riccardo scarafia

C'è fuorisede e fuorisede. C'è chi si sposta di 200 chilometri e chi, invece, attraversa un oceano e atterra direttamente in Silicon Valley.

Riccardo ha scelto la seconda opzione - un po' per caso, un po' perché aveva un sogno da realizzare - e da quattro anni studia alla San José State University, nel cuore della Silicon Valley, con una borsa di studio, un lavoro part-time e già un contratto firmato con Deloitte in tasca.

Niente stanza in condivisione a prezzi folli e niente pasta al tonno scotta, o almeno così dice. La sua storia ribalta qualche certezza su cosa voglia dire davvero studiare lontano da casa: dal costo della vita ai rapporti con i docenti, fino alla parola che in Italia suona quasi come un'accusa - raccomandazione - e che lì, invece, è semplicemente la base da cui tutti partono.

Continua a leggere per scoprire com’è la vita di uno studente italiano in Silicon Valley!

Indice

  1. Com'è la vita di uno studente italiano in Silicon Valley?
    1. Sei un fuorisede che ha “fuorisedato” più della norma: come sei finito a studiare in Silicon Valley?
    2. Quanto ti costa, in totale, studiare e vivere alla San José State University? E, se ne usufruisci, quanto riesci a coprire con borse di studio o altri aiuti economici rispetto a quanto paghi di tasca tua?
    3. Lavori mentre studi? Se sì, che tipo di lavoro fai e come riesci a incastrarlo con lezioni ed esami?
    4. Gli esami funzionano come in Italia? Quali differenze hai notato (valutazioni, prove, rapporto con i docenti)?
    5. Raccontaci una tua giornata tipo: dal primo caffè a quando “stacchi” davvero
    6. Qual è la regola sociale non scritta che hai imparato “a tue spese” una volta arrivato in California?
    7. Dopo il degree, che piani hai? Resti lì, torni in Italia o ti immagini altrove?
    8. Tutti i grandi innovatori sono partiti da un garage (tipo Steve Jobs): tu ce l’hai un “garage” tuo? Intendo un posto che ti ispira, ma anche un progetto o un’idea che stai costruendo, o che vorresti realizzare
    9. Tre consigli utili e tre errori da evitare per chi sogna un’esperienza di studio all’estero come la tua

Com'è la vita di uno studente italiano in Silicon Valley?

Riccardo Scarafia, 23 anni il prossimo 15 maggio, è cresciuto a Cuneo, ha giocato a calcio nel Fossano nella stagione 2022/23 e poi ha fatto una scelta che in pochi avrebbero il coraggio di fare: mollare tutto e trasferirsi a San José per realizzare il sogno che aveva in testa da sempre, vivere negli Stati Uniti. Questa è la sua storia.

Sei un fuorisede che ha “fuorisedato” più della norma: come sei finito a studiare in Silicon Valley?

“Un po' per fortuna, un po' per caso: sono arrivato qui quattro anni fa grazie a una borsa di studio legata al calcio. Le borse di studio sportive vengono offerte dagli allenatori delle squadre universitarie in base al tuo profilo atletico, quindi ho ricevuto proposte da diverse università. 

Dopo aver valutato le opzioni - il tipo di borsa, la qualità dell'università, le opportunità che avrei potuto cogliere - la scelta è ricaduta qui. Ed è così che sono finito in Silicon Valley. C'è anche un altro fattore, però: l'energia e il sogno che mi portavo dentro, quello della California”.

Quanto ti costa, in totale, studiare e vivere alla San José State University? E, se ne usufruisci, quanto riesci a coprire con borse di studio o altri aiuti economici rispetto a quanto paghi di tasca tua?

La retta universitaria per studenti internazionali è di circa 22.000 dollari all'anno, ma ho una borsa di studio accademica - non gioco più a calcio - che me ne copre circa il 60%.

Mi rimangono quindi circa 4.000-4.500 dollari a semestre di retta. A questi si aggiungono circa 800-850 dollari al mese di affitto, bollette incluse. Considerando anche cibo, spesa e uscite, arrivo a una spesa totale di circa 1.500-1.600 dollari al mese, retta universitaria esclusa”.

Lavori mentre studi? Se sì, che tipo di lavoro fai e come riesci a incastrarlo con lezioni ed esami?

"Mentre studio, lavoro part-time in biblioteca, nel dipartimento di Media Services. Ci lavoro dal secondo semestre del primo anno, quindi da più di tre anni.

Il nostro compito è supportare la parte tecnica degli eventi che si tengono nelle grandi sale della biblioteca - prenotabili da aziende, gruppi universitari o dalla direzione stessa. Gestiamo dirette streaming, microfoni, proiettori, videocamere e diversi software messi a disposizione per l'occasione.

Riuscire a incastrarlo con lo studio è più semplice di quanto sembri: si tratta di lavori riservati agli studenti, quindi gli orari vengono costruiti attorno alle lezioni, senza sovrapposizioni”.

Gli esami funzionano come in Italia? Quali differenze hai notato (valutazioni, prove, rapporto con i docenti)?

“Gli esami funzionano in modo molto diverso rispetto all'Italia - o almeno da quel che so, non avendo mai studiato lì.

Qui dipende molto dal professore, ma di solito il semestre prevede uno, due o tre parziali più un esame finale che copre l'intero programma. Insieme, valgono circa il 60-70% del voto finale: non esiste quindi la logica del "tutto o niente" dell'esame secco.

