Polpo sul fondale con una conchiglia, immerso in acqua blu e fredda
Immagine realizzata con AI

Tra le curiosità sui polpi, la più famosa sembra uscita da un film di fantascienza: questo animale ha tre cuori e il sangue blu. Una combinazione che gli permette di vivere in acque fredde e povere di ossigeno.

Il polpo è un mollusco marino della classe dei cefalopodi: né pesce né mammifero. Oltre al cuore "triplo" ha un sistema nervoso sparso nelle braccia, tecniche di difesa degne di un prestigiatore e antenati vissuti prima dei dinosauri.

Indice

  1. A cosa servono i tre cuori e il sangue blu
  2. Nove cervelli per otto braccia
  3. Come il polpo usa strumenti e risolve problemi
  4. Colori, mimetismo e inchiostro contro i predatori
  5. Riproduzione e morte: il destino dei polpi
  6. Da quanto tempo esistono i polpi

A cosa servono i tre cuori e il sangue blu

I tre cuori del polpo hanno compiti diversi. Due sono i cuori branchiali: si trovano vicino alle branchie e spingono lì il sangue povero di ossigeno, che cede anidride carbonica e si ricarica.

Il terzo è il cuore sistemico, che manda il sangue ossigenato a organi e muscoli. Ha però un limite curioso: smette di battere quando il polpo nuota. Per questo l'animale preferisce spesso strisciare sul fondale, risparmiando energia.

E il colore? Il sangue è blu perché a trasportare l'ossigeno è l'emocianina, una proteina che contiene rame. Nel nostro sangue lavora invece l'emoglobina, a base di ferro, che lo rende rosso.

Il vantaggio sta nell'ambiente: l'emocianina trasporta l'ossigeno in modo più efficiente al freddo e dove l'ossigeno scarseggia, come negli abissi. Quando il sangue resta senza ossigeno, per esempio alla morte dell'animale, perde il blu e diventa trasparente.

C'è anche un rovescio della medaglia. Questo sangue rende i polpi molto sensibili all'acidità: se il pH dell'acqua scende troppo, non riescono a far circolare abbastanza ossigeno. Resta da capire che cosa succederà con l'aumento dell'acidità degli oceani dovuto al cambiamento climatico.

Nove cervelli per otto braccia

Il polpo ha un cervello centrale a forma di ciambella, avvolto intorno all'esofago, più un "mini cervello" in ognuna delle otto braccia: in totale, nove cervelli. Ogni braccio può gustare, toccare e muoversi senza ricevere ordini continui dal centro.

I numeri spiegano l'architettura. Secondo la pagina divulgativa del Natural History Museum, il polpo comune, Octopus vulgaris, ha circa 500 milioni di neuroni, più o meno quanti un cane, e due terzi stanno nelle braccia.

Secondo Jon Ablett, che cura la collezione di cefalopodi del Natural History Museum, questa organizzazione permette ai polpi di usare le braccia in modo più rapido ed efficace. Mentre alcune braccia capiscono come aprire un mollusco, il resto dell'animale può esplorare una grotta in cerca di altro cibo.

Il cervello centrale, però, sa prendere il comando. Lo ha dimostrato un esperimento del 2011: ai polpi è stato chiesto di guidare un braccio in un labirinto fino al cibo, lungo un percorso che lo costringeva a uscire dall'acqua e a rinunciare ai sensori chimici.

Le pareti trasparenti lasciavano vedere il cibo e la maggior parte dei polpi alla fine ce l'ha fatta: segno che il cervello centrale, elaborando la vista, controllava il braccio. L'autonomia delle braccia resta comunque impressionante: in un altro esperimento, tentacoli amputati si sono contratti e arrotolati quando i ricercatori li hanno pizzicati.

Come il polpo usa strumenti e risolve problemi

Gli scienziati usano il rapporto tra dimensioni del cervello e del corpo come indicatore approssimativo dell'intelligenza. Quello del polpo è il più alto tra gli invertebrati e supera anche molti vertebrati, mammiferi esclusi.

Intorno al 350 a.C. il filosofo greco Aristotele, nella Storia degli animali, lo definiva "una creatura stupida", perché si avvicina alla mano di un uomo calata in acqua. Gli esperimenti lo hanno smentito.

