A un certo punto della vita, c'è un momento in cui tutti ci ritroviamo sull'orlo di qualcosa: una scelta importante, un cambiamento che spaventa, un sogno che sembra troppo grande per noi.
Sappiamo dove vorremmo arrivare, ma continuiamo a rimandare il primo passo, aspettando di sentirci abbastanza pronti. E se il coraggio non consistesse nell'assenza di paura, ma nella capacità di andare avanti nonostante quella paura?
A raccontarlo, con la semplicità di una favola e la profondità di una lezione di vita, è Luis Sepúlveda, autore di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.
Una storia che molti hanno scoperto da bambini attraverso le pagine del libro, altri grazie alla sua trasposizione animata, La gabbianella e il gatto, ma il cui significato diventa forse ancora più profondo e potente crescendo
Al centro del racconto c'è una piccola gabbiana che ha tutto ciò che le serve per volare, ma non riesce a trovare il coraggio di farlo. Ad accompagnarla c'è un gatto che non potrà mai insegnarle a usare le ali attraverso il proprio esempio, ma che può aiutarla a credere nelle sue possibilità.
È da questa apparente contraddizione che nasce una delle frasi più celebri del libro: "Vola solo chi osa farlo". Ma cosa significa davvero? E cosa possono insegnarci Zorba e Fortunata sulla paura di fallire, sull'autostima e sul coraggio di diventare se stessi?
Indice
Il significato della frase sul volo
Il cuore del messaggio è semplice da dire e difficile da vivere: avere le capacità non significa automaticamente riuscire a usarle. Tra il "potrei" e il "lo faccio" c'è un passaggio che nessuna teoria copre del tutto.
Per Fortunata quel passaggio ha un nome preciso: la paura. Il suo problema, più che imparare una tecnica, è trovare la fiducia per lanciarsi verso qualcosa che non ha mai sperimentato davvero.
Qui la favola smette di parlare solo di gabbiani. Capita a chiunque di rinunciare a un'occasione pur avendo le carte in regola, semplicemente per il timore di non essere all'altezza.
Il volo, nel romanzo, diventa così una metafora della crescita. Per scoprire fin dove si può arrivare, prima o poi bisogna accettare il rischio di provare.
La storia di Zorba e Fortunata
Il racconto di Sepúlveda è stato pubblicato nel 1996. La vicenda inizia quando Kengah, durante il viaggio, finisce in una chiazza di petrolio e arriva su un balcone di Amburgo, dove trova Zorba, un gatto nero.
Sul punto di morire, Kengah gli chiede di mantenere tre promesse: evitare di mangiare l'uovo che sta per deporre, occuparsene e insegnare a volare al piccolo che nascerà. Una richiesta che sembra impossibile, visto che a riceverla è un animale che non ha mai volato.
Zorba, però, decide di mantenere la parola data. Gli altri gatti del porto aiutano a far crescere Fortunata, uscita da quell'uovo, la difendono e cercano di prepararla a seguire la propria natura.
Per la piccola, intanto, i primi tentativi si trasformano in cadute e delusioni, e la fiducia nelle proprie capacità si sgretola poco a poco. A sbloccare la situazione saranno Zorba, i suoi amici e un poeta.
Il volo finale parte dalla cima del campanile di San Michele, ad Amburgo. Più che un obiettivo raggiunto, è un limite superato: dopo tanti fallimenti, sembrava diventato insormontabile.
Diciassette cadute e la paura di fallire
Fortunata non ce la fa al primo colpo. Prova diciassette volte e per diciassette volte cade, fino a convincersi di non essere capace di volare.
È uno dei passaggi più forti del libro, perché mostra quanto in fretta un fallimento possa trasformarsi in un giudizio su se stessi. E il meccanismo è familiare anche fuori dalle pagine.
Un esame andato male diventa "non sono abbastanza intelligente". Un progetto che non decolla diventa "non ho talento", una proposta rifiutata fa nascere dubbi sul proprio valore.
La storia mette in chiaro una differenza enorme: non riuscire a fare qualcosa in una certa situazione è diverso dal non esserne capaci per sempre. Fortunata ha le ali fin dall'inizio: le mancano l'esperienza per usarle e la fiducia per continuare a tentare.
Un insuccesso, insomma, racconta cosa è successo in una determinata circostanza, non cosa sarai in grado di fare domani. Per questo un tentativo fallito non dovrebbe diventare automaticamente la misura del tuo valore personale.
Esami, colloqui e passioni: quando la scelta tocca a te
La paura di lanciarsi può comparire prima di un esame, anche quando hai studiato. È quel momento in cui sei convinto che, appena seduto davanti al prof o al foglio, dimenticherai tutto.
Lo stesso ostacolo si ripresenta in altre forme. Di fronte a un colloquio, a un'esperienza nuova o all'occasione di seguire una passione che gli altri non comprendono, la scena si ripete: sai cosa vuoi, però rinvii l'inizio finché non ti senti pronto.
Sepúlveda, comunque, non vende scorciatoie: desiderare qualcosa non basta per ottenerla. Il punto è un altro, cioè che anche la preparazione più accurata può restare inutilizzata se manca il coraggio di mettersi alla prova.
C'è poi un aspetto che riguarda da vicino la vita di tutti i giorni. Soprattutto sui social, il confronto con chi sembra più bravo, più sicuro o più avanti è continuo, e la tentazione è misurarsi con i parametri degli altri.
Anche qui la gabbianella offre un appiglio. Fortunata cresce tra i gatti e a un certo punto si identifica con loro, ma il suo compito è un altro: distinguere il desiderio di migliorare da quello di diventare qualcun altro.
Cambiare metodo e chiedere aiuto fa parte del percorso
Attenzione a leggere la favola come un invito a insistere sempre allo stesso modo. Il testo è chiaro: perseverare non garantisce sempre il successo. Dopo un insuccesso a volte serve cambiare metodo, chiedere aiuto oppure rivedere il proprio obiettivo.
La regola resta valida comunque: una caduta non stabilisce quanto vali. È qui che entra in gioco Zorba. Il gatto non può volare al posto di Fortunata e non può garantirle che andrà tutto bene, ma resta accanto a lei mentre scopre di cosa è capace.
La protegge, la incoraggia, cerca soluzioni e continua a considerare possibile ciò che lei ha iniziato a credere impossibile. Succede lo stesso con un insegnante che sostiene uno studente in difficoltà, con un amico prima di una decisione importante o con un genitore che lascia sperimentare senza pretendere la perfezione.
La loro presenza non cancella gli ostacoli, però può cambiare il modo in cui li affronti. E soprattutto chiarisce un confine: aiutare qualcuno a crescere è diverso dal decidere al suo posto.
Zorba, infatti, non prova mai a trasformare Fortunata in un gatto. La vuole bene proprio perché è diversa da lui, e la accompagna fino al campanile perché impari a essere una gabbiana.