Nicolas Flamel
A sinistra, il personaggio di Nicolas Flamel in Harry Potter; a destra, Ritratto di Nicolas Flamel (ca 1340-1418)

Chi era davvero Nicolas Flamel, il personaggio che la saga di Harry Potter ha fatto conoscere a milioni di studenti italiani?

La sua storia unisce la Parigi medievale, il mito dell'alchimia e un pezzo di cultura che oggi passa anche dai programmi di letteratura delle scuole superiori, ma per raccontarla bene bisogna separare tre livelli diversi: l'uomo realmente vissuto, la leggenda nata secoli dopo la sua morte e l'invenzione narrativa di J.K. Rowling.

Indice

  1. Flamel fu uno scrivano ricco e filantropo
  2. La leggenda nacque da libri pubblicati dopo la sua morte
  3. La pietra filosofale incarnava oro, salute e immortalità
  4. Newton, Hugo e Rowling hanno reso Flamel immortale

Flamel fu uno scrivano ricco e filantropo

Nicolas Flamel è un personaggio storico realmente esistito: nacque a Pontoise nel 1330 e morì a Parigi il 22 marzo 1418. Non fu né un mago né un alchimista, ma uno scrivano.

Lavorò a Parigi come copista e libraio, e sposò Perenelle, una vedova benestante morta nel 1397. Grazie a questa attività e al patrimonio della moglie, i due accumularono beni e finanziarono diverse opere di carità verso la Chiesa.

Il suo testamento, datato 22 novembre 1416, racconta la verità dei fatti: documenta un'agiatezza concreta, ma non la ricchezza favolosa che la leggenda gli avrebbe attribuito secoli dopo.

Due tracce concrete della sua vita si possono ancora osservare oggi a Parigi. La casa al numero 51 di rue de Montmorency, appartenuta a Flamel, esiste ancora ed è considerata la più antica casa in pietra della città. La sua lapide, che lui stesso progettò nel 1410, è conservata al Museo Nazionale del Medioevo, nell'Hôtel de Cluny.

La leggenda nacque da libri pubblicati dopo la sua morte

La fama di Flamel come alchimista nasce da una serie di libri pubblicati molto dopo la sua morte. La reputazione si diffuse infatti attraverso opere alchemiche del XVII secolo, attribuitegli senza alcun fondamento storico.

Il testo più celebre è il Livre des figures hiéroglyphiques, pubblicato a Parigi nel 1612. Racconta di un manoscritto misterioso acquistato da Flamel, di un viaggio in Spagna alla ricerca di chi potesse decifrarlo e della conseguente scoperta della pietra filosofale.

Non era nemmeno il primo tentativo. Un testo precedente, Le Livre Flamel, era già apparso in Francia tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento: pur portando il suo nome, era opera di un autore anonimo.

Qualcuno se ne accorse molto prima degli storici di oggi. Già nel 1761 l'abate Etienne-François Villain mise in dubbio l'intera vicenda, indicando nell'editore P. Arnauld de la Chevalerie il vero ideatore della leggenda.

Al di là di questi testi apocrifi, non esiste alcuna testimonianza storica indipendente che Flamel abbia mai praticato alchimia, medicina o farmacia.

La pietra filosofale incarnava oro, salute e immortalità

Per capire perché la leggenda di Flamel abbia avuto tanto successo, bisogna capire cosa rappresentasse la pietra filosofale per chi viveva in quell'epoca. Veniva descritta come una sostanza capace di trasformare i metalli comuni in oro o argento.

Nell'Europa medievale, alla pietra si attribuirono poteri ancora più ambiziosi: benefici sulla salute e, soprattutto, la possibilità di raggiungere l'immortalità attraverso un elisir ricavato da essa.

Il mito non nasce nel Medioevo parigino, ma affonda radici molto più lontane. Il riferimento più antico alla "pietra dei filosofi" compare in un testo bizantino del VII secolo, mentre un'idea simile si trova già in uno scritto del I secolo avanti Cristo. L'alchimia come pratica arrivò poi in Europa nel XII secolo, attraverso copie e traduzioni provenienti dal mondo islamico: il termine stesso deriverebbe da una combinazione arabo-greca.

Questo spiega anche perché i testi attribuiti a Flamel non fossero del tutto inventati dal nulla: le procedure che gli vennero assegnate riprendevano ingredienti e metodi presenti in manoscritti alchemici orientali molto più antichi della Parigi del Seicento.

Newton, Hugo e Rowling hanno reso Flamel immortale

La forza della leggenda sta nel fatto che ha attraversato i secoli, trovando spazio in alcune delle opere più lette della cultura occidentale. La fama di Flamel come alchimista influenzò generazioni di scienziati e scrittori, tra cui Isaac Newton e Victor Hugo.

Newton citò Flamel nei propri scritti sull'alchimia, un interesse che lo studioso coltivò parallelamente ai suoi lavori scientifici. Hugo invece lo inserì nel romanzo Notre-Dame de Paris, pubblicato nel 1831.

Il salto nella cultura pop contemporanea arriva con J.K. Rowling, che inserisce Nicolas e Perenelle Flamel nel primo romanzo della saga, Harry Potter e la pietra filosofale. È qui che la storia vera lascia definitivamente il posto all'invenzione narrativa: nel libro i due coniugi sono immortali grazie alla pietra, che viene poi distrutta per impedire che finisca nelle mani di Lord Voldemort.

Il personaggio è tornato anche sullo schermo nel film Animali fantastici - I crimini di Grindelwald, dove Flamel è interpretato dall'attore Brontis Jodorowsky. Tra lo scrivano parigino realmente esistito e il mago secolare dei libri di Rowling, insomma, non c'è alcun filo storico: solo quattro secoli di leggenda che qualcuno ha saputo trasformare in narrativa.

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