Illustrazione di uno studente in biblioteca con tocco accanto al busto di un filosofo
Immagine realizzata con AI

Essere maturi vuol dire imparare a pensare, scegliere e affrontare il futuro con responsabilità, anche quando le risposte arrivano un pezzo alla volta. Se ti stai preparando all'esame di Maturità, questa domanda probabilmente ti gira in testa più spesso di quanto vorresti ammettere: il diploma si avvicina, le scelte sul dopo pure, e sentirsi "grandi" da un giorno all'altro è tutt'altro che scontato.

Succede a tutti, e chi ha passato la vita a riflettere sulla crescita lo sapeva bene. Per questo alcune frasi di filosofi sembrano scritte apposta per chi si trova proprio lì, a metà strada tra i banchi di scuola e l'ingresso nell'età adulta.

Le firme sono quelle che ritrovi sui libri di filosofia e di latino: Kant, Sartre, Seneca, Nietzsche, Marco Aurelio e Socrate. Sei voci diverse, ognuna con un pezzetto di risposta. C'è chi parla di pensiero autonomo e chi di scelte, chi di coraggio e chi di dubbi, chi dell'atteggiamento con cui affronti le prove e chi della ricerca che continua anche dopo il diploma.

Indice

  1. Kant e il coraggio di pensare con la propria testa
  2. Sartre e le scelte che costruiscono il destino
  3. Seneca: osare rende le cose meno difficili
  4. Nietzsche e i dubbi che diventano una strada
  5. Marco Aurelio: scegliere come affrontare le prove
  6. Socrate: con il diploma inizia la ricerca personale

Kant e il coraggio di pensare con la propria testa

La frase di Immanuel Kant nasce come risposta a una domanda precisa, che all'epoca accendeva il dibattito tra gli intellettuali: che cos'è l'illuminismo? Lui la risolve così: "L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!".

La "minorità" non c'entra con l'età anagrafica: per Kant è l'incapacità di usare la propria testa senza la guida di qualcun altro. Ed è una condizione che dobbiamo "imputare a noi stessi" perché la causa è la mancanza di decisione e di coraggio, non di intelligenza. "Sapere aude" significa letteralmente "osa sapere". Nel testo originale Kant pensava a un'intera società che smette di farsi guidare dalle autorità e inizia a ragionare in autonomia.

  • Per chi sta per diplomarsi

Crescere significa smettere di affidarsi ciecamente alle idee altrui: prof, genitori, amici, quello che gira sui social... Facile a dirsi, vero?

Attenzione, però: pensare in autonomia non vuol dire ignorare i consigli. Vuol dire ascoltarli, valutarli e poi decidere con la propria testa. Ed è qui che entra in gioco l'altra metà della maturità secondo Kant: prendersi la responsabilità dei propri giudizi, anche quando si rivelano sbagliati.

Sartre e le scelte che costruiscono il destino

Jean-Paul Sartre sposta l'attenzione dal pensiero alle scelte: "La libertà è ciò che fai con quello che è stato fatto di te".

Per capirla bisogna partire dalla sua corrente filosofica, l'esistenzialismo. L'idea di fondo è semplice da dire e tosta da digerire: l'essere umano arriva al mondo senza un "libretto di istruzioni" già scritto. Prima esiste, poi si definisce attraverso quello che fa. In parole povere, sei le tue scelte.

"Quello che è stato fatto di te" è tutto ciò che hanno deciso altri al posto tuo: la famiglia, l'ambiente in cui sei cresciuto, l'educazione ricevuta, le occasioni avute (o mancate)... Sartre tiene conto di tutto questo e lo considera il punto di partenza. La libertà, per lui, sta nel modo in cui rispondi a quei condizionamenti.

C'è anche un risvolto scomodo. Se sei libero, sei anche responsabile. Sartre chiama "malafede" l'atteggiamento di chi si racconta di essere senza alternative, giusto per scaricare il peso delle proprie decisioni. "Tanto non dipendeva da me"... ti suona familiare, vero?

