Ragazza di fronte a ombre mostruose

Ad Halloween milioni di persone scelgono di proposito i film horror, le case stregate e gli scherzi al buio, e molti pagano perfino un biglietto pur di spaventarsi. Può sembrare assurdo, perché la paura dovrebbe proteggerci dai rischi.

La scienza ci dice che la paura, nel nostro cervello, viaggia su due strade a velocità diverse. E gli studi condotti nelle case stregate, dall'Università di Pittsburgh all'Università di Aarhus in Danimarca, aggiungono una sorpresa: uno spavento ben dosato può migliorare perfino l'umore.

Indice

  1. Cosa succede nel cervello quando ci spaventiamo
  2. Dalla paura al piacere: il ruolo del sollievo
  3. Lo studio nella casa stregata di Pittsburgh
  4. Quanta paura serve per divertirsi
  5. Horror, una palestra per le emozioni e per il gruppo

Cosa succede nel cervello quando ci spaventiamo

Il mostro salta fuori dal buio e, prima ancora che tu capisca cosa sta succedendo, una parte del cervello ha già reagito. A provocare questa reazione è l'amigdala, una minuscola parte a forma di mandorla, situata in profondità, che fa da allarme per l'organismo.

Lavora a una velocità impressionante. Basta una frazione di secondo perché il battito aumenti, il respiro diventi più breve, i muscoli si irrigidiscano e l'organismo venga invaso dall'adrenalina.

Insomma, l'organismo si prepara come se il pericolo fosse reale. Può spuntare anche la pelle d'oca, che è un'eredità dei nostri antenati coperti di pelo: davanti a un nemico si gonfiavano per sembrare più grossi.

Poi, un istante dopo, arriva il secondo step. Entra in gioco la corteccia, la parte più razionale del cervello, che valuta la situazione con calma.

La sua conclusione è semplice: è un film, è un attore travestito, nessuno corre davvero pericolo. Ecco la corsa a due velocità: prima reagisce il sistema d'allarme, poi interviene il ragionamento.

Dalla paura al piacere: il ruolo del sollievo

Quando la corteccia dà il via libera, l'allarme si spegne. Ma il ritorno alla normalità non è immediato: l'adrenalina e le altre sostanze che sono state liberate continuano a circolare ancora per qualche tempo.

È proprio in quel momento che nasce il piacere. Il corpo prende sul serio il mostro, ma la mente sa che non è reale; così, quella dose di energia senza conseguenze diventa eccitazione, risate nervose ed euforia.

Ti è mai capitato di ridere come un matto subito dopo aver urlato per uno jumpscare? Il meccanismo è questo, e vale anche fuori da Halloween.

L'esempio più chiaro sono le montagne russe. Sul giro più ripido si urla e si ride nello stesso momento, perché il corpo vive la paura mentre la testa sa di essere al sicuro.

Lo studio nella casa stregata di Pittsburgh

Per capire cosa succede davvero, due ricercatori dell'Università di Pittsburgh hanno portato il laboratorio dentro una casa stregata. Sono la sociologa americana Margee Kerr e il neuroscienziato Greg Siegle.

Il posto scelto non era una casa stregata qualunque. Hanno montato un laboratorio mobile nel seminterrato di una casa stregata "estrema" vietata ai minori: nell'attrazione c'erano stanze con un clown assassino e una collezione di bambole antiche.

I ricercatori hanno coinvolto 262 visitatori. Prima e dopo il percorso, che durava circa mezz'ora, hanno misurato il loro umore; su 100 partecipanti hanno registrato anche le risposte cerebrali.

Il risultato ha ribaltato l'idea della paura come esperienza solo negativa. All'uscita, la maggior parte dei partecipanti si sentiva di umore migliore, meno ansiosa e meno stanca.

C'è anche un dato sul cervello. Nelle persone che stavano meglio le risposte cerebrali a diversi compiti risultavano ridotte, come se lo spavento avesse fatto una specie di reset.

Secondo Kerr, la sensazione assomiglia a quella che si prova dopo aver corso cinque chilometri o scalato una parete d'arrampicata: la soddisfazione di avercela fatta. E dopo un'esperienza così intensa, i piccoli problemi di tutti i giorni sembrano improvvisamente meno gravi.

Quanta paura serve per divertirsi

In Danimarca, all'Università di Aarhus, esiste un laboratorio dedicato alla "paura ricreativa", cioè quella che proviamo per divertimento. I suoi ricercatori hanno studiato i visitatori di una casa stregata danese.

A ognuno hanno fatto indossare un cardiofrequenzimetro. Poi hanno chiesto quanto si fossero spaventati e quanto si fossero divertiti.

Mettendo insieme i dati, è venuta fuori una curva a U rovesciata, con la forma di una collina. Chi aveva avuto poca paura e chi ne aveva avuta troppa si era divertito meno rispetto a chi aveva provato una paura intermedia.

Il massimo del piacere stava nel mezzo. È una specie di zona d'oro in cui lo spavento è intenso ma ancora gestibile: abbastanza forte da far battere il cuore, abbastanza controllabile da restare un gioco.

Lo stesso gruppo ha scoperto anche che gli amanti dell'horror sono diversi tra loro. C'è chi cerca soltanto la scarica di adrenalina, chi vuole mettersi alla prova e chi usa le storie di paura per tenere a bada le proprie ansie.

Sembra un paradosso. Molti appassionati del genere si descrivono come persone ansiose.

Horror, una palestra per le emozioni e per il gruppo

A dirigere il laboratorio danese è Mathias Clasen, che usa un paragone efficace. Per lui l'horror funziona come il simulatore di volo per i piloti di caccia.

Allora, a che serve spaventarsi davanti a uno schermo? Secondo questa idea, permette di provare la paura in un ambiente sicuro e di imparare a gestirla, un po' come un allenamento.

C'è anche un riscontro concreto. Nei primi mesi della pandemia di Covid, uno studio di Clasen ha rilevato che gli appassionati di film dell'orrore erano psicologicamente più resistenti allo stress della media.

Poi c'è il lato sociale, che chiunque sia entrato in una casa stregata con gli amici conosce bene. La paura condivisa avvicina: ci si aggrappa al braccio di chi sta accanto, si urla insieme e alla fine si ride insieme.

Anche le urla hanno qualcosa di speciale. Secondo uno studio, possiedono una ruvidità acustica particolare che il cervello riconosce all'istante come segnale d'allarme.

È la stessa caratteristica che rende difficili da ignorare le sirene e le sveglie.

Ecco cos'è Halloween: una notte all'anno in cui la paura diventa un gioco collettivo. Mostri, fantasmi e zucche ghignanti fanno provare un brivido a chi sa che, finita la festa, tornerà a casa sano e salvo, ed è proprio quel "sapere" a fare tutta la differenza.

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