
Per 14 studenti dell’Università LUMSA, il semestre è iniziato in modo decisamente esotico e stimolante. Destinazione? Nairobi, Kenya, presso la Catholic University of Eastern Africa (CUEA), per una Winter School di due settimane che promette di essere molto più di un semplice corso accademico: una vera immersione nel cuore pulsante dell’Africa.
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Non solo libri: tra Smart City e Centri Spaziali
Se pensate al Kenya solo come terra di safari, siete fuori strada. Il programma che stanno seguendo i ragazzi della LUMSA è un mix perfetto tra teoria e realtà sul campo. Accompagnati dal prorettore Gennaro Iasevoli e dal prof. Plinio Limata, gli studenti stanno toccando con mano i diversi volti di un Paese leader nel continente.
Da Konza, la nuova "smart city" keniota, un hub tecnologico che punta tutto sul digitale, a Malindi, dove il Centro Spaziale "Luigi Broglio" un’eccellenza italiana in terra africana, si sviluppano i CubeSat, i nanosatelliti di ultima generazione. Non mancheranno le visite ai quartieri popolari di Nairobi per comprendere le sfide sociali ed economiche di una metropoli in continua crescita.
Il concetto di "Harambee": fare squadra per il futuro
L'iniziativa non nasce per caso, ma fa parte della visione del LUMSA University Africa Center, diretto dall’ambasciatore Pietro Sebastiani. L'obiettivo è chiaro: creare ponti con i Paesi africani che corrono verso modelli di sviluppo basati su innovazione e digitale.
Prima di decollare, i ragazzi hanno incontrato l’Ambasciatore del Kenya in Italia, Fredrick Mattwanga'a, che ha lanciato loro una parola d'ordine: "Harambee". In lingua Swahili significa "fare squadra", un invito a collaborare tra giovani italiani ed europei con i coetanei africani per costruire un futuro comune. Gli studenti incontreranno anche l’Ambasciatore italiano in Kenya, Vincenzo Del Monaco.
Perché è un'opportunità da monitorare?
Questa collaborazione tra LUMSA e CUEA non è un evento isolato. I due atenei sono già al lavoro per nuovi progetti di cooperazione e scambi. Per chi studia oggi, guardare all'Africa non è più una scelta "esotica", ma una mossa strategica: è il continente con la crescita demografica più alta e un fermento digitale che farebbe invidia alla Silicon Valley.