  • Per chi sta per diplomarsi

 L'indirizzo scelto alle medie, i voti, le aspettative di casa: tutto questo pesa, ed è giusto riconoscerlo. Il salto da adulti è smettere di usarlo come scusa.

Da qui in avanti, che si tratti di università, lavoro o una pausa per capirsi meglio, l'ultima parola spetta a te: sei l'autore delle tue scelte, anche quando il punto di partenza l'hanno deciso altri.

Seneca: osare rende le cose meno difficili

Con Seneca si passa al coraggio, quello che serve davanti alle grandi tappe della vita: "Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili".

La frase arriva dalle lettere che Seneca scriveva a un amico, una specie di manuale di vita a puntate. Se studi latino, magari l'hai già incontrata nella versione originale: "Non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus difficilia sunt".

Seneca era un filosofo stoico. Per lui il vero ostacolo sta dentro di noi, più che nelle cose. Ecco il rovesciamento: di solito pensiamo che prima venga la difficoltà e poi la paura. Seneca inverte l'ordine. È la paura a gonfiare gli ostacoli, e la difficoltà diventa un comodo alibi per restare fermi.

Nel testo originale il discorso riguarda la forza d'animo, cioè la capacità di vivere secondo ragione e di sopportare le prove. Sono traguardi che sembrano fuori portata finché restano un'idea astratta... e diventano raggiungibili appena ci si prova davvero.

  • Per chi sta per diplomarsi

L'orale, la scelta dell'università, il primo colloquio di lavoro: le tappe importanti spaventano soprattutto finché le osservi da lontano. Ti è mai capitato di rimandare per giorni una cosa che poi hai sbrigato in mezz'ora?

Diventare grandi significa fare il primo passo verso l'ignoto. La difficoltà resta, ma cambia misura: diventa concreta, quindi affrontabile. Ed è proprio lì che la maggior parte degli ostacoli perde forza.

Nietzsche e i dubbi che diventano una strada

Con Friedrich Nietzsche si arriva ai dubbi, quelli che spuntano proprio quando tutti ti chiedono "e dopo che fai?": "Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per far nascere una stella danzante".

La frase arriva dall'inizio di una delle sue opere più famose, "Così parlò Zarathustra", scritta quasi come un poema. Il protagonista è un saggio che, dopo anni di solitudine in montagna, scende tra la gente per condividere quello che ha capito. In piazza parla alla folla e la mette in guardia da un rischio preciso: diventare l'"ultimo uomo".

Chi è? È l'esatto opposto della stella danzante: una persona che cerca solo comodità, sicurezza e una felicità piccola piccola. Evita rischi, passioni forti e domande scomode... e così perde la capacità di creare qualcosa di nuovo. La folla, per la cronaca, risponde con entusiasmo: "Dacci quest'ultimo uomo!". È proprio la reazione che il saggio temeva.

Il "caos" è la tensione interiore: idee che si contraddicono, desideri in conflitto, energie che cercano ancora una forma. La "stella danzante" è quello che ne può uscire, cioè qualcosa di originale, creato da te, con una leggerezza tutta sua. Per Nietzsche il caos è una risorsa da custodire, perché chi lo spegne del tutto smette di crescere.

  • Per chi sta per diplomarsi

Corsi di laurea, ITS, primo impiego, città nuova o restare vicino a casa: avere la testa piena di ipotesi diverse è normalissimo. La tentazione, diciamocelo, è chiudere la questione in fretta, con la scelta più rassicurante o con quella che piace a tutti, giusto per far tacere l'ansia. Ti suona familiare?

Ecco la lettura che proponiamo: i dubbi sul futuro sono materia prima, il segnale che stai ancora cercando la tua forma. Maturare, in questa chiave, vuol dire trasformare l'incertezza in una spinta: esplorare, informarti, provare strade diverse e dare alle risposte il tempo di prendere forma.

Marco Aurelio: scegliere come affrontare le prove

Quando l'esame o il futuro fanno paura, Marco Aurelio indica cosa resta nelle tue mani: "La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri".

