Se ritiri una pizza da asporto e paghi con la carta, il terminale può chiederti una mancia anche se il personale si è limitato a consegnarti l'ordine. In Italia la mancia è una gratifica libera: per chi la lascia non esiste alcun obbligo, né in contanti né con pagamento elettronico.
Sulla mancia per il cibo da asporto hanno scritto un libro due docenti di diritto statunitensi, Ward Farnsworth dell'Università del Texas e Saul Levmore dell'Università di Chicago. Il titolo è già una domanda: "Should You Tip for Takeout? Solving the Puzzles of Everyday Life".
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Mancia da asporto: in Italia resta una scelta libera
Allora, quando ha senso lasciare qualcosa in più? Farnsworth e Levmore partono da una logica semplice: la mancia funziona dove il cliente sa qualcosa che il datore di lavoro non sa. Al ristorante sei tu a vedere se il cameriere è stato veloce o lento, in taxi sei tu a sapere come ha guidato l'autista.
Lo stesso vale per il parrucchiere: il titolare sa quanti clienti sono stati serviti, ma solo tu sai se ti hanno trattato bene. In questi casi la mancia diventa una specie di voto sulla qualità del servizio, e chi lo esprime è la persona che quel servizio l'ha ricevuto davvero.
Con il fast food lo schema salta. L'azienda forma il personale a ripetere sempre le stesse cose e poi lo controlla, quindi il cliente alla cassa vede poco o niente che l'azienda non sappia già. Ecco perché, di norma, al cassiere non si lascia la mancia.
E la pizza da ritirare? Qui il personale ti consegna il cartone e incassa, e non c'è un servizio al tavolo da giudicare. Il terminale che propone la mancia ti mette davanti a una richiesta che, con la logica del ristorante, resta difficile da spiegare.
I due autori notano anche un'altra stranezza: a volte la richiesta arriva prima che il lavoro sia finito. In quel caso il personale può vedere quanto hai lasciato prima di servirti, il che c'entra poco con l'idea di premiare un lavoro fatto bene.
Nei contesti dove la mancia è una novità, come panetterie, caffetterie e fast food, la tua scelta vale come un voto sull'abitudine stessa. Lasciarla significa accettarla e incoraggiarla, mentre premere "nessuna mancia" è un modo per non sostenerla. Il loro verdetto, nel libro, è che la mancia per l'asporto "doesn't make sense as a custom": come consuetudine, insomma, non ha senso.
Coperto, servizio e mancia: le voci da distinguere
Prima di aggiungere qualsiasi cifra, controlla il conto. Molti locali applicano il coperto, un costo aggiuntivo fisso calcolato per persona o per tavolo.
Nel coperto rientra tutto quello che viene messo in tavola per permetterti di mangiare: tovaglia, tovaglioli, posate, bicchieri e piatti. Possono esserci anche il cestino del pane, il servizio al tavolo e la pulizia successiva.
Poi c'è il servizio. Il suo costo può essere già incluso nel conto, sotto la voce "coperto" oppure sotto una voce "servizio" a parte. Se lo trovi scritto, non devi pagare altro per ringraziare il cameriere.
La mancia è un'altra cosa. Il vocabolario Treccani la definisce un "piccolo regalo in denaro che si usa dare a chi ha reso un servizio o una cortesia, in aggiunta al compenso dovuto". La differenza sta tutta qui: la decidi tu, se e quanto, e nessuno può metterla in conto al posto tuo.
E il sovrapprezzo? Farnsworth e Levmore leggono così l'invito a lasciare la mancia nei take away: il locale ha bisogno di alzare i prezzi e pensa che il cliente reagisca meglio a una richiesta finale che a un menu più caro. Il risultato, per il tuo portafoglio, è lo stesso.
Il meccanismo funziona perché scegli cosa ordinare guardando il menu, senza pensare alla mancia. Quando la richiesta compare alla fine, la leggi come un cambio di abitudini e non come un aumento. Per i due autori, in pratica, è un rincaro che il titolare spera tu non riconosca come tale.
