Imhotep progettò per il faraone Zoser (o Djoser) la piramide a gradoni di Saqqara, la prima grande piramide egizia della storia. Con il tempo, la sua figura si è caricata di significati che vanno oltre l'architettura: la tradizione lo ha legato alla medicina e, alla fine, lo ha reso una divinità.
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Imhotep fu sacerdote e architetto di Djoser
Prima di essere un'icona, Imhotep fu un uomo con un ruolo preciso alla corte egizia. Era sacerdote del dio Ra, e i Greci lo conobbero con il nome di Imouthes.
Il suo nome originale ha un significato che vale la pena conoscere: "colui che viene in pace". Un dettaglio che torna utile per capire come sia stato ricordato nei secoli, più come figura pacificatrice e sapiente che come semplice funzionario di corte.
Il suo incarico più importante fu quello di principale architetto della prima piramide egizia, costruita per il faraone Zoser, appartenente alla III Dinastia. Sulla sua vita privata, però, le fonti disponibili dicono pochissimo: le attestazioni lo collegano ai regni di Zoser e del suo successore Sekhemkhet.
La piramide a gradoni sorge nella necropoli di Saqqara
Il monumento che rese celebre Imhotep è il complesso funerario di Djoser, conosciuto come la piramide a gradoni. Si trova nella necropoli di Saqqara, a circa 30 chilometri dal Cairo.
Fu Imhotep a disegnarla come monumento funerario per il faraone Djoser, della III Dinastia. Il progetto non nacque già nella forma che conosciamo oggi: partì da una mastaba a un piano, una struttura piatta tipica delle sepolture precedenti, alla quale vennero aggiunte via via altre mastabe più piccole, fino a ottenere la caratteristica forma a gradoni.
Intorno al complesso, Imhotep fece costruire anche un recinto murario di dimensioni imponenti: circa 545 metri per 280, alto all'incirca 10 metri. Un’opera interamente in pietra e su scala monumentale, pensata per durare nei millenni, e infatti arrivata fino a noi.
Le capacità mediche di Imhotep restano in parte leggendarie
Accanto all'architetto, la tradizione ha costruito anche la figura del medico. Imhotep venne associato alla medicina, ma qui serve una precisazione: non esistono basi sufficienti per affermare che abbia curato personalmente migliaia di malati.
Allo stesso modo, le fonti non permettono di attribuirgli con certezza pratiche mediche concrete. Va però contestualizzato: nell'antico Egitto, magia e scienza non erano sempre percepite come ambiti separati, e questo rende difficile distinguere quanto della sua fama fosse dovuto a competenze reali e quanto a un prestigio costruito nel tempo.
La tradizione racconta anche che nei pressi della piramide sarebbe sorto un luogo associato alle cure, che i Greci chiamarono Asklepieion. Un dettaglio che rafforza il legame simbolico tra Imhotep e la medicina, anche se resta appunto affidato al racconto tramandato più che a prove dirette.
Dopo la morte Imhotep divenne una divinità della medicina
Il salto più sorprendente nella storia di Imhotep riguarda quello che accadde dopo la sua morte. La sua fama crebbe a tal punto che, molti anni più tardi, venne deificato come dio della medicina: un caso raro nella storia egizia, dove la divinizzazione di un personaggio non regale non era la norma.
In epoca greca fu assimilato ad Asclepio, la divinità della medicina nel pantheon ellenico. Il suo culto attraversò i confini e i secoli: visitatori greci si recavano a Menfi, dove Imhotep era venerato in un santuario.
Alla figura di Imhotep vengono associati anche il ruolo di mago e diversi progressi della società egizia, tra cui un miglioramento della scrittura. Non tutto, però, regge al vaglio delle fonti: manca per esempio un riscontro solido sulla storia secondo cui avrebbe inventato un inchiostro ottenuto "affumicando l'acqua".
La tomba di Imhotep resta un ritrovamento discusso
Trovare i resti di Imhotep è stata per lungo tempo un'impresa fallita. Generazioni di archeologi, avventurieri e studiosi hanno cercato la sua sepoltura senza riuscire a individuarla con certezza.
Una missione più recente, il Saqqara Geophysical Survey Project, guidata dall'archeologo Ian Mathieson, ha portato alla scoperta di due grandi tombe vicino alla piramide di Djoser. Secondo gli archeologi britannici coinvolti nella missione, una delle due potrebbe essere proprio la sepoltura di Imhotep, anche se si tratta di un'ipotesi e non di una conferma definitiva.
Le due strutture individuate erano di grandi dimensioni; una presentava una struttura interna complessa, con un cortile che probabilmente introduceva a un tempio.
"Noi riteniamo che una delle due tombe abbia ospitato la mummia di Imhotep. Si tratta infatti di una sepoltura di grande importanza, dove risulta costruita una specie di scala che ricorda proprio la piramide a gradoni fatta costruire dal gran visir di Eliopoli", ha dichiarato Mathieson.
Lo stesso archeologo ha aggiunto: "A nostro parere la scoperta della tomba di Imhotep rappresenta il più grande ritrovamento dopo quello della tomba di Tutankhamun".