perche non avere paura della prima prova maturità

La prima prova della Maturità è il rompighiaccio dell'esame. E per questo è normale avere paura.

Anzi, sarebbe quasi strano il contrario. Non si tratta solo di un compito di italiano: è il momento in cui ti rendi conto che l’esame di Stato è iniziato davvero. Però proprio perché fa tanta scena, rischia anche di sembrare più spaventosa di quanto sia.

La verità è che domani non dovrai indovinare la traccia perfetta, né dimostrare di sapere tutto, né scrivere il tema più brillante della storia della scuola italiana. Dovrai fare una cosa molto più concreta: leggere, scegliere, ordinare le idee e scrivere con calma.

Ti sembra poco? Non lo è affatto! E, vista così, la prova sembra anche molto meno difficile di quanto si possa pensare.

Indice

  1. Prima prova Maturità: come funziona in breve
  2. Hai tempo: non devi partire a scrivere dopo trenta secondi
  3. La prima frase non deve essere un capolavoro
  4. Non devi sapere tutto: devi usare bene quello che sai

Prima prova Maturità: come funziona in breve

La prima prova è lo scritto di italiano ed è uguale per tutti gli indirizzi di scuola. Si svolge giovedì 18 giugno, a partire dalle 8:30, e mette i maturandi davanti a sette tracce divise in tre tipologie: analisi del testo, testo argomentativo e tema di attualità. Il candidato ne sceglie una e ha fino a sei ore per svolgerla.

Tradotto: non devi entrare in aula con l’ansia di indovinare la traccia giusta. Avrai più possibilità davanti, potrai leggere tutto con calma, scartare ciò che senti meno vicino e concentrarti sulla proposta che ti permette di ragionare meglio.

La vera abilità, domani, sarà un’altra: leggere tutte le proposte senza farti prendere dal panico e capire quale traccia ti permette di lavorare meglio. Magari non sarà quella che avevi previsto, ma sicuramente sarà quella su cui riesci a costruire un discorso ordinato, sensato e sostenibile per diverse pagine.

Hai tempo: non devi partire a scrivere dopo trenta secondi

Un’altra ansia tipica è quella del foglio bianco. Ti siedi, leggi le tracce e immagini già la scena peggiore: tutti che iniziano a scrivere, tu fermo, la penna immobile, il cervello vuoto. Ma la prima prova non è una gara di velocità.

Hai tempo per leggere, rileggere, scartare, scegliere e fare una scaletta. Anzi, partire troppo in fretta può essere più rischioso che prendersi qualche minuto in più all’inizio.

La cosa migliore che puoi fare è dividere la prova in fasi: prima lettura generale, poi scelta ragionata, poi appunti, poi scaletta, poi scrittura, poi rilettura finale. Domani il tuo obiettivo non è sembrare sicuro dopo dieci minuti. È arrivare alla fine con un testo coerente.

La prima frase non deve essere un capolavoro

Molti studenti si bloccano perché pretendono di scrivere subito un attacco fortissimo, elegante, intelligente, memorabile. Ma la prima prova non è un romanzo.

L’introduzione deve funzionare, non vincere un premio letterario. Può essere semplice, chiara, pulita. Deve accompagnare chi legge dentro il tema, non dimostrare in tre righe tutto il tuo valore.

Se non ti viene l’inizio perfetto, non restare mezz’ora fermo lì. Scrivi una versione provvisoria e vai avanti. Spesso le idee migliori arrivano mentre sviluppi il testo, non prima.

E se alla fine ti accorgi che l’introduzione può essere migliorata, la sistemi in rilettura.

Non devi sapere tutto: devi usare bene quello che sai

La prima prova spaventa anche perché porta con sé tantissimi temi e argomenti: letteratura, storia, attualità, società, tecnologia, ambiente, diritti, guerra, pace, giovani, futuro. Tutto potrebbe entrare, almeno in teoria.

Ma nessuno ti chiede di sapere tutto.

Ti viene chiesto di leggere una traccia, capirla, rispondere a ciò che domanda e costruire un ragionamento. A volte basta molto meno di quanto pensi: un esempio ben scelto, un collegamento chiaro, una riflessione personale non buttata lì a caso, un lessico ordinato.

Meglio usare bene tre idee che accumularne dieci senza filo. Quindi se domani ti accorgi di non ricordare una citazione, una data precisa o un dettaglio, non andare in tilt. Non è detto che quella cosa sia indispensabile. Puoi aggirarla, spiegare il concetto in modo più semplice, scegliere un esempio diverso.

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