Una frase borbottata nel cuore della notte, un nome pronunciato a mezza voce. Si chiama sonniloquio, e secondo le stime più diffuse due persone su tre hanno parlato nel sonno almeno una volta nella vita.
Ma che cosa diciamo davvero quando dormiamo? E c'è il rischio di lasciarsi sfuggire qualche segreto con chi ci dorme accanto? Un gruppo di ricercatori francesi ha provato a scoprirlo, registrando parola per parola i discorsi notturni di oltre duecento persone.
Cos'è la sonniloquio e perché succede
Parlare nel sonno è una parasonnia, cioè uno di quei comportamenti che si verificano mentre si dorme, come il sonnambulismo. È molto comune nei bambini e tende a diminuire con l'età: tra gli adulti, si stima che lo faccia con una certa regolarità circa una persona su venti.
Può succedere in tutte le fasi del sonno. Nel sonno più profondo di solito escono solo suoni, borbottii e parole sconnesse. Nelle fasi più leggere e nella fase REM, quella in cui si sogna più intensamente, si possono sentire invece frasi di senso compiuto, a volte veri e propri dialoghi, che spesso danno voce a quello che sta succedendo nel sogno.
Non esiste una causa unica. A favorire gli episodi sono soprattutto lo stress, la mancanza di sonno, la febbre e l'alcol, e sembra esserci anche una predisposizione familiare. Chi parla nel sonno, al risveglio, quasi sempre non ricorda nulla di quello che ha detto.
"No" e parolacce: cosa diciamo quando dormiamo
Nel 2017 la neurologa Isabelle Arnulf, dell'ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi, ha pubblicato sulla rivista scientifica Sleep uno dei pochi studi dedicati a cosa diciamo davvero nel sonno. Il suo gruppo ha registrato con videocamere e sensori 232 adulti per due notti. Quasi tutti soffrivano di disturbi del sonno che fanno parlare più spesso, come il sonnambulismo, i terrori notturni o un disturbo che porta a muoversi e gridare mentre si sogna.
In tutto, i ricercatori hanno raccolto 883 episodi. Più della metà erano suoni senza parole: borbottii, urla, sussurri, risate. Il resto conteneva 3.349 parole comprensibili, e la più frequente era una sola: "no". Le negazioni comparivano in più di una frase su cinque.
Ma la sorpresa più grande riguarda il linguaggio. Quasi una frase su dieci conteneva una parolaccia, molto più spesso di quanto capiti nel linguaggio di tutti i giorni. Gli uomini parlavano e imprecavano più delle donne.
C'è poi un dettaglio curioso. Le frasi erano grammaticalmente corrette, e spesso tra una battuta e l'altra c'erano delle pause, come se chi dormiva stesse aspettando la risposta di un interlocutore invisibile. Secondo Arnulf, nel sonno il linguaggio è simile a quello da svegli, ma più negativo, più teso e quasi sempre rivolto a qualcuno: chi parla sta litigando, difendendosi o scappando da qualcosa nel sogno.
Si rischia di svelare un segreto?
È la paura di molti, soprattutto di chi dorme accanto a un partner. La risposta degli esperti è rassicurante: parlare nel sonno non è un siero della verità. Quello che esce dalla bocca di chi dorme è legato ai sogni del momento, spesso confusi e assurdi, mescolati a frammenti della giornata.
Un nome pronunciato nel sonno, insomma, non è una confessione (o almeno non proprio). Può essere un collega con cui si sta litigando nel sogno, un personaggio inventato o un ricordo lontano. Chi ascolta tende a dare un senso a parole che spesso non ne hanno, e il diretto interessato, al mattino, non può nemmeno spiegarle perché non ricorda di averle dette.
C'è anche chi, con i discorsi notturni, è diventato famoso. Negli anni Sessanta il paroliere americano Dion McGregor raccontava nel sonno sogni lunghi e surreali, con una voce chiara e quasi teatrale. Il suo coinquilino cominciò a registrarlo, e nel 1964 quelle registrazioni diventarono un disco.
Quando bisogna preoccuparsi
Nella grande maggioranza dei casi parlare nel sonno è innocuo, e gli specialisti del sonno spiegano che raramente serve una cura. Al massimo, il fastidio è per chi dorme accanto.
Ci sono però situazioni in cui vale la pena parlarne con un medico. La prima è quando i discorsi sono accompagnati da urla, calci o pugni, come se chi dorme stesse vivendo il sogno con il corpo. Può essere il segnale di un disturbo del comportamento in sonno REM, che negli adulti più grandi va approfondito, perché in alcuni casi anticipa malattie neurologiche come il Parkinson.
Altri campanelli d'allarme sono gli episodi che compaiono all'improvviso in età adulta, quelli molto frequenti o associati a sonnambulismo, russamento forte e pause nel respiro.
Per tutti gli altri, le regole sono quelle di un buon sonno: orari regolari, meno stress, poco alcol la sera. E per chi dorme accanto, un paio di tappi per le orecchie e un consiglio: non prendere troppo sul serio quello che si sente di notte.