"Negli esperimenti hanno risolto labirinti e completato compiti complicati per ottenere ricompense di cibo. Sono anche abili a entrare e uscire dai contenitori", spiega Ablett. I polpi sanno anche ricordare le soluzioni e smontare oggetti per divertimento.

Poi ci sono gli strumenti, rari nel regno animale: tra gli invertebrati li usano solo i polpi e pochi insetti. In natura i polpi costruiscono piccole tane e ne proteggono l'ingresso con pietre, conchiglie rotte, vetri e tappi di bottiglia.

Il caso più convincente risale al 2009, in Indonesia. Alcuni polpi venati, Amphioctopus marginatus, sono stati osservati mentre dissotterravano gusci di cocco, li pulivano con getti d'acqua e li portavano altrove per montarli come riparo.

Il trasporto li rende lenti, goffi e più esposti ai predatori, ma il riparo serve dopo. Per gli scienziati che hanno scoperto il comportamento, il fatto che i gusci vengano portati in giro per usarli al momento giusto è la prova di un vero uso di strumenti.

Colori, mimetismo e inchiostro contro i predatori

Il polpo è probabilmente il più abile mimetizzatore del pianeta. Il segreto sono i cromatofori, cellule specializzate sotto la pelle che, spiega Ablett, sono "migliaia" e "li aiutano a cambiare colore in un istante".

A queste si aggiungono le papille, piccole zone di pelle che il polpo espande o ritira per cambiarne la consistenza.

Il polpo mimo, Thaumoctopus mimicus, scoperto in Indonesia nel 1998, si traveste invece da animali velenosi che i predatori evitano, come pesci leone e serpenti di mare. Rispetto a chi imita una roccia, può allontanarsi dal pericolo senza rompere il travestimento.

L'inchiostro non serve solo a nascondersi. Contiene la tirosinasi, una sostanza che nell'uomo aiuta a regolare la produzione di melanina: spruzzata negli occhi di un predatore li irrita e confonde olfatto e gusto.

Alcuni polpi si armano davvero. I piccoli del polpo tappeto, Tremoctopus violaceus, trasportano i tentacoli della caravella portoghese, carichi di un veleno potente e doloroso: loro sono immuni e li usano contro predatori e prede.

Riproduzione e morte: il destino dei polpi

Per i polpi la riproduzione segna in genere l'ultima fase della vita, ma la cura delle uova può durare anni. Il maschio usa un braccio speciale, l'ectocotile, per depositare lo sperma direttamente nel corpo della femmina.

La forma cambia da specie a specie: "Alcuni sembrano una siringa, altri più un cucchiaio", racconta Ablett. Negli argonauti il maschio lascia alla femmina il braccio riproduttivo; la maggior parte dei maschi di polpo muore entro un paio di mesi dall'accoppiamento.

Alle femmine va anche peggio. Possono deporre fino a 400.000 uova e smettono di mangiare per custodirle: "Sorvegliano le uova, le proteggono dai predatori e muovono l'acqua sopra di loro per ossigenarle", aggiunge Ablett.

Quando le uova si schiudono, la madre è morente o già morta. Nelle specie di acque poco profonde questa veglia dura fino a circa tre mesi.

Il record spetta a Graneledone boreopacifica, un polpo di profondità osservato nel Monterey Canyon, in California, mentre covava le uova per 53 mesi, quasi quattro anni e mezzo. È la cova più lunga conosciuta nel regno animale: in 18 immersioni i ricercatori non l'hanno mai vista allontanarsi né mangiare.

Da quanto tempo esistono i polpi

La storia degli antenati del polpo comincia molto prima di quella dei dinosauri. Il più antico fossile conosciuto di un antenato del polpo appartiene a un animale vissuto circa 330 milioni di anni fa.

Il reperto arriva dalla formazione calcarea di Bear Gulch, in Montana, ed è stato descritto nel 2022. Aveva dieci arti, mentre i polpi moderni ne hanno otto.

Prima di questa scoperta il primato era stato attribuito a Pohlsepia mazonensis, un invertebrato dal corpo molle di circa 310 milioni di anni fa. Le nuove analisi mostrano però che non era un polpo, ma un nautiloide, parente dei nautili attuali.

Otto braccia, tre cuori e sangue blu: un animale dalle caratteristiche sorprendenti.

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