C'è anche un effetto sugli stipendi. Chi lavora sceglie un impiego in base a quanto porta a casa in totale, da qualunque parte arrivino i soldi, quindi aggiungere le mance alla paga, nel lungo periodo, tende a tenere bassi i salari di base. Se le mance sparissero, secondo gli autori salirebbero gli stipendi dei camerieri e, insieme, i prezzi del menu.
Quanto lasciare: arrotondamento o 5-10%
Se il servizio ti è piaciuto e vuoi premiarlo, in Italia le cifre restano contenute. Al ristorante, quando il servizio non è incluso, un riferimento indicativo è circa il 10% del conto.
Una forchetta indicativa per i ristoranti è il 5-10% del conto. Per i conti più piccoli basta arrotondare all'euro.
L'arrotondamento è, di fatto, il metodo più italiano che ci sia. Se il conto è di 28 euro se ne lasciano 30, se è di 32 se ne lasciano 35. Per una pizza da ritirare, se vuoi comunque lasciare qualcosa, questa è la soluzione più in linea con le abitudini di casa nostra.
Al bar l'abitudine è simile: si arrotonda alla cifra tonda o si lascia qualche moneta sul bancone, in genere tra 0,50 e 1 euro. In taxi si arrotonda la tariffa oppure si aggiunge un euro o due se la corsa è stata particolarmente efficiente.
Bada bene, queste percentuali sono indicazioni e basta. La cifra è arbitraria e dipende da te e dal servizio che hai ricevuto.
Conta anche a chi vuoi destinarla, ma il modo in cui la lasci non garantisce chi la riceverà. Consegnarla direttamente al cameriere non assicura che la tenga soltanto lui: la ripartizione dipende dagli accordi tra i lavoratori, anche quando la inserisci nel pagamento.
Meglio evitare di lasciarla sul tavolo e andartene. Consegnarla a mano o aggiungerla al pagamento è il modo più chiaro per far arrivare il tuo grazie al personale.
Stati Uniti, Giappone e Italia a confronto
Il cassiere con il terminale che chiede la mancia è una scena tipica degli Stati Uniti, dove al ristorante con servizio al tavolo è consuetudine lasciare il 15-20% del totale. Lì il ragionamento cambia: chi mangia al ristorante accetta una regola non scritta, ma ormai consolidata.
Per Farnsworth e Levmore, quando la mancia è radicata bisogna rispettarla quasi sempre. L'obbligo non è fissato dalla legge, ma lo accetti nel momento in cui ti siedi a tavola. Per questo il loro consiglio è ricordare che quel 20% non è scritto sul menu, ma va messo in conto quando scegli dove mangiare.
Gli stessi autori notano che negli Stati Uniti gli inviti alla mancia sono diventati più frequenti anche dove il cliente vede poco o niente in più del titolare. È la ragione per cui la loro teoria, basata sul giudizio del servizio, oggi funziona meno di vent'anni fa.
All’estremo opposto c’è il Giappone, dove la mancia non si usa: spesso viene rifiutata, e può mettere in imbarazzo chi la riceve. In alcune culture, osservano Farnsworth e Levmore, la mancia è rara o assente e può persino sembrare un insulto.
L'Italia sta nel mezzo, ma più vicina al lato della libertà. La mancia è un gesto gradito ma facoltativo, anche quando paghi con la carta: dal punto di vista legale lasciarla con il pagamento elettronico è possibile.
Sul fronte fiscale, le mance fanno parte del reddito da lavoro dipendente di chi le riceve. La legge di Bilancio 2023 ha introdotto per i dipendenti di hotel, bar e ristoranti un’imposta agevolata del 5% sulle mance, anche quelle pagate con la carta. Vale per chi ha redditi sotto una certa soglia, oggi 75.000 euro, ed entro un tetto pari al 30% della retribuzione, salvo rinuncia scritta del lavoratore. Per te che paghi, però, non cambia nulla.
Insomma, a decidere è la qualità del servizio, oltre al tuo budget. Al tavolo, se ti hanno trattato bene, un arrotondamento o il 5-10% sono più che sufficienti. Alla cassa del take away, davanti al terminale, puoi premere "nessuna mancia" senza sensi di colpa.