Basta un lenzuolo bianco sopra la testa per trasformare una persona in uno dei fantasmi più riconoscibili della cultura popolare. L'origine di questa immagine sta nei sudari funerari: per secoli, in Europa, i morti venivano sepolti avvolti in un telo bianco, ed è così che si immaginava chi tornava dall'aldilà.
Il teatro inglese, la fotografia spiritica, i cartoni animati e la festa di Halloween negli Stati Uniti hanno trasformato quello spettro in un costume da bambini. Tra le ricostruzioni di questo percorso c'è quella di Shane McCorristine, in un commento uscito su The Conversation e ripubblicato nel 2024 dalla Newcastle University.
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Il sudario funerario e la nascita della sagoma
Tra il 1450 e il 1750, nell'Europa occidentale, i defunti non venivano sempre sepolti in una bara. Venivano avvolti in un telo funerario, il sudario, e lì la differenza la faceva il portafoglio. Nelle famiglie povere, infatti, il morto veniva avvolto nel lenzuolo del suo letto di morte, legato al collo e alle gambe. I più ricchi avevano un sudario vero e proprio e, in più, una bara.
Da qui il passaggio è breve. Nell'Inghilterra tra il XV e il XVIII secolo si raccontava che i fantasmi comparissero proprio così, avvolti in una tela, la stessa con cui erano stati sepolti.
L'immagine era così diffusa che qualcuno la usava per fare danni. Già nel Cinquecento c'erano ladri che si coprivano con un lenzuolo per fingersi spiriti e spaventare la gente: lo documenta lo studioso inglese Reginald Scot in "The Discoverie of Witchcraft", pubblicato nel 1584.
Il trucco è durato secoli. Lo storico britannico Owen Davies, nel libro "The Haunted: A Social History of Ghosts" (2007), racconta di un'ondata di finti fantasmi col lenzuolo nella Londra del Settecento e dell'Ottocento, dove strade e cimiteri garantivano pubblico anche di notte.
Nel 1761 i residenti vicino all'Abbazia di Westminster offrirono cinque ghinee a chi avesse catturato uno di questi imitatori. Molti lo facevano per scherzo, altri, a quanto pare, per far scappare gli abitanti dalle case e svaligiarle.
A Hammersmith, quartiere di Londra, dal novembre 1803 circolavano voci su uno spettro alto avvolto in un sudario bianco. La storia finì in tragedia: nel gennaio 1804 un muratore vestito di bianco fu scambiato per il fantasma e ucciso, e il caso fissò l'idea del fantasma come figura avvolta in un velo bianco.
Prima del lenzuolo i fantasmi erano scheletri
Prima di diventare una sagoma con due buchi per gli occhi, il fantasma era molto più macabro. Nel Trecento gli spiriti dei morti venivano spesso raffigurati come scheletri, avvolti anche loro nei sudari.
Un esempio celebre è il Salterio di Robert de Lisle, cioè un libro di preghiere miniato realizzato tra il 1308 e il 1340. Tra le sue pagine compare il tema dei Tre vivi e dei Tre morti, un soggetto tipico dell'iconografia medievale della morte.
La scena è cruda. Tre cadaveri scheletrici, coperti di vermi, si presentano davanti a tre giovani nobili per ricordare loro l'inevitabilità della morte.
Il sudario, in queste immagini, ha un significato preciso: è l'ultimo abito del corpo terreno, quello con cui si lascia il mondo. Al rapporto tra vivi e morti in quell'epoca Jean-Claude Schmitt ha dedicato il saggio "Ghosts in the Middle Ages: The Living and the Dead in Medieval Society", uscito nel 1994 nell'edizione francese.
Il lenzuolo, poi, ha sempre avuto concorrenti. All'epoca di William Shakespeare il fantasma del padre di Amleto andava in scena in armatura, mentre nel "Canto di Natale" di Charles Dickens, del 1843, lo spettro di Jacob Marley compare con gli abiti che portava da vivo e una serie di catene.
