studente alla lavagna
Immagine realizzata con AI generativa

Hai studiato per giorni, conosci tutte le risposte e ti senti preparatissimo. Poi arriva il momento dell'interrogazione e, improvvisamente, il vuoto. Oppure devi fare qualcosa che hai ripetuto centinaia di volte, ma proprio quando conta davvero commetti un errore banale.

Non è necessariamente una questione di preparazione: la scienza ha individuato alcuni meccanismi che spiegano perché, sotto pressione, il nostro cervello può finire per ostacolarci proprio nelle attività che sappiamo svolgere meglio. 

Indice

  1. Quando il cervello va in tilt: che cos'è il choking under pressure
  2. Perché sotto stress dimentichiamo anche le cose che sappiamo?
  3. Il paradosso dell'automatismo: quando pensare troppo ci fa sbagliare
  4. Più è importante riuscire, più aumenta il rischio di sbagliare?

Quando il cervello va in tilt: che cos'è il choking under pressure

Immagina di dover risolvere un'equazione alla lavagna. A casa ti sarebbe bastato qualche secondo, ma davanti alla classe, con il professore che aspetta e i compagni che osservano, improvvisamente anche il calcolo più semplice sembra complicatissimo.

In psicologia questo fenomeno ha un nome preciso: choking under pressure, un'espressione inglese che possiamo tradurre come "andare in crisi sotto pressione".

Si verifica quando l'ansia legata a una prestazione importante finisce per compromettere capacità e competenze che, in condizioni normali, riusciremmo a utilizzare senza particolari difficoltà.

E non riguarda soltanto gli studenti. Può capitare a un atleta durante una finale, a un musicista sul palco o a un professionista nel corso di una presentazione decisiva.

Il paradosso è che più teniamo al risultato, più rischiamo di concentrarci sulla possibilità di sbagliare, sottraendo attenzione proprio a quello che dovremmo fare.

Perché sotto stress dimentichiamo anche le cose che sappiamo?

Una delle spiegazioni più interessanti riguarda la cosiddetta memoria di lavoro, una funzione cognitiva che ci permette di mantenere temporaneamente a disposizione le informazioni necessarie per ragionare, risolvere problemi e prendere decisioni.

Possiamo immaginarla come una scrivania mentale: è lo spazio sul quale sistemiamo i dati che ci servono mentre svolgiamo un compito.

Il problema è che questa scrivania non è infinita. Quando siamo sotto pressione, una parte dello spazio può essere occupata da pensieri come "E se sbaglio?", "E se prendo un brutto voto?" oppure "Che figura farò davanti agli altri?".

A studiare questo meccanismo è stata, tra gli altri, la psicologa Sian Beilock, che insieme al collega Thomas Carr ha pubblicato nel 2005 una ricerca sulla rivista scientifica Psychological Science.

Gli studiosi hanno osservato che, di fronte a problemi matematici particolarmente impegnativi, la pressione poteva peggiorare le prestazioni proprio dei partecipanti con una maggiore capacità di memoria di lavoro.

Il motivo? Le preoccupazioni consumavano parte delle risorse cognitive sulle quali queste persone facevano normalmente affidamento per ottenere risultati migliori.

In altre parole, non è detto che tu abbia dimenticato quello che hai studiato: potresti semplicemente avere meno risorse mentali disponibili per recuperare e utilizzare le informazioni nel momento decisivo.

Il paradosso dell'automatismo: quando pensare troppo ci fa sbagliare

Ma c'è anche un altro meccanismo, apparentemente opposto, che può spiegare perché sbagliamo proprio quello che sappiamo fare benissimo.

Quando impariamo una nuova abilità, dobbiamo prestare attenzione a ogni singolo passaggio. Pensiamo, per esempio, a quando abbiamo iniziato ad andare in bicicletta: dovevamo concentrarci sull'equilibrio, sui pedali e sul manubrio.

Con l'esercizio, però, molti movimenti diventano automatici. Non abbiamo più bisogno di controllarli consapevolmente uno per uno. Sotto pressione può succedere qualcosa di curioso: iniziamo a controllare troppo attentamente proprio quei gesti che normalmente eseguiamo in modo spontaneo.

È come se, mentre camminiamo, cominciassimo a ragionare su come muovere ogni muscolo delle gambe. Un'attività semplicissima diventerebbe improvvisamente più macchinosa.

Questa spiegazione, conosciuta come explicit monitoring, è stata studiata anche nelle prestazioni sportive, dove un'eccessiva attenzione ai dettagli di un movimento già appreso può interferire con la sua esecuzione.

Ecco perché persino un atleta esperto può sbagliare un gesto tecnico che in allenamento gli riesce praticamente sempre: non perché abbia perso la propria abilità, ma perché il modo in cui sta cercando di controllarla è cambiato.

Più è importante riuscire, più aumenta il rischio di sbagliare?

La pressione, naturalmente, non è sempre un nemico. Una certa dose di attivazione può aiutarci a essere più concentrati, reattivi e motivati. Il problema nasce quando questa attivazione diventa eccessiva rispetto alle richieste del compito e alle risorse della persona.

È un'idea spesso associata alla legge di Yerkes-Dodson, secondo la quale il rapporto tra attivazione e prestazione può assumere la forma di una U rovesciata: troppo poca attivazione non favorisce necessariamente il rendimento, ma nemmeno troppa.

La realtà, però, è più complessa: non esiste una quantità ideale di stress valida per tutti e per qualsiasi situazione.

Una ricerca pubblicata nel 2024 sulla rivista Neuron, condotta su macachi impegnati in un compito motorio, ha mostrato che ricompense eccezionalmente elevate potevano accompagnarsi a un peggioramento della prestazione.

Gli studiosi hanno individuato modificazioni nell'attività neurale legata alla preparazione del movimento. Il risultato offre un indizio interessante sui meccanismi cerebrali del fenomeno, pur senza poter essere trasferito automaticamente alle persone.

Il punto è che voler riuscire a tutti i costi non equivale necessariamente a riuscire meglio. A volte, attribuire un'importanza enorme al risultato può modificare proprio quei processi che ci permettono di raggiungerlo.

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
@gianmarcodeusebi ‘il Barbero de Roma’ svela 12 segreti di Roma: dal s***o al cornetto

Sesso, scandali, intrighi, curiosità e leggende: Roma nasconde storie nella sua storia millenaria che sembrano uscite da una serie TV. Scoprile nella seconda parte di #Screenshot (ft Azzykky)

Guarda il video