Esiste un momento esatto nella vita di chiunque in cui si è chiamati a scegliere tra la sicurezza della logica e l'imprevedibilità del desiderio. Pubblicato nel 1930, Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse, è un romanzo di formazione che mette in campo proprio una una meditazione filosofica sulle due nature fondamentali dell'essere umano.
Attraverso i suoi due protagonisti, legati da una profonda amicizia nata nel monastero medievale di Mariabronn, lo scrittore, tedesco di nascita e svizzero d'adozione, mette in scena il conflitto eterno tra mente e corpo, tra logos ed eros, tra quelli che Nietzsche chiamava ordine apollineo e caos dionisiaco.
Indice
- “Hai ammiratori, ma non amici”: la via di Narciso, tra ordine, pensiero e ascetismo
- “Avrai una strada più bella e più difficile della mia”: la via di Boccadoro, tra caos, arte ed esperienza dei sensi
- “Siamo sole e luna, mare e terra”: il falso mito della scelta
- “La vita di ogni uomo è una via verso se stesso”: quale voce stai ascoltando oggi?
“Hai ammiratori, ma non amici”: la via di Narciso, tra ordine, pensiero e ascetismo
Narciso è l'incarnazione del rigore. Giovanissimo, è già maestro nella scuola del convento; dotato per le lingue antiche, la logica e la teologia, sceglie di trascorrere l'intera esistenza all'interno delle mura del chiostro, fino a diventarne abate con il nome di Giovanni. La sua è una vita sottratta agli urti del mondo, dominata dalla disciplina e dalla capacità di analizzare la realtà senza farsene travolgere. Mariabronn, del resto, ricalca il seminario di Maulbronn, dove lo stesso Hesse studiò da ragazzo prima di fuggirne a quattordici anni: un mondo di regole che lo scrittore conosceva dall'interno.
Rappresenta chi cerca un controllo assoluto sulla propria esistenza attraverso l'intelletto e la programmazione. La via di Narciso è quella di chi costruisce sistemi, di chi trova pace nelle regole e nella stabilità. Tuttavia, la sua grandezza nasconde un rischio: un isolamento emotivo che, nel tentativo di preservare lo spirito da ogni macchia, rischia di renderlo sterile, privandolo dell'esperienza autentica del dolore e dell'amore. Lo intuisce fin dalle prime pagine il vecchio abate Daniele, che lo rimprovera con dolcezza di essere molto solo: circondato da ammiratori, ma senza amici. Sarà proprio l'arrivo di Boccadoro a incrinare quella solitudine.
“Avrai una strada più bella e più difficile della mia”: la via di Boccadoro, tra caos, arte ed esperienza dei sensi
Boccadoro è la forza opposta e complementare. Arriva a Mariabronn ancora ragazzo, mandato dal padre a espiare le colpe di una madre che ha abbandonato la famiglia, ed è convinto di voler diventare monaco. È Narciso a fargli capire che quella vocazione appartiene al padre, non a lui, e a incoraggiarlo a lasciare il monastero.
Boccadoro ha bisogno di toccare, sanguinare, innamorarsi e soffrire: si immerge nella vita da vagabondo, conoscendo l'estasi dei sensi, la violenza degli uomini e l'orrore della peste nera. Lungo la strada scopre la propria vocazione nella bottega del maestro scultore Niklaus, dove scolpisce un San Giovanni con il volto di Narciso, e insegue per tutta la vita un'immagine che non riuscirà mai a scolpire: quella della Madre originaria, che dà la vita e la toglie.
Incarna la natura artistica e sensuale dell'essere umano. Scegliere la via di Boccadoro significa accettare il rischio della distruzione in nome dell'esperienza diretta. Chi vive con questa attitudine non impara la vita dai libri, ma dai fallimenti e dai piaceri fisici. Il prezzo da pagare è un'esistenza precaria, esposta alle tempeste emotive, in cui l'intensità brucia le energie vitali fino a consumarle del tutto.
Narciso lo aveva previsto fin dall'inizio: l'amico ha più doni di lui, è più ricco ma anche più fragile, e avrà davanti una strada più bella e più difficile della sua.
“Siamo sole e luna, mare e terra”: il falso mito della scelta
L'errore più comune che si compie leggendo il capolavoro di Hesse è pensare di dover tifare per l'uno o per l'altro, identificandosi in modo esclusivo. In realtà, l'insegnamento centrale del libro è che nessuna delle due vie è sufficiente a se stessa.
Lo dice Narciso in uno dei passaggi più celebri del romanzo: i due amici sono come sole e luna, mare e terra, e il loro scopo non è trasformarsi l'uno nell'altro, ma riconoscersi e rispettarsi come opposti complementari.
Senza la logica penetrante di Narciso, Boccadoro non avrebbe mai capito di avere l'anima di un artista e si sarebbe perso nell'impulso cieco. Senza la vitalità e l'affetto turbolento di Boccadoro, Narciso non avrebbe mai sperimentato l'amore umano, restando un intelletto freddo e distaccato. Non a caso Hesse, che negli anni precedenti si era sottoposto all'analisi con un allievo di Carl Gustav Jung e aveva incontrato Jung stesso, costruisce i due amici come le due metà di un'unica psiche.
Il finale lo rende esplicito. Malato e stremato, Boccadoro torna a morire accanto a Narciso, ormai abate, che riconosce di aver sempre sentito la mancanza di ciò che l'amico possedeva. Le ultime parole del romanzo sono una domanda di Boccadoro: come potrà morire Narciso, lui che non ha una madre? Senza madre non si può amare, senza madre non si può morire. Rifiutare la propria parte razionale porta allo sbando, ma soffocare i propri istinti in nome dell'efficienza porta all'aridità.
“La vita di ogni uomo è una via verso se stesso”: quale voce stai ascoltando oggi?
Non si tratta mai di essere "solo" Narciso o "solo" Boccadoro per tutta la vita. La nostra psiche attraversa fasi in cui ha bisogno di erigere difese intellettuali per sopravvivere e rimettere ordine (la fase ascetica), e momenti in cui ha la necessità di far saltare gli schemi per tornare a sentire qualcosa di vivo (la fase sensuale). Hesse lo aveva già scritto nel 1919, nelle prime pagine di Demian: la vita di ogni uomo è una via verso sé stesso, e nessuno la percorre in linea retta.
Il romanzo di Hesse funziona come uno specchio. Chiedersi oggi, nel bel mezzo della propria routine, a quale dei due poli ci si stia appoggiando maggiormente serve a smascherare i propri squilibri. Se la vita è diventata un deserto di doveri, è tempo di aprire le porte a Boccadoro. Se il disordine sta distruggendo ogni certezza, serve richiamare il rigore di Narciso. L'unico vero fallimento, sembra dirci l'autore, è fingere che una di queste due voci dentro di noi non esista.