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Il mercato del lavoro è pieno di opportunità ma anche di pregiudizi duri da smontare. Molte professioni, fondamentali per il Paese, continuano a essere considerate “ripieghi”, mestieri di serie B.

Eppure, dietro quelle etichette sbrigative, si nascondono carriere solide, prospettive di guadagno rilevanti e, soprattutto, una soddisfazione personale che spesso i percorsi più blasonati non garantiscono.

A guidarci dentro questo cortocircuito tra percezione e realtà è Marco Ceresa, CEO di Randstad Italia, importante agenzia per il lavoro di livello internazionale, ospite della nuova puntata di Like a Pro(f), il format di Skuola.net che porta tra i banchi digitali chi conosce davvero il mondo occupazionale. 

Ceresa parte da storie concrete, smonta stereotipi duri a morire e ricorda che la scelta professionale non dovrebbe mai essere il risultato di un automatismo sociale, ma di un desiderio lucido. In poche parole: trovare un lavoro che piaccia davvero.

Indice

  1. L’arte che torna a essere richiesta: il sarto
  2. Idraulici ed elettricisti: competenze nuove, soddisfazioni concrete
  3. L’inganno dei social: realtà contro finzione

L’arte che torna a essere richiesta: il sarto

Tra i mestieri più snobbati, Ceresa cita l’esempio del sarto. Una figura che molti considerano anacronistica, ma che in realtà vive una stagione di grande richiesta. Racconta la storia di “un ragazzo che, finito il liceo, non sapeva che università fare” e che ha scelto di imparare una professione “dove potesse lavorare con le mani”. E da una piccola sartoria di paese è arrivato a lavorare per un grande nome della moda.

Il punto non è il colpo di fortuna, ma la consapevolezza di intraprendere un percorso tecnico che richiede competenze, costanza, precisione. E che può portare a “guadagni molto interessanti”, sottolinea Ceresa, oltre a un senso di realizzazione raro da trovare altrove.

Idraulici ed elettricisti: competenze nuove, soddisfazioni concrete

Altra categoria spesso vittima di stereotipi è quello di idraulici ed elettricisti. Professioni percepite come “antiche”, quando in realtà oggi richiedono competenze avanzate: “È tutto molto più complesso”, spiega Ceresa, perché bisogna conoscere “le soluzioni digitali che riguardano il riscaldamento e il raffreddamento”.

La traiettoria prevede gavetta, specializzazione e, nei casi migliori, anche l’apertura di un’attività propria. Ceresa racconta di “ragazzi che si sono buttati” in questi settori e che oggi guidano microimprese solide, con soddisfazioni professionali e personali difficili da eguagliare in altri ambiti. 

A fare davvero la differenza, ricorda, è anche la reputazione: “Le aziende e le persone chiedono sempre le referenze”, e avere una buona fama, offline e online, diventa un vero capitale professionale.

L’inganno dei social: realtà contro finzione

Ceresa mette in guardia anche dal filtro distorto dei social, dove tutto sembra semplice, scintillante, immediato. “Spesso ti fanno vedere una vita bellissima… Dubai, New York…”, ma dietro quei video patinati c’è spesso ben altro: “Subito dopo quel momento tornano a fare un lavoro che magari non li soddisfa”.

La trappola, in questi casi, è di confrontarsi con un’illusione, non con una realtà. E misurare le proprie aspirazioni sulla base di una narrazione falsa significa soltanto alimentare frustrazione. Per Ceresa, l’unica bussola affidabile è cercare una professione coerente con ciò che si è davvero, non con ciò che viene mostrato.

Da qui il consiglio più importante: “Fate in modo di trovare un lavoro che vi piaccia”.

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