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I filmati digitali, l’animazione e Tomas Edison

Le immagini in movimento vengono rappresentate attraverso sequenze di immagini fisse (frame), visualizzate a una frequenza sufficientemente alta da consentire all’occhio umani di ricostruire il movimento.
Come per le immagini, anche per i filmati è necessario convertire in digitale ogni singolo fotogramma per poterlo memorizzare in digitale e quindi riconvertirlo in analogico per poi riprodurlo su uno schermo.
È possibile digitalizzare filmati provenienti da telecamere o da un sintonizzatore Tv, utilizzando apposite schede e software video, e successivamente ricostruire le animazioni di sintesi utilizzando sempre particolari programmi.
Lo spazio occupato da un’animazione dipende da molti fattori, tra i quali il più importante è il framerate.

L’animazione

L’animazione è l’effetto che si ottiene sfruttando la tecnica cinematografica che si basa sul fatto fisiologico della persistenza di un’immagine sulla retina per un tempo relativamente lungo. Scomponendo un movimento in un insieme di fasi successiva (frame), in modo che ciascuna fase succeda alla precedente in un periodo di tempo inferiore a quello di tale permanenza, ciascuna immagine si sovrappone alla precedente prima che questa scompaia dalla retina: ne consegue una visione continua del movimento che si traduce in un’unica espressione di moto, come avviene nella visione diretta.

Thomas Edison

Thomas Edison progettò il cinetoscopio, dove le immagini si riproducevano alla frequenza di 48 frame al secondo, mentre i fratelli Lumière, nel loro cinematografo, ridussero tale numero a 16 frame al secondo.
Più elevato è il numero di frame al secondo, migliore è la qualità di movimento del filmato: oggi il numero di frame varia da 4 al secondo per le moviole a 40 al secondo.

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