Prima di smartphone e streaming, molti oggetti degli anni Novanta avevano funzioni dedicate: per telefonare, ascoltare musica, vedere un film o scattare una foto si usavano apparecchi separati e gesti oggi quasi scomparsi. Il Walkman, il videoregistratore, il cercapersone, il Game Boy avevano ognuno il suo compito.
In Italia gettoni telefonici, videocassette, agende e cabine appartengono a un passato ancora riconoscibile, ma sempre meno visibile.
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Come si guardavano i film prima dello streaming
Negli anni Novanta e nei primi Duemila il film del weekend si sceglieva in videoteca. Si scorrevano centinaia di titoli sugli scaffali, se ne prendevano uno o due e la settimana dopo si ricominciava il giro.
Il nome che molti ricordano è Blockbuster, punto di riferimento per chi amava il cinema. Abbonarsi a una videoteca, allora, era un po' come oggi avere un account su una piattaforma di streaming.
A casa si usava il videoregistratore. Si spingeva la videocassetta dentro l'apparecchio, si premeva play e partiva il film: un gesto fisico che la digitalizzazione ha spazzato via insieme ai negozi di noleggio.
Il videoregistratore era collegato a un televisore a tubo catodico, con lo schermo in vetro. Era pesante, quasi impossibile da spostare, lento ad accendersi e con un'immagine poco nitida. Appenderlo al muro? Fuori discussione.
Poi c'era il palinsesto. Prima dei servizi on demand, un programma si guardava all'orario in cui andava in onda, altrimenti recuperarlo era un'impresa. Le registrazioni digitali dei primi anni Duemila hanno allentato il vincolo, e oggi si guarda quasi tutto quando si vuole.
La musica portatile dal Walkman ai lettori MP3
Il Walkman lo lanciò Sony nel 1979 e negli anni Ottanta diventò il gadget irrinunciabile per chi amava la musica. Permetteva di ascoltare i propri brani in giro con un apparecchio leggero, e negli anni Novanta era ancora diffusissimo.
Il rovescio della medaglia era la logistica: le musicassette andavano portate dietro e cambiate a mano ogni volta che si voleva ascoltare altro. E se il nastro si ingarbugliava, lo si riavvolgeva con una penna.
Il passo successivo fu il lettore CD portatile, che portò il compact disc negli zaini e rese più facile saltare da una traccia all'altra. Era però ingombrante e fragile: bastava un sobbalzo sul marciapiede per far saltare il brano.
Nel frattempo Sony presentò anche il MiniDisc, nel 1991. Era un supporto digitale e riscrivibile, e conquistò musicisti, studenti e appassionati di compilation.
Il ponte verso lo smartphone lo costruirono i lettori MP3 degli anni Duemila. Il più famoso è l'iPod, introdotto da Apple nel 2001, con design compatto, schermo e rotella per scorrere i brani. Oggi streaming e smartphone hanno preso il posto di tutti questi apparecchi.
Telefonare senza cellulare tra gettoni e cabine
Prima dei cellulari, fuori casa si telefonava dalle cabine telefoniche. Per avvisare a casa o chiamare un taxi serviva qualche moneta in tasca, e in Italia c'erano i gettoni, così preziosi che a volte finivano spesi in sala giochi.
A casa c'era il telefono fisso della famiglia. Per organizzare un'uscita o farsi dire i compiti si chiamava quel numero, e spesso, prima di parlare con l'amico, toccava scambiare due parole con un genitore.
Con l'arrivo di internet il fisso aveva un limite in più. Con le prime connessioni dial-up, chi navigava occupava la linea e nessuno poteva chiamare in casa: una specie di modalità aereo in anticipo sui tempi.
Le chiamate perse finivano sulla segreteria telefonica, che registrava i messaggi su una piccola cassetta. È sparita anche lei, superata da cellulari, SMS e note vocali.
Per chi doveva restare reperibile c'era il cercapersone, o pager: un segnale, un numero da richiamare e la caccia a un telefono. A metà anni Novanta nel mondo ne erano in uso oltre 60 milioni, oggi resiste solo in pochi settori di nicchia.
Agende, rubriche e PDA prima delle app
Contatti e appuntamenti stavano sulla carta, tra agende, rubriche ed elenchi telefonici. Numeri, indirizzi e codici postali di amici e parenti si imparavano a memoria, e c'erano mamme capaci di snocciolarne due dozzine senza esitare.
I primi cellulari erano spesso pesanti, con l'antenna estraibile e batterie da trattare con cura. In Italia la loro crescita esplose nella seconda metà del decennio, e a cavallo tra anni Novanta e Duemila il telefonino più gettonato, soprattutto tra i giovanissimi, fu il Nokia 3310.
Per manager e professionisti il salto furono i PDA, cioè Personal Digital Assistant: agende elettroniche con calendario, rubrica e appunti. Alcuni modelli gestivano anche la posta elettronica e i collegamenti via cavo, e funzionavano pure da status symbol.
Nel 1999 arrivò il primo BlackBerry, con tastiera fisica e sincronizzazione dei dati. Nei primi anni Duemila diventò il simbolo dell'email in mobilità.
Poi lo smartphone ha riunito tutto in un solo oggetto: telefonate, rubrica, agenda e lavoro. Gli apparecchi separati sono spariti dalle scrivanie uno alla volta, e con la rubrica integrata non serve più ricordare a memoria tutti i numeri.
Foto e video con rullini e videocamere
Con la pellicola ogni scatto era una scommessa. Finito il rullino, lo si portava a sviluppare e si aspettavano alcuni giorni per scoprire quali foto fossero riuscite.
Le macchine fotografiche a pellicola negli ultimi anni stanno vivendo un piccolo ritorno. Il loro periodo d'oro, però, resta alle spalle.
Chi voleva il risultato subito aveva la Polaroid: la foto era in mano pochi minuti dopo lo scatto. La si agitava durante feste, gite e compleanni, un gesto più teatrale che necessario, rimasto nell'immaginario di tanti.
Per i video c'erano le videocamere portatili. Le prime erano comparse già negli anni Sessanta, ma è tra anni Ottanta e Novanta che diventano presenza fissa a recite scolastiche, diplomi, matrimoni ed eventi di famiglia.
Molte registravano su cassette VHS-C, con immagini tremolanti e audio impastato, e ore di filmati da cui pescavano anche i programmi di papere in tv. Oggi lo smartphone fa foto e video dalla tasca, e la videocamera è finita in cantina.
Game Boy e Tamagotchi nel tempo libero
Il Game Boy di Nintendo debuttò in Giappone nel 1989 e arrivò in Europa nel 1990. La prima versione aveva lo schermo in bianco e nero e si giocava ovunque, in treno, in auto o sotto le coperte, almeno finché reggevano le pile.
I protagonisti erano Tetris e Super Mario, poi negli anni Novanta avanzati arrivarono i Pokémon. Le cartucce passavano di mano in mano a scuola.
Il Tamagotchi, lanciato da Bandai nel 1996 e messo in vendita per la prima volta in Giappone, era una console in miniatura con un animaletto virtuale da nutrire e accudire. Tra discussioni in famiglia e qualche richiamo in classe, ne sono stati venduti oltre 100 milioni di esemplari.
Nel 1998 arrivò il Furby, un peluche pieno di sensori che parlava una lingua tutta sua e sembrava imparare parole nuove. Il Tamagotchi, intanto, ha cambiato status: oggi è un oggetto da collezione.