Per vivere da stoici per una settimana bastano un quaderno e cinque esercizi da pochi minuti, da ripetere ogni giorno dalla sveglia a prima di dormire. Arrivano dalla scuola fondata da Zenone di Cizio ad Atene intorno al 300 a.C. e dai suoi tre autori più letti di epoca romana: Seneca, Epitteto e Marco Aurelio.
Per loro la filosofia era un allenamento quotidiano, pensato per coltivare quattro virtù: saggezza, coraggio, giustizia e temperanza.
Indice
Le due colonne del mattino
Il primo esercizio si fa appena sveglio, prima di aprire il telefono. Prendi il quaderno, tira una riga a metà pagina e scrivi in cima "dipende da me" e "non dipende da me".
Poi elenca le preoccupazioni della giornata e smistale. La verifica di latino, il treno che potrebbe fare ritardo, l'umore del prof, il gruppo che deve consegnare la presentazione: ognuna va in una colonna.
Sotto il tuo controllo ci sono pensieri, giudizi, desideri, intenzioni e risposte; fuori restano le altre persone, la reputazione, il passato e il futuro. Epitteto, nato schiavo e poi liberato, aprì una scuola a Nicopoli dove insegnava proprio questa distinzione.
La sua frase più famosa la riassume così: "Gli uomini sono turbati non dalle cose che accadono, ma dalle opinioni sulle cose". In pratica, il voto finale dipende anche da chi corregge, mentre quante ore ripassi e a che ora esci di casa dipendono da te.
Ed ecco la regola dell'esercizio: agisci solo sulla prima colonna. Se il treno è a rischio ritardo, la mossa tua è uscire un quarto d'ora prima; preoccuparti del treno in sé non sposta nulla.
Insomma, davanti a giornate piene di imprevisti la domanda stoica diventa che cosa dipende davvero da te, più che come controllare tutto.
Tre secondi prima di rispondere
Un messaggio secco in chat, un 5 inaspettato, un commento acido sotto un post. Quando qualcosa ti irrita, l'esercizio chiede di fermarti prima di reagire, anche solo per pochi secondi.
In quella pausa annoti due cose: cosa è successo e cosa hai pensato. "Il prof mi ha dato 5" è il fatto; "sono negato e mi boccerà" è il giudizio che ci hai costruito sopra. Solo dopo rispondi, a voce o per iscritto.
Dietro c'è un'immagine di Zenone. La rappresentazione di un fatto arriva da sola, come una mano aperta che riceve; poi la mente le dà o le nega il suo assenso, come una mano che si chiude. Davanti a ciò che percepiamo possiamo approvarlo, rifiutarlo o sospendere il giudizio, ed è qui che gli stoici collocano la libertà dell'uomo.
Proprio la sospensione dell’assenso, l’epoché, è il perno della filosofia scettica, che negli stessi anni polemizzava con gli stoici. È una buona differenza da ricordare per l'interrogazione di filosofia: per lo scettico sospendere il giudizio è il centro di tutto, per lo stoico è una delle risposte possibili.
Attenzione a un equivoco diffuso. Lo stoico considera la reazione emotiva iniziale naturale e involontaria, e lavora sul giudizio che arriva subito dopo. L'immagine dello stoico impassibile e pietrificato, infatti, è un luogo comune.
Allora l'irritazione la senti comunque.
Togli una cosa superflua al giorno
Il terzo esercizio lavora sulla temperanza, cioè la capacità di scegliere invece di farsi guidare dall'impulso. Ogni giorno rinunci a una cosa superflua, sempre diversa.
Qualche idea per la settimana:
- il carrello online riempito alle due di notte;
- un'app di social, tenuta chiusa per tutta la giornata;
- lo snack alla macchinetta dell'intervallo;
- il caffè d'asporto prima della lezione in università;
- la serie in sottofondo mentre studi.
La sera scrivi una riga sola: ti è mancata davvero? Qualche rinuncia peserà, altre passeranno inosservate, e già questa differenza dice molto sulle tue abitudini.
Il senso arriva da un concetto tecnico della scuola stoica, gli "indifferenti preferibili": cose come l'agiatezza o la buona salute, gradite ad averle ma non decisive per una vita buona. Per gli stoici l'unico vero bene era il carattere virtuoso, mai compromesso dall'inseguimento ossessivo di tutto il resto.
Bada bene, gli stoici non erano asceti. L'obiettivo è capire cosa ti serve e cosa è solo abitudine, senza punirti, perché chi è dominato dai propri desideri per loro era meno libero.
Il trucco per non mollare al secondo giorno è partire leggeri. Capita che una rinuncia piccola e mantenuta lasci più traccia di un grande proposito abbandonato a metà settimana.
Allenarsi agli imprevisti prima di una verifica
Prima di una verifica, di un esame o di un colloquio, prendi cinque minuti e immagina cosa potrebbe andare storto. È l’esercizio che la tradizione chiama praemeditatio malorum, la visualizzazione negativa.
Per ogni ipotesi decidi in anticipo una risposta concreta. La domanda sull'argomento che hai ripassato peggio? Parti da ciò che sai collegare e ci torni alla fine. Il vuoto all'orale? Tieni in testa una scaletta di tre parole chiave da cui ripartire.
Lo stesso vale fuori dall'aula. Treno soppresso prima dell'esame universitario: ti segni già un'alternativa. Il compagno di gruppo che non consegna la sua parte: decidi prima come gestirla con il resto del team.
L'idea stoica ha un doppio effetto, almeno nell'esperienza di chi la pratica. Pensare prima all'imprevisto toglie lo shock quando arriva, e ti fa apprezzare di più quello che hai finché va tutto liscio.
Seneca di imprevisti ne sapeva qualcosa: conobbe l'esilio sotto Claudio, entrò in conflitto con Nerone, di cui era stato precettore, e e fu accusato di aver preso parte alla congiura dei Pisoni, un’accusa che gli costò la vita. Marco Aurelio, invece, insisteva sull'inutilità di desiderare un esito diverso da quello che si è verificato.
L'esercizio diventa sbagliato quando si trasforma in rimuginio. La regola è semplice: ogni scenario negativo deve avere accanto una contromossa, altrimenti si cancella dalla lista.
Il bilancio della sera in tre domande
L'ultimo esercizio chiude la giornata. Prima di dormire dedichi cinque minuti al quaderno e rispondi a tre domande: cosa ho fatto bene, dove ho sbagliato, cosa cambio domani.
Seneca la descrive nel "De ira", raccontando di averla imparata dal filosofo Sestio: ogni sera rivedeva la propria giornata con onestà, chiedendosi dove si era mancato e cosa si poteva fare meglio. Il tono giusto è quello di un allenatore che rivede la partita, senza autoprocessi.
Le risposte devono essere concrete. "Sono stato bravo" serve a poco; "ho studiato due capitoli senza telefono" ti dice cosa ripetere. Allo stesso modo, "ho sbagliato tutto" va sostituito con il momento preciso in cui hai perso il filo.
La terza domanda è la più utile, perché collega la sera al mattino dopo. Quello che decidi di cambiare entra direttamente nella colonna "dipende da me" della mattina successiva.
Anche Marco Aurelio teneva qualcosa di simile: le sue "Meditazioni" sono appunti privati, scritti per sé e mai pensati per la pubblicazione, in cui l'imperatore si misurava con le idee stoiche e provava a metterle in pratica.
A fine settimana, rileggi tutto il quaderno dalla prima pagina. Tieni l'esercizio che ti è venuto più naturale e quello che ti è costato di più: sono i due da cui ripartire lunedì.