Marco Aurelio era un imperatore romano, quindi l'uomo più potente del suo tempo. Eppure questa frase viene da una raccolta di appunti personali, scritti per sé e senza nessuna intenzione di pubblicarli. Spesso li buttava giù durante le campagne militari, tra una battaglia e l'altra. In pratica è un diario, dove si ricordava come restare lucido sotto pressione.

Come Seneca, anche lui era stoico. E qui c'è un'idea chiave di quella scuola: dividere il mondo in due colonne, ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi. Gli eventi, le decisioni degli altri, i risultati finali stanno nella seconda colonna. I nostri giudizi, cioè il modo in cui leggiamo quello che succede, stanno nella prima.

La "qualità dei pensieri" non c'entra con il pensiero positivo da post motivazionale, quello del "sorridi e andrà tutto bene". Per Marco Aurelio un pensiero "di qualità" è un giudizio lucido: vedere le cose per come sono, senza ingigantirle e senza raccontarsi drammi che non esistono. Un evento in sé è neutro, è l'etichetta che gli attacchiamo a renderlo una tragedia.

E la "felicità"? Nel suo vocabolario è una serenità interiore stabile, quella che resiste anche quando fuori va tutto storto, ben lontana dall'euforia del momento.

  • Per chi sta per diplomarsi

Le tracce che usciranno, le domande della commissione, il voto finale: tutto questo sfugge al tuo controllo, diciamocelo chiaramente. Restano invece nelle tue mani lo studio, il modo in cui gestisci l'ansia, la reazione a un vuoto di memoria nel mezzo dell'orale. Quante energie hai bruciato a immaginare la domanda impossibile, invece di ripassare quella probabile?

Maturare, in questa chiave, vuol dire il dominio di sé: spostare l'attenzione su ciò che puoi davvero gestire e scegliere con quale attitudine affrontare le prove, con calma e dignità. Un intoppo all'esame resta un intoppo... ma sei tu a decidere se leggerlo come un fallimento o come un passaggio. Il voto lo mette la commissione, il peso da dargli lo scegli tu.

Socrate: con il diploma inizia la ricerca personale

L'ultima frase è di Socrate ed è la più breve: "Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta".

Prima di tutto, il contesto. L'opera è "Apologia di Socrate" dell'allievo Platone. Socrate pronuncia queste parole durante un processo, mentre si difende da accuse pesantissime: corrompere i giovani e mancare di rispetto agli dèi. Lui per scelta scriveva zero righe, quindi il suo discorso ci arriva grazie a un allievo che lo ha messo per iscritto. In pratica è l'arringa di un uomo che rischia la vita.

Socrate avrebbe potuto salvarsi promettendo di smettere di filosofare. Rifiuta. Per lui rinunciare alle domande vale come rinunciare a vivere. Viene condannato a morte, e quella frase diventa il manifesto di tutta la sua esistenza.

 La "ricerca" è l'abitudine a mettere alla prova le proprie convinzioni, quelle che diamo per scontate, attraverso il dialogo con gli altri. Il punto di partenza è il famoso "so di non sapere": chi si accorge dei propri limiti ha già fatto il primo passo, chi crede di sapere tutto resta fermo. Per Socrate la ricerca riguarda soprattutto se stessi: chi sei, cosa conta per te, come vuoi vivere.

  • Per chi sta per diplomarsi

Per anni la scuola ti ha dato programmi, compiti e verifiche già impostati... diciamocelo, una bella comodità. Con il diploma questa cornice sparisce, e le domande toccano a te: cosa ti appassiona davvero? Cosa vuoi imparare anche senza un voto in palio?

Ecco perché il diploma segna l'inizio della vera ricerca personale, più che la fine degli studi. Maturare, in questa chiave, vuol dire sviluppare uno spirito critico continuo: farsi domande sul mondo e su se stessi all'università, al lavoro, in viaggio, ovunque. Una ricerca che per Socrate dura tutta la vita, esame di Maturità compreso.

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