Il restante 30-40% è coperto da progetti e attività svolte durante il semestre.

Anche il rapporto con i docenti è molto diverso. In Italia, per quanto ne so, i professori tendono a mantenere una certa distanza dagli studenti. Qui il rapporto è molto più alla pari: se ti approcci nel modo giusto, puoi costruire un legame vero.

Con alcuni miei professori mi scrivo tutti i giorni, ogni tanto andiamo a mangiare insieme - è nato qualcosa che va ben oltre l'aula. Questo vale sia a livello umano che professionale: essendo persone con grande esperienza nel mondo del lavoro, possono aprirti porte e connessioni che difficilmente troveresti altrove.”

Raccontaci una tua giornata tipo: dal primo caffè a quando “stacchi” davvero

"La mia giornata tipo dipende dal semestre e dal giorno, ma in generale mi sveglio intorno alle 6:00-6:30 e vado in palestra alle 7:00. Da lì in poi la giornata si divide in due schemi principali.

Nei giorni con lezione al mattino, sono in aula dalle 9:00 a mezzogiorno, poi lavoro in biblioteca dal pomeriggio fino alle 15:00 o alle 17:00. Quando torno a casa, studio.

Nei giorni in cui lavoro al mattino, invece, sono in biblioteca dalle 8:30 fino all'una circa, poi ho lezione nel pomeriggio - il martedì, ad esempio, dalle 15:00 alle 21:00. Quando rientro, ceno, mi rilasso un po' e vado a dormire".

Qual è la regola sociale non scritta che hai imparato “a tue spese” una volta arrivato in California?

La regola sociale non scritta che ho imparato a mie spese in California è che le connessioni sono tutto. In Italia tendiamo a vederle con sospetto - 'quello è arrivato lì solo perché conosce qualcuno' - mentre qui sono semplicemente la base su cui si costruisce tutto, sia a livello accademico che professionale.

I miei professori, ad esempio, hanno tutti alle spalle anni di esperienza in aziende importanti e una rete di contatti enorme. Se riesci a costruire un rapporto autentico con loro - e può sembrare opportunista dirlo, ma non lo è - loro sono genuinamente disposti ad aiutarti.

E poi c'è un aspetto che mi ha colpito molto: crescendo in questo ambiente, mi rendo conto che tra vent'anni, quando sarò io quello con esperienza, sarò più che felice di aiutare chi è nella mia situazione oggi.

Perché alla fine si crea qualcosa di bello nel poter dare una mano agli altri e accompagnarli in un percorso che hai vissuto sulla tua pelle”

Dopo il degree, che piani hai? Resti lì, torni in Italia o ti immagini altrove?

"Dopo la laurea - che arriverà a dicembre di quest'anno - non tornerò in Italia. Il mio obiettivo è restare in California, dove mi trovo benissimo. Ho già un'offerta di lavoro firmata: inizierò a lavorare da Deloitte, nel dipartimento Tax, a San José, il 4 gennaio 2027.

La data è fissata, tutto confermato - è arrivata dopo il mio internship dell'estate scorsa. Non vedo l'ora: sono contento, grato e curioso. È sicuramente un ottimo punto di partenza, ma non sarà il mio punto di arrivo

Tutti i grandi innovatori sono partiti da un garage (tipo Steve Jobs): tu ce l’hai un “garage” tuo? Intendo un posto che ti ispira, ma anche un progetto o un’idea che stai costruendo, o che vorresti realizzare

“È vero, la Silicon Valley è piena di innovatori - passati e presenti - e quell'energia si sente davvero nell'aria.

Io non ho un garage tutto mio, nessun posto fisico simbolico, ma non ne ho bisogno. Mi basta essere qui.

Che sia nella mia stanza, sul campus o a camminare per San Francisco o il centro di San José, ogni tanto apro Google Maps solo per rendermi conto di dove sono fisicamente.

A volte tendo a darlo per scontato, poi vedo quanto sono lontano dall'Italia e realizzo che mi trovo esattamente nel posto in cui ho sempre sognato di essere.

Quella consapevolezza mi dà un'energia e un'ispirazione che mi tengono in piedi nei momenti più duri - quando gli esami pesano, quando il carico di studio e lavoro si fa sentire.

Ed è quella stessa energia che mi spinge avanti nei miei progetti, come i social, a cui tengo moltissimo, anche perché spero possano ispirare tanti di voi".

Tre consigli utili e tre errori da evitare per chi sogna un’esperienza di studio all’estero come la tua

"Come consigli, il primo è scontato ma fondamentale: impara l'inglese. Arriva qui con il livello più alto possibile. Io sono arrivato con un B2, ma faticavo a parlarlo davvero - e il primo semestre, soprattutto a livello accademico, è stato duro.

Il secondo consiglio è che applicare alle università è un gioco di numeri. Non fissarti su una sola: costruisci una lista ampia e manda quante più candidature riesci, soprattutto per le borse di studio.

Se hai un buon profilo, puoi entrare in un'università migliore di quella che ti aspettavi, magari con una borsa che copre gran parte delle spese.

Come errori da evitare, invece: non venire qui pensando che sarà tutto facile. Ci saranno momenti duri, e li dovrai affrontare dall'altra parte del mondo, da solo. Certo, oggi puoi videochiamare amici e famiglia in qualsiasi momento, ma non sarà sempre tutto rose e fiori.

Detto questo, è un'esperienza che ti farà crescere enormemente - che tu alla fine decida di restare in America o di tornare in Italia dopo la laurea".

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