCOGLIENZA

NEL MERCATO DEL LAVORO - Per gli addetti all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione l’ingresso nel mercato del lavoro non arriva in tempi brevissimi, anche se non siamo molto lontani dai valori medi. Così, oltre la metà ha iniziato a lavorare (59%) dopo il conseguimento della laurea e la prima occupazione è raggiunta a 7,9 mesi (è 7,1 per i colleghi). C’è però da dire che prima di svolgere la professione, in molti si sono rimboccati le maniche in attività di formazione post laurea (68%): in particolare, stage in azienda (39%), ma anche tirocini e praticantati (18%), collaborazioni volontarie (15%) o master (12%).
Una volta varcata la soglia del mercato del lavoro tuttavia non brillano. La stabilità non è il loro forte: 38% contro il 70% della media, sebbene siano quasi tutti assunti con contratti a tempo indeterminato (37% contro il 46%).

ADDETTO ALL'ACCOGLIENZA:

QUANTO GUADAGNA? - E guadagno? Così così. A cinque anni dal titolo mettono in tasca 1096 euro netti mensili nettamente meno dei 1336 euro del complesso. A influire in questo caso è anche una buona presenza di lavoratori impegnati part time (22% contro il 17%). I loro settori di punta sono tutti nel privato (97% contro il 73% della media), soprattutto nel ramo del commercio, ovvero alberghi e pubblici esercizi (81%). Ricordando che si tratta di una professione rivolta prevalentemente ai diplomati, tutto sommato i laureati magistrali sono abbastanza soddisfatti del lavoro svolto. Il 29% degli addetti all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione ritiene di utilizzare le competenze apprese all’università in misura elevata. Il titolo è comunque considerato efficace per lavorare da 65 occupati su 100.


ADDETTO ALL'ACCOGLIENZA:

COSA FA? - Che tipo di lavoro svolge l'addetto all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione? Secondo dati Isfol, ci sono delle mansioni che deve svolgere quotidianamente. In particolare deve (in ordine d’importanza):

- accogliere i clienti;
- analizzare o individuare le esigenze della clientela;
- gestire le prenotazioni;
- ricevere e smistare telefonate;
- compilare moduli e documenti;
- esprimersi in lingua straniera.

CHE CONOSCENZE DEVE ACQUISIRE L'ADDETTO ALL'ACCOGLIENZA?

- Ci sono informazioni, principi, pratiche e teorie necessari al corretto svolgimento della professione. Ecco quali servono all'addetto all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione secondo i dati Isfol:

- Servizi ai clienti e alle persone: conoscenza dei principi e delle procedure per fornire servizi ai clienti e alle persone. Comprende la valutazione dei bisogni del cliente, il raggiungimento degli standard di qualità e la valutazione della soddisfazione della clientela.
- Lingua straniera: conoscenza della struttura e dei contenuti di una lingua straniera oppure del significato e della pronuncia delle parole, delle regole di composizione e della grammatica.
- Lingua italiana: conoscenza della struttura e dei contenuti della lingua italiana oppure del significato e della pronuncia delle parole, delle regole di composizione e della grammatica.

LE SKILLS DELL'ADDETTO ALL'ACCOGLIENZA

- Le skills sono insiemi di procedure e processi cognitivi generali che determinano la capacità di eseguire bene i compiti connessi con la professione. Chi lavora come addetto all'accoglienza deve saper comunicare e ascoltare in maniera efficace, sapersi adattare e saper scrivere e comprendere i testi scritti. Per quanto riguarda le caratteristiche della personalità, il perfetto addetto all'accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione deve essere socievole, estroverso, intraprendere, sicuro di sè, ordinato, diligente ed efficiente. Non deve mancare, infine, il sapersi relazionare con i clienti ma anche con persone "esterne" al suo lavoro ed una spiccata capacità di problem solving.


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