jacopo giaconi maturita

Si sa: lo studio richiede impegno, costanza e anche qualche sacrificio. Ma quando questo diventa “matto e disperatissimo”, il rischio è che il prezzo da pagare sia molto più alto di un pomeriggio passato sui libri.

Ne sa qualcosa Jacopo Giaconi, che dopo aver superato la Maturità con 100 e lode ha deciso di mettere nero su bianco una riflessione diversa dal solito.

Non il classico racconto celebrativo del risultato raggiunto, non il post motivazionale sul “se vuoi, puoi”, ma quasi il contrario: una lettera in cui si chiede se quella lode, ottenuta dopo anni di rinunce, valga davvero tutto ciò che ha comportato.

Jacopo scrive di appartenere a quella “frangia minoritaria” di studenti che, dopo un percorso brillante al liceo, sarebbe disposta a rinunciare alla propria lode pur di recuperare “le occasioni mancate” e “il tempo spesso sprecato” negli ultimi cinque anni. 

Lo scopo della sua lettera non è sminuire lo studio. Anzi. Jacopo definisce lo studio un “fedele e inseparabile compagno”.

Il problema, semmai, è capire quando la dedizione si trasforma in chiusura, quando l’ambizione scolastica diventa una specie di gabbia e quando il voto finale, anche il più alto possibile, non basta più a compensare tutto il resto, specie le rinunce fatte durante quelli che dovrebbero essere gli anni migliori della vita.

Indice

  1. Il prezzo della lode: quando il successo passa dalle rinunce
  2. Il 100 e lode non basta fuori da scuola
  3. Dopo la Maturità, il desiderio di una vita “saporita”
  4. La lettera dello studente

Il prezzo della lode: quando il successo passa dalle rinunce

Uno dei passaggi della lettera riguarda il percorso che porta alla lode. Secondo Jacopo, non si tratta di un risultato che arriva per caso o all’ultimo minuto. Per ottenerla bisogna “puntare in alto” fin dall’inizio delle superiori, o almeno per tutto il triennio conclusivo.

E qui il racconto diventa molto personale. Jacopo spiega che, appena iniziato il liceo, ha smesso di suonare il violino, ha abbandonato lo sport e ha interrotto buona parte delle attività che coltivava autonomamente. In altre parole, la scuola è diventata la priorità quasi assoluta.

Lui la definisce una “laica clausura”: un’immagine molto forte, perché restituisce l’idea di una vita organizzata attorno a un solo obiettivo. Studiare, prepararsi, mantenere il rendimento, non abbassare mai l’asticella.

Jacopo non dice che impegnarsi sia sbagliato. Dice però che, nel suo caso, l’impegno ha prodotto anche un “debito ingente sul piano pratico e relazionale”. E questa è forse una delle frasi centrali della lettera: perché sposta il discorso dal voto alla vita quotidiana.

Il 100 e lode non basta fuori da scuola

La parte più lucida della riflessione arriva quando Jacopo racconta cosa non può fare un “100 e lode”. Non può aiutarti a trovare nuove amicizie. Non può insegnarti a guardare negli occhi il tuo interlocutore. Non può correggere la postura mentre cammini. 

Sono esempi semplici, quasi quotidiani, ma proprio per questo funzionano. Perché ricordano una cosa che spesso, durante gli anni di scuola, rischia di passare in secondo piano: crescere non significa solo accumulare voti, competenze e risultati verificabili.

C’è una parte della formazione che non entra nelle griglie di valutazione. Sta nelle relazioni, nelle esperienze, negli errori, nelle attività fuori dall’aula, nel tempo libero, nella capacità di muoversi nel mondo senza sentirsi sempre sotto interrogazione.

Jacopo lo dice senza negare l’importanza della scuola. Anzi, scrive che si iscriverebbe di nuovo al liceo scientifico “Amedeo di Savoia”. Ma aggiunge che non sarebbe disposto ad affrontare allo stesso modo verifiche, valutazioni e interrogazioni.

Dopo la Maturità, il desiderio di una vita “saporita”

Nel finale, la lettera cambia tono e si apre a una riflessione più ampia. Jacopo cita Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, e il suo “natural desiderio di sapere”. Poi propone una lettura personale della parolasapere”, collegandola al latino “sapère”, cioè “avere sapore”.

È qui che il testo trova la sua chiusura più significativa. Dopo la Maturità superata con lode, Jacopo dice di desiderare un’esistenza “saporita”, capace di arricchirsi di ciò di cui ha fatto a meno negli anni del liceo.

Jacopo chiude ricordando che la vita sa regalare soddisfazioniben più intense di qualunque risultato scolastico, 100 e lode compreso”. Una frase che non cancella il valore del traguardo raggiunto, ma lo rimette al suo posto.

Perché un voto può raccontare un percorso. Può premiare l’impegno, la costanza, la preparazione. Ma non può raccontare tutto. E forse la vera sfida, dopo la Maturità, è proprio questa: non smettere di studiare, ma imparare anche a vivere.

La lettera dello studente

Di seguito la lettera integrale di Jacopo Giaconi.

"Vorrei dar voce a quella frangia minoritaria, a cui appartengo, di chi dopo un percorso brillante al Liceo sarebbe disposto a rinunciare alla propria lode pur di recuperare le occasioni mancate e il tempo spesso sprecato negli ultimi cinque anni.

I requisiti di attribuzione della lode escludono chi in extremis tenta di ottenerla. È necessario infatti “puntare in alto” fin dall’inizio delle superiori, o almeno per tutto il triennio conclusivo. Sono davvero pochi i casi di lodi assegnate a chi non ha mai studiato con dedizione e un po’ di sacrificio nel corso del quinquennio.

Senza dubbio posso affermare di non far parte di queste rare eccezioni, perché la strada che mi ha portato alla lode nel mio caso è stata prima di tutto un percorso di rinunce progressive.

Appena iniziato il Liceo ho smesso di suonare il violino, ho abbandonato la pratica sportiva e ho interrotto buona parte delle attività che coltivavo autonomamente.

Il risultato è stato rinchiudersi in una sorta di laica clausura con l’intento di dare sempre priorità alla scuola.

Ho l’impressione di aver perso tempo, non tanto per essermi dedicato con anima e corpo allo studio - che anzi è ormai per me un fedele e inseparabile compagno - quanto piuttosto per aver accumulato un debito ingente sul piano pratico e relazionale.

Col senno di poi posso assicurare che il “100 e lode” è di utilità pressoché nulla nel trovare nuove amicizie, guardare negli occhi il tuo interlocutore, mantenere la corretta postura mentre cammini o superare l’esame di guida per la patente.

Sono molto contento di leggere che altri miei coetanei si dichiarano soddisfatti del percorso che li ha portati alla lode e che sarebbero disposti a intraprenderlo nuovamente: non così per me.

Se potessi tornare indietro mi iscriverei di nuovo al Liceo scientifico “Amedeo di Savoia”, ma non sarei disposto ad affrontare allo stesso modo valutazioni, verifiche e interrogazioni.

Spero che le mie parole possano stimolare una riflessione nei futuri maturandi che prima o poi si troveranno a chiedersi se e in quale misura valga la pena sacrificarsi per la scuola.

Da parte mia suggerisco di considerare sempre il detto “primum vivere deinde philosophari”, senza negare l’importanza dell’impegno assiduo che però è ben diverso dal sacrificio estremo che dà spesso solo un senso di frustrazione.

Ciò che custodirò con cura dopo gli anni del Liceo, molto più di qualunque lode onorifica, sarà il “natural desiderio di sapere” di cui parla Federico Cesi.

Chi era costui?

Un nobile romano, contemporaneo di Galileo, che a soli 18 anni ebbe la “lodevole” idea di fondare nientemeno che l’Accademia dei Lincei.

Purtroppo di Cesi non resta traccia nell’Albo Nazionale delle Eccellenze nel quale invece tra pochi mesi comparirà il mio nome assieme a quello degli altri diplomati con lode nell’Esame di Stato 2020.

Quando Cesi scrisse “Del natural desiderio di sapere et institutione de’ Lincei per adempimento di esso” mi piace pensare che col termine “sapere” intendesse non solo il possedere una conoscenza, ma soprattutto volesse trasmettere il significato del latino “sapère” nel senso di “avere sapore”.

Ecco, superata con lode la Maturità mi resta davvero il desiderio di avere un’esistenza “saporita” che si possa arricchire di ciò di cui ho fatto a meno in questi anni. La vita in fondo sa regalare soddisfazioni ben più intense di qualunque risultato scolastico, “100 e lode” compreso."

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
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