Anche molti film recenti preferiscono fantasmi che sembrano persone, come il dottor Crowe di Bruce Willis ne "Il sesto senso" (1999). Per registi e illustratori, però, resta un problema pratico: come far capire al pubblico chi è vivo e chi è morto?
Dal teatro ai cartoni animati
Il palcoscenico ha contribuito a diffondere questa soluzione. Nell'Inghilterra elisabettiana e giacobiana il drappo bianco diventa il costume ideale per una presenza dall'oltretomba: si distingue subito dai vivi e, a differenza di un'armatura, non cigola.
Nell'Ottocento il teatro popolare fa il resto. In scena i fantasmi erano i più vari, da attori con il viso dipinto di bianco a trucchi con specchi e botole, ma per gli studiosi di teatro gli attori senza lenzuolo suscitavano più simpatia, mentre il lenzuolo risultava più inquietante.
Negli stessi anni le sedute spiritiche usavano drappi candidi per simulare materializzazioni. Nel 1875 il fotografo spiritista francese Édouard Buguet fu condannato a un anno di prigione per frode: i suoi fantasmi erano manichini coperti da lenzuola.
Poi arriva l'intrattenimento. Nel 1937 Disney fa uscire "Topolino e i fantasmi", un corto di otto minuti in cui Topolino, Paperino e Pippo fanno i cacciatori di fantasmi: gli spiriti sono trasparenti, con cappelli e facce espressive, ma i loro abiti larghi richiamano chiaramente le lenzuola.
Con Casper, ideato alla fine degli anni Trenta e arrivato al cinema nel 1945, il fantasma diventa definitivamente simpatico. Nel 1969 un fantasma col lenzuolo compare nei titoli di testa di Scooby Doo, la serie in cui la banda smaschera mostri e spettri scoprendo spesso un truffatore in carne e ossa.
Il clima stava cambiando. L'8 novembre 1964 il quotidiano della Carolina del Nord The News & Observer scriveva: "Gli stili dei fantasmi stanno cambiando".
Un esempio davvero horror arriva nel 1968 con "Whistle and I'll Come to You", adattamento televisivo della BBC di un racconto di M. R. James. Qui un lenzuolo che sembra muoversi da solo diventa una presenza capace di mettere i brividi.
Il bianco tra lutto e Halloween
Resta la domanda di fondo: perché proprio il bianco? La prima ragione è funeraria, perché era il colore dei sudari e, in molte culture, quello della morte e del passaggio spirituale.
Nell'Europa medievale il bianco era spesso il colore del lutto, e quel ricordo è rimasto anche dopo il passaggio al nero. In Asia vale lo stesso: nella tradizione cinese e indiana è il colore del lutto, e gli spiriti dei defunti sono spesso rappresentati in abiti candidi.
Poi c'è la questione pratica. Un lenzuolo bianco costa poco e, messo su una sagoma, rende subito riconoscibile la natura spettrale del personaggio, sul palco come in un disegno.
Infine c'è il simbolo. La figura coperta non ha volto e rappresenta l'indistinto, l'anonimato e la perdita d'identità di chi non appartiene più al mondo dei vivi.
Nel 1889 un quotidiano del Missouri chiese ai lettori se credessero negli spiriti. Il professor B. F. Heaton rispose che "il vero fantasma è sempre bianco e fa sempre la sua prima apparizione nel luogo infestato esattamente a mezzanotte".
Il costume da fantasma col lenzuolo si diffonde negli Stati Uniti a inizio Novecento. Ad Halloween i bambini improvvisavano costumi con lenzuola bucate all'altezza degli occhi: erano travestimenti semplici, inquietanti ed economici.
Lo testimoniano "Hallowe'en at Merryvale" di Alice Hale Burnett, libro per bambini del 1916 con un'illustrazione di piccoli fantasmi a una festa, e una copertina del 1920 del Saturday Evening Post firmata da Norman Rockwell. Ritrae una bambina sotto un lenzuolo e il nonno che finge di spaventarsi.
Oggi quel fantasma serve soprattutto a divertire i più piccoli e a decorare per Halloween. Per rifarlo bastano ancora un lenzuolo bianco e due buchi per